Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Tifo becero non razzismo

 di Adolfo Mollichelli 

 Un morto prima di Inter-Napoli: si allunga la lista dei caduti per una partita di pallone: ventidue in cinquantacinque anni, assurdo. Koulibaly, immenso nella sua grandezza (tre gol salvati) solitaria ha ceduto ai nervi ed ha applaudito ironicamente Mazzoleni. Espulsione inevitabile. Come quella di Insigne. Impunito Keita Balde provocatore seriale, andava perlomeno ammonito. Il giudice ha decretato: per l’Inter due partite a porte chiuse e una terza senza curva. Per il Napoli, due giornate di squalifica a Koulibaly e Insigne.

 612036-thumb-full-720-261218napolippisaE veniamo ai cori razzisti ed alla eventuale sospensione della partita. Fuffa bella e buona. Metti Kalidou in maglia nerazzurra e vedi quanti figli della Beneamata l’avrebbero fischiato. Non è razzismo, soltanto tifo becero e imbecille. Perché l’attaccamento ad una maglia è diventato parossismo.

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Il “traditore” Higuain impiccato a Napoli

E nel nostro bel Paese non c’è cultura sportiva, beh anche quanto a Cultura non è che stiamo bessi bene. La memoria dei morti è continuamente oltraggiata, in nome di una maglia da odiare perché non è quella che indossano i propri beniamini.

Sospendere le partite? non serve a nulla. Ci sono mezzi tecnologici che sono in grado di “osservare” ed identificare le zone da dove partono buuu ed offese varie. Bene, si identifichino i responsabili e si puniscano.

Come? In Inghilterra in ogni stadio ci sono camerette-celle dove i turbolenti vengono rinchiusi e processati per direttissima. E’ con questo metodo che sono stati sconfitti gli hooligans.

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Il ministro degli Interni Salvini

L’attuale ministro degli Interni fino a poco prima delle elezioni cantava cori antinapoletani, con tanto di selfie ad immortalarlo. Tanti terroni hanno votato il suo partito, altro che appartenenza, stupidaggini. Siamo un popolo bue e tale resteremo.

Penso a che cosa potrebbe succedere se le squadre di calcio fossero composte da elementi nativi del luogo: il Napoli con undici napoletani, il Cagliari con undici sardi, il Milan e l’Inter con undici lombardi (se la vedano loro, a dividersi tra bauscia e casciavit), la Juve con undici piemontesi di periferia, il Toro con undici piemontesi di città. Ogni partita sarebbe come una sfida tra Orazi e Curiazi. Però, si potrebbe parlare con proprietà di tifo d’appartenenza.

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Neanche la tragedia di Superga è rispettata sugli spalti

L’odio territoriale c’è sempre stato, soltanto che al giorno d’oggi le casse di risonanza sono centuplicate. Tanti anni fa, inviato al seguito del Napoli a Cagliari presi posto in tribuna e i giocatori erano ancora negli spogliatoi. I cori erano questi: napoletani lavvatevvi col sapponne. I sardi hanno consonanti forti, si sa.

Mi sentii salire il sangue alla testa – negli anni della gioventù ero piuttosto ‘ncazzusiello – ed ai più vicini alla tribuna stampa, indirizzai un fermo “siete pastori, buoni al massimo per il presepe”. Un ufficiale dei carabinieri si avvicinò e mi disse: dottore si calmi e facci finta di non sentire. Capito, meglio: cappitto l’hai?

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Adolfo Mollichelli

Si insegni sin dalle elementari il rispetto per gli altri e che il giocatore che indossa una maglia diversa da quella che ami non è un nemico ma soltanto un avversario. E stop al falso moralismo, all’ipocrisìa. A frasi del tipo: chi commette certi gesti non è un tifoso. Ah no, e chi sono, fantasmi da stadio? Un’altra piaga è il gemellaggio: uniti si picchia meglio. Un tempo si assisteva a qualche sporadica scazzottata di gruppo, ne ricordo tante specie quando si giocava Napoli-Roma. Ora i gemellati organizzati accolgono perfino compari stranieri e si preparano al rito della violenza munendosi di pugnali, pugni di ferro, martelli, roncole. Vogliono uccidere. Nello sport non sarò mai gemello di un altro. I gemelli che adoro sono Apollo ed Artemide, Eracle e Ificle, Castore e Polluce, Esaù e Giacobbe epotreicontinuare all’infinito.

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Max Allegri

E’ violenza anche quella verbale di molti addetti ai lavori. Bla-bla-bla di veleni e di concetti spesso vuoti. Avranno soldi a palate ma scarsa cultura e zoppicanti congiuntivi.

E spesso dicono quello che ai più piace ascoltare. In ossequio alla regola del popolo che questo vuole. Consiglierei di azionare il cervello prima di muovere le labbra. E una dose massiccia di bromuro per i più esagitati, tra questi cito Max Allegri che a volte è anche simpatico ma più spesso è isterico e fa strage di cappotti e giacche che lancia furioso dove gli capita eppure Ambra gli ha raccomandato di non dissipare i capi del guardaroba perché il matrimonio è prossimo e bisogna pur risparmiare da qualche parte. Nervi a fior di pelle a Bergamo dove il Max aveva toppato la formazione e costretto al riposo in panca CR7 salvo poi ricorrere al portoghese che gli ha riacciuffato il risultato. Meno intervengo e meno danni faccio. Ecco, questa è la frase celebre di Allegri che più apprezzo.

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La discussa Var sul gol annullato a Saponara

Ancora scontri (lungo le autostrade) nell’ultimo turno dell’anno. E i soliti veleni alimentati anche dall’uso del Var che lascia tutti scontenti. A meno che non ti peschi il “caso” come il fuorigioco che ha annullato il gol del pari che Saponara aveva segnato alla Juve. Alla supervisione del Var a Torino c’era Maresca, arbitro napoletano. Sui falli di mano la mia idea del tutto personale è che l’aumento della massa corporea è una invenzione per far divertire Caressa e colleghi. Se arbitrassi, punirei col rigore soltanto la mano, il braccio che vanno incontro alla palla per deviarne la traiettoria. E non tollererei più di tanto gli interventi-spinta a due mani dei difensori sugli attaccanti. Stop.

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Pellissier e Quagliarella, i nonni del gol

Fine del girone d’andata con la Madama inseguita dal Napoli che contro il Bologna ha penato più del previsto. Credo che non abbia pesato soltanto l’assenza del gigante d’ebano Kalidou (in particolare sui calci d’angolo) ma anche l’ostinazione ancelottiana a preferire il quattro-quattro-due come schema tattico.

Pensieri in libertà: un bentornato a Milik, bomber possente che non ha cloni nella rosa azzurra. Un vocabolario con termini di campagna per comprendere le tirate di Spalletti il filosofo. Sempre incantato dalle giocate di Ilicic che a Bergamo chiamano “la nonna”. Stupendo nel gioco e nelle conclusioni Zapata. Viva i vecchietti Pellissier e Quagliarella, attaccanti di razza.

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Nccolò Barella

Il primo ha superato quota cento giocando sempre in periferia. Il secondo è il prototipo dell’attaccante moderno, seppur antico.

Altre due giornate con gol e Fabio di Castellammare di Stabia eguaglierà il record di sempre in gol che è detenuto da Pascutti. Per i meno giovani, era l’ala del Bologna e della Nazionale.

Meritato primo posto nella classifica dei cannonieri per CR7 nonostante la solitudine alla quale l’obbliga Allegri. Bentornato a Milinkovic Savic, autore di un gol strepitoso al Toro. Stupenda la punizione da tre punti di Giaccherini che Conte chiamava Giaccherinho.

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Il calcio italiano ha due perle: il cagliaritano Barella e il romanista Zaniolo, a proposito di quest’ultimo complimenti all’Inter che l’ha cresciuto e l’ha poi dato come contropartita per Nainggolan. Sia Barella che Zaniolo saranno le stelle della futura Nazionale.

Siamo ai saluti: Je suis Koulibaly e tutti gli altri esseri umani che hanno un colore della pelle diverso dal mio. Buon anno a tutti. Ah dimenticavo: e buon Var.

 

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