di Mimmo Carratelli
Capri è un sogno, un mito, un miraggio. Un desiderio, un capriccio. Una leggenda. E per questo scrivere di Capri è una delle cose più difficili. Capri è una fiaba. Capri è il mare, i Faraglioni, la Grotta Azzurra (un libro che inondò il mondo con il fascino e la malia di Capri fu “Entdeckung der Blauen Grotte auf der insel Capri -La scoperta della Grotta azzurra sull’isola di Capri – dello scrittore tedesco August Koposoch); Capri è un sogno, Capri è la vita. E l’amore. Noi ce la siamo fatti raccontare da Mimmo Carratelli, che sfogliando il libro di Marcella Leone De Andreis svela sull’Isola la sua Capri,l’isola fatata degli anni Cinquanta, un salotto memorabile, un’attrazione suggestiva…
Ai nostri tempi di ragazzi di redazione, quando sognavamo di sfondare nei giornali e avere una splendida vita di “inviati speciali”, andavamo a Capri per vedere ai tre bar della Piazzetta Paolo Monelli, Vittorio Gorresio, Curzio Malaparte, Virgilio Lilli, Gian Gaspare Napolitano, il top del giornalismo italiano di allora, più Alberto Moravia ed Elsa Morante e, ancora, Graham Greene e Norman Douglas. L’Olimpo degli scrittori cui speravamo un giorno di essere ammessi.
Quella Capri degli anni Cinquanta ha trovato nel libro di Marcella Leone De Andreis un sontuoso compendio di “storie capresi e molto di più”, di eventi e protagonisti (scorrono nel libro 871 nomi), pettegolezzi, liti, amori, feste e festini, ma anche la cronaca minuta della vita dell’isola prima, durante e dopo l’ultima guerra mondiale. Cioè il periodo in cui Capri era l’ombelico del mondo.
L’autrice, giornalista e scrittrice formatasi alla scuola del settimanale “Panorama” di Lamberto Sechi, ha condotto un superbo lavoro di ricerca, con testimonianze e aneddoti originali, tradotto in una scrittura appassionante, una “cronaca in diretta” di quei giorni, che Raffaele La Capria, nella prefazione, definisce ammirevole perché Marcella Leone De Andreis, “con ossessiva vocazione indagatrice e impagabile dedizione”, ha tirato fuori più storie di quante lui stesso, che visse molto a Capri in quegli anni, ne conoscesse. In effetti è così.
Per noi che andavamo a Capri in quegli anni, e che spesso dovevamo tentare di portare in redazione un articolo “con i fiocchi”, come l’isola consentiva ampiamente, la lettura del libro di Marcella Leone De Andreis è fonte di viva emozione riportandoci nel pieno di fantastiche giornate vissute a riempire taccuini di indiscrezioni e notizie sulla pista dei grandi personaggi dell’isola in quegli irripetibili anni Cinquanta. Antonio Savignano, Salvatore Maffei, Vittorio Paliotti, Sandro Porro, Giulio Frisoli, corrispondenti napoletani dei “rotocalchi” nazionali, guidavano la pattuglia giornalistica di noi più giovani che avevamo in Vittorio Foschini, il più brillante resocontista dell’isola, in Achille Ciccaglione, padrone assoluto delle vicende capresi, e in Marino Turchi autentici “santi protettori” che ci dispensavano generosamente curiosità e indiscrezioni con cui confezionare i nostri “servizi” di nascenti “inviati speciali”.
Sull’isola imperversavano giornalisti stranieri e le più note agenzie di stampa mondiali. Perché tutto il mondo passava per Capri e molti ci si stabilivano fra scrittori famosi, donne memorabili, stravaganti viveur, artisti, principi, figlie del duce, innamorati storici che a Capri rifacevano la loro luna di miele.
Marcella Leone De Andreis, estremamente precisa nelle sue storie spesso inedite, suscita una totale invidia postuma per i dettagli, le curiosità e gli aneddoti che ci sfuggirono ai nostri tempi quando cercavamo lo “scoop”, un incontro, un’intervista, un pettegolezzo da “montare” in settanta righe.
Ed ecco, a quei tempi, Lucky Luciano, uno sfregio sul volto siciliano, seduto al Bar Vuotto, accanto una bionda procace e i tre gorilla del suo seguito imprescindibile. Allo Zum Kater Hiddigeigei ballava il tango.
Ecco passare per la Piazzetta Palma Bucarelli, bionda e snella, con gli occhi azzurri gelidi, sovrintendente romana e gallerista storica. La principessa Mananà Pignatelli D’Aragona Cortes, gli occhi truccati col nerofumo, sempre vestita di nero, appariva come un fantasma a Marina Piccola. Lo scandaloso “due pezzi” di Edda Ciano con l’amico e corteggiatore Pietro Capuano, più famoso come Chantecler. I cani coi foulard di Lady Green. Marinetti e le amiche in topless che nuotavano nudi attorno ai Faraglioni. Le mattinate al Bar Vittorio di Norman Douglas, alto, elegante, la chioma d’argento e il cappello di paglia. Al Piccolo Bar Alberto Moravia ed Elsa Morante con un gatto siamese al guinzaglio. La geniale vitalità di Pelos La Capria tra i personaggi unici dell’isola. L’irresistibile Carlottina Del Pezzo, marchesina napoletana che scorazzava su uno scooter. Le bellezze affascinanti di Graziella Lonardi e Doris Pignatelli.
Un mondo straordinario e lontano. Non ci sono più stati personaggi elegantemente stravaganti come Dado Ruspoli e Rudy Crespi, il primo in gilet e pantaloni da torero, sandali d’oro, un corvo per amico su una spalla, in slip d’estate in Piazzetta con un alano al guinzaglio; il secondo, italo-brasiliano, camicia bianca e pantaloni blu di tela, insegnante di samba all’Hotel La Palma, per amico un danese bianco.
Isola di cani famosi come i sette cani neri della contessa Maria De Lazara che a ogni cane aveva dato il nome di un giorno della settimana. Il bassotto di Curzio Malaparte. Il barboncino con sciarpetta colorata dell’eccentrica lady Green, americana. Dik, il cane lupo alsaziano adottato da Totò. Eugenio, il meticcio fulvo di Doris Mayer, Miss Capri straniera. I cento cani randagi e i ventidue persiani del tipo “chinchilla” di Villa Castello, l’enorme e sontuosa abitazione di Pupetto e Anna Sirignano.
Soraya andava a comprare profumi al Laboratorio Carthusia. Jean Paul Sartre, seduto in Piazzetta, era piccolo, grassoccio e strabico. Roger Peyrefitte declamava brani dei suoi libri sulle scale della chiesa di Santo Stefano. Margaret d’Inghilterra arrivò che aveva 18 anni, cento giornalisti, cinquantacinque fotografi e due ispettori di Scotland Yard al seguito, piccola con grandi occhi azzurri.
Tutti bellissimi e come circondati da un’aurea, ricorda Marcella Leone De Andreis. Mario Soldati e Graham Greene cenavano al ristorante Da Gemma, Mafalda di Savoia era ghiotta dei ravioli di Giuseppina De Martino a La Pigna.
Nel 1948 a Capri c’era già la dolce vita, annota Marcella Leone De Andreis. Tutta l’isola era un night club. Roberto Murolo si esibiva al Tragara Club, Carosone alla Canzone del mare, c’era Teddy Reno al Gatto Bianco, debuttava rock ‘n roll Peppino Faiella che non era ancora Peppino Di Capri. Julius Spiegel, ballerino tedesco, era un esperto di danze giavanesi, le mani ricoperte di anelli, l’eterna camicia di seta rossa, uno scialle bianco sulle spalle e la papalina di lana in testa. Scarola era il celebrato cantante melodico indigeno. Alla Villa Capricorno in via Tragara memorabili erano le feste organizzate da Bob Hornstein, un omosessuale americano di una famiglia che aveva fatto fortuna con il cibo in scatola per i gatti. Onassis e Jacqueline Kennedy furono tra i suoi ospiti.
Il Gatto Bianco dei tre fratelli Esposito, ristorante e night, primeggiava fra i locali dell’isola. Organizzava party per cani e gatti, inventò la Festa del Polipo, per Onassis venne preparata una cena con la sorpresa di una zucca con la forma del suo ultrafamoso panfilo, il “Cristina”.
Arrivammo per intervistare Mona Williams, miliardaria americana figlia di un allevatore di cavalli del Kentucky, ai suoi tempi la ragazza meglio vestita d’America. Una scia di mariti alle spalle, un agricoltore, un banchiere, un governatore del Minnesota, il conte von Bismarck nipote del cancelliere tedesco per cui divenne Mona von Bismarck.
Abitava a “Il Fortino”, un parco digradante sul mare difeso da alte mura. Potemmo appena intravvederla vestita di bianco, scarpe di paglia, occhi verdi da gatta, la pelle perfetta che curava con acqua piovana. Dormiva fino a mezzogiorno, rimaneva lungo tempo allo specchio e riceveva gli ospiti dopo le due del pomeriggio. Fummo ospiti indesiderati. Achille Ciccaglione ci regalò alcuni dettagli per confezionare il “pezzo” atteso dal giornale.
Allora i poliziotti di Mario Scelba erano impegnati su tutte le spiagge italiane nella caccia allo slip. Anche ai poliziotti capresi giunse il disegno che stabiliva la misure fondamentali per gli “short da spiaggia”. Con misure più ridotte la multa era di 5mila lire. Fu una caccia inutile a Capri e tutte le denunce finirono in niente davanti al pretore Filippo Laviani.


















Sempre il più grande giornalista vivente Mimmo Carratelli che ho avuto la fortuna di conoscere al Roma e poi in tante altre sue avventure giornalistiche.