di Ottorino Gurgo
Abbandoniamo, almeno per un attimo, le dispute e i pettegolezzi un po’ provinciali della politica italiana e volgiamo lo sguardo all’Europa per notare che spesso le cose sono, nella realtà, diverse da come appaiono. L ’avvento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è stato considerato dai più, soprattutto nel nostro Continente, come un autentica sciagura. Ebbene: sono trascorsi soltanto pochi mesi da quella elezione e i fatti si stanno incaricando di confermare che tutti i timori che accompagnarono la ascesa al vertice della maggiore potenza mondiale da parte del candidato repubblicano erano più che giustificati.
L’America vive una stagione di preoccupante e antistorico isolazionismo; il fronte occidentale appare decisamente indebolito (il che concorre in tutta evidenza a spiegare il perché del sostegno dato dalla Russia di Putin alla candidatura del tycoon); la credibilità degli Usa agli occhi di tutti i loro partner appare fortemente incrinata. Un quadro, come si vede, decisamente negativo.
Eppure – non per essere ad ogni costo ottimisti – quanto sta accadendo ci fa tornare alla memoria un vecchio, e in qualche misura consolante, aneddoto cinese. Si racconta la storia di un contadino al quale era scappato il suo miglior cavallo. Tutti i vicini avevano cercato di consolarlo, ma lui, sorprendendoli, aveva affermato: “E chi dice che sia una disgrazia ?” In affetti, il giorno dopo, il cavallo fuggito ritornò alla stalla, trascinando dietro di sé cinque bellissimi cavalli selvaggi che arricchirono notevolmente il patrimonio del contadino.
Qual è il significato della metafora applicata alle conseguenze della presidenza Trump? E’ che, come recita un vecchio proverbio nostrano, “non tutto il male viene per nuocere”,
E, infatti, la politica per molti versi sciagurata di Donald Trump sembra aver prodotto un evento inatteso e del tutto insperato: la rivitalizzazione di quell’orgoglio europeo che sembrava essersi irreversibilmente spento.
Intendiamoci. Non è che, come Lazzaro, l’Europa sia improvvisamente e definitivamente risorta. Ma non c’è dubbio che l’arroganza del neo presidente americano, la sua politica isolazionista, la sua scarsa considerazione per l’Europa, abbia restituito agli europei una sorta di coscienza del proprio ruolo e restituito loro, sia pure soltanto in parte, il senso di quella unità che, negli ultimi anni, era andata sempre più frantumandosi.
Il cammino da percorrere è ancora molto lungo ma, laddove sembrava regnare il buio assoluto, grazie a Trump si è acceso uno spiraglio di luce.
Sarebbe deleterio, perciò, se anziché insistere sulle ragioni dell’unione, gli Stati europei cercassero, singolarmente, prediligendo egoistici interessi nazionalistici, come troppe volte hanno fato sinora, di ricercare intese bilaterali con il partner statunitense.
La storia ci ricorda, purtroppo, che questa possibilità è tutt’altro che irrealistica. Ma quanto è accaduto e sta accadendo al di là dell’Atlantico, offre all’Europa una irripetibile occasione. Forse l’ultima che le viene offerta. Non coglierla equivarrebbe a compiere un micidiale errore. Forse irrimediabile.









