di Angelo Vaccariello
Non è un mistero, era già stato prima sussurrato e poi detto apertamente. La Confindustria di Boccia sarà corresponsabile con il governo della “crescita del paese. Il presidente scelto dalle società statali Eni, Enel, Snam, Finmeccanica, Poste, Ferrovie che ha certificato la sconfitta del capitalismo privato. In piena era renziana ci sarà la Confidustria della nazione, la capacità di riformare la contrattazione abbandonando la richiesta di sgravi e aprendo a contratti aziendali e welfare privato. In sintonia ed in appoggio con il governo Renzi. Non a caso è subito arrivato l’appoggio al si per il referendum. Sarà contenta la ministra Boschi. Non dovrà distribuire pagelle e patenti anche agli imprenditori
Un’assemblea un po’ troppo “renziana” che non è riuscita a ricucire la spaccatura netta registrata tra gli industriali. In sintesi, è questo il risultato della prima assemblea di Vincenzo Boccia.
Se da un lato l’analisi della situazione economica ha suscitato consensi trasversali (“La salita è modesta e deludente”, “Spostare le tasse dal lavoro alle cose aumentando l’Iva”, “confermare il super ammortamento”, “rendere strutturale e senza tetti gli sconti sul salario di produttività”, “il taglio dell’Ires non basta”), quella politica ha lasciato gran parte della platea “fredda”.
L’imprenditore salernitano, senza mai citare il governo Renzi, ha fatto un endorsement di quelli con i fiocchi, senza tanti giri di parole, anzi. “Le riforme sono la strada obbligata per liberare il paese dai veti delle minoranze e dai particolarismi, che hanno contribuito a soffocarlo nell’immobilismo, Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il titolo V della Costituzione“, ha spiegato il presidente. “Con soddisfazione, oggi, vediamo che questo traguardo è a portata di mano“. Tra gli addetti ai lavori, la dichiarazione di Boccia ha suscitato molte perplessità e ha marcato ancora una volta la distanza tra i “suoi” e il gruppo di dei vari Montezemolo–Vacchi–D’Amato
Anche perché i problemi di Boccia sono altri e ben più gravi. Il presidente, infatti, ieri è stato eletto con l’87 per cento dei voti validi, ma appena il 66,7 per cento del totale dei votanti, incluse le 305 bianche.
Il che significa che l’opera di “convincimento” sottotraccia attuato dagli sherpa di Boccia non ha funzionato pienamente, anche se segnali di riavvicinamento ci sono stati. Prime fra tutte le dichiarazioni fatte trapelare sui giornali nei giorni scorsi dal presidente di Confindustria Napoli, Ambrogio Prezioso.
Nel concreto, Boccia non ha nulla da temere ma, di certo, non avrà vita facile. Tutt’altro. Dovrà fronteggiare i continui “controcanti” che la “minoranza” gli farà ad ogni dichiarazione. Una cosa è certa: la Confindustria non è mai stata cosi spaccata come oggi. Sarà un presidente con tanti amici ma, esattamente, con altrettanti nemici. Lui però avrà un amico in più, Renzi.









