C’era una volta Piedigrotta

di Mino Cucciniello

Nel 1353 fu edificato il Santuario de pedi grotta, che divenne il centro della devozione del borgo marinaro per la Madonna. E per la sua festa fu fissato l’otto settembre, giorno della natività di Maria. Le prime tracce di  Piedigrotta risalgono al 1487 quando nella notte tra il 7 e l’8 settembre “tutti si recarono” al Borgo per la festa di “Santa Maria della Grotta”. Nel 1731 i pescatori del posto si organizzarono nella “Confraternita dei pescatori marinari di Chiaia” col compito di assistere alle processioni e le manifestazioni. La festa, alla quale partecipavano anche i reali ed i dignitari del regno, assunse dei contorni trionfali allorquando nel 1744 Carlo III decise di introdurre una parata militare per celebrare la vittoria di Velletri sui tedeschi. Piedigrotta aveva  radici lontane…

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Per i ragazzi degli anni cinquanta e sessanta una volta tornati dalle vacanze ed in attesa di tornare nelle aule scolastiche il primo ottobre, questa era la data che all’epoca riaprivano le scuole, avevano ancora la possibilità, prima di iniziare ad aprire i libri scolastici, di trascorrere delle giornate in allegria grazie alla festa di Piedigrotta che si teneva nella decade iniziale di settembre.

Festa di Piedigrotta del 1958.

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L’antica festa che univa il sacro ed il profano rivisse di nuovi fasti negli anni che la città di Napoli ebbe come sindaco il comandante Achille Lauro che riuscì a dare una nuova linfa alla manifestazione che sebbene popolare coinvolgeva tutta la città con i suoi cittadini. Erano gli anni della ricostruzione e della grande speranza in un domani sicuramente migliore, che sarebbe poi arrivato qualche tempo dopo con il boom economico, e sebbene erano trascorsi circa un decennio dalla fine delle guerra, i ricordi drammatici per chi l’aveva vissuta erano ancora molto presenti e Piedigrotta era l’occasione giusta per far distrarre e divertire il popolo che aspettava con entusiasmo questi giorni per scendere in strada a far festa, proprio come succede oggi a Viareggio per il carnevale.

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I preparativi in città per la Piedigrotta iniziavano sin dalla fine del mese di agosto montando le varie luminarie nelle principali strade e piazze di Napoli ed anche tutti i negozi dalle piccole cartolerie ai grandi negozi come La Rinascente, Standa ed Upim, solo quest’ultimo sopravvissuto in via Nisco, provvedevano ad attrezzare interi reparti con lampioncini, festoni, stelle filanti e tutto quant’altro potesse servire per addobbare i balconi delle abitazioni private come oggi si fa per il periodo natalizio. Nelle strade più strette (via Chiaia) o nei vicoli della città era consuetudine lanciare da un balcone a quello dirimpettaio le stelle filanti per poi attaccarle una dopo l’altra in modo da creare un tunnel di carta variopinta e svolazzante.

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Il clou della festa si svolgeva tra la Villa Comunale e la basilica di Piedigrotta dove venivano installate in particolar modo in piazza Vittoria ed alla Torretta delle grandi luminarie sulle quali era raffigurato un angolo di Napoli. Questi “quadri luminosi” venivamo chiamati “portali ” e venivano accesi il 5 settembre due giorni prima che iniziasse la sfilata dei carri che partendo da piazza Cavour e  percorrendo dopo il Museo tutta via Roma e poi via Toledo raggiungeva piazza Plebiscito tra due ali di folla festante che munita di trombette, scetavajasse, putipù, lingue di menelik, scopettini, tamburelli e coppoloni si divertiva a fare bonari scherzi, mentre dai balconi stracolmi di persone era un continuo lancio di stelle filanti e coriandoli. Insomma quando si dice una città in festa!.

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I carri costruiti con legno e carta peste venivano realizzati ognuno in un quartiere della città ed ciascuno di essi rappresentava o una scena di attualità o scene oleografiche di una Napoli antica con tanti figuranti sopra che cantavano e ballavano a secondo della rappresentazione pertanto  ci si può immaginare quanto fossero grandi questi carri che venivano trainati da enormi e maleodoranti trattori e seguiti dai sostenitori appartenenti al quartiere dove erano stati montati.

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Era notte fonda quando l’ultimo degli otto carri raggiungeva piazza del Plebiscito per poi il giorno successivo riprendere la sfilata questa volta attraversando il lungomare, la riviera di Chiaia e giungere finalmente a Piedigrotta dove sostavano sotto al tunnel delle quattro giornate per ripararsi dalla eventuale pioggia che in questo periodo dell’anno è sempre stata una costante tanto che anticamente fu coniato un detto che diceva: Piedigrotta l’acqua sotta a grotta. Infine per la terza serata i carri salivano sulla collina del Vomero dove anche in questo quartiere erano attesi con tanto entusiasmo.

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Tra gli eventi che caratterizzavano la festa di Piedigrotta sicuramente molto seguito era quello della sfilata dei vestitini di carta crespa indossati dai bambini, Il defilèe si svolgeva la domenica mattina in Villa Comunale innanzi alla Cassa Armonica dove c’era una giuria che provvedeva a premiare la migliore creazione uscita dalla fantasia di qualche mamma, come importantissimi erano gli spettacoli musicali che con la partecipazione di grandi artisti venivano presentate le nuove canzoni di Piedigrotta, e non a caso da queste rassegne che si chiamavano “Piedigrottissime” nel corso degli anni sono uscite alcune tra le più belle melodie del canzoniere napoletano.

Non da meno era la parte sacra della festa, che prevedeva quotidianamente dei riti religiosi che si celebravano alla presenza delle più alte cariche della curia napoletana e seguiti da una folla enorme  che riempivano la Basilica di Piedigrotta dalla quale il giorno 10 usciva la statua della Madonna portata a spalla dai pescatori che in processione la portavano sulla spiaggia di Mergellina inutile dire che anche questo evento vedeva la partecipazione corale di migliaia di fedeli che giungevano da ogni parte della città.

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La festa di Piedigrotta terminava il 12 settembre con un grande spettacolo di fuochi pirotecnici nel golfo di Napoli. Generalmente erano tre le batterie di fuochisti che sistemati sulle delle chiatte a largo di via Caracciolo tenevano con il naso all’insù i napoletani che dalle prime ore della sera cercavano i posti migliori nelle strade più panoramiche della collina di Posillipo. Ma ad essere attirati da questo meraviglioso spettacolo non erano solo i napoletani ma anche gli innumerevoli turisti che giungevano in città attratti dalla grossa risonanza che aveva la festa di Piedigrotta all’estero e nonostante che in quegli anni a Napoli c’erano tantissimi alberghi , se non si prenotava in tempo, era molto difficile trovare una camera soprattutto negli hotel che avevano una buona vista sul mare.

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Poi come tutte le belle cose di Napoli anche la festa di Piedigrotta finì miseramente. I tempi cambiavano e le esigenze della città. che si estendeva sempre più, non permettevano più di poterla bloccare per tanti giorni anche per un intensificarsi del traffico automobilistico. Se poi si aggiunge che iniziò a mancare una preventiva programmazione e che i budget diminuivano sempre più si arrivò alla soppressione della festa che coincise con l’anno del colera. Più volte nel corso di questi anni si è tentata di recuperarla ma con esiti molto discutibili come quando Bassolino allora governatore alla regione tentò di rilanciarla con una sfilata di tre mini carri: uno si incendiò pure in via Caracciolo…

Oggi Napoli è maledettamente cambiata, e sono cambiati anche i napoletani. La città non ha più quello spirito che caratterizzava i giorni di Piedigrotta… La fine

 

 

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