Tutto quello che c’è da sapere
sulle notti napoletane

  di Maria Sarah Papillo

Pare, finalmente, giunto il caldo estivo; pare finalmente giunta l’Estate e, con essa,  la stagione estiva della “movida” o, come dir si voglia, della vita notturna napoletana.

Con l’avvento del caldo il napoletano “sociale” migra, come gli uccelli al mutare delle stagioni, e si riversa, in numerosi e cospicui branchi, dai microscopici locali-bunker siti nelle viuzze della “Napoli bene” nei quali, inscatolato come una sardina,  ha trascorso le sue mondane serate invernali (basta pensare alle dimensioni de “La Mela” che definire ridotte è a dir poco imbarazzante), sulle spiagge dei nostri lidi natii che diventano i nuovi elitari scenari della notturna socialità partenopea; in quei locali dai nomi evocativi ed esotici, sfoggio di grande fantasia onomastica quali “L’Arenile”, “La Rotonda”, “Il Tonga” , ma anche “Il Nabilah”o “Il Shoal” o “L’Aiahii” (con due i, mi raccomando!).

Come accade per tutti i fenomeni sociali, nessuno escluso, anche la socialità nostrana conosce i suoi riti,  le sue tradizioni ed è regolata da un codice comportamentale a tratti anche rigido e, le serate, vanno dipanandosi seguendo un canovaccio che tanto ci ricorda quelli della commedia dell’arte, con le sue immancabili maschere, con le sue ripetitive ed immancabili situazioni .

La fila Non tutti fanno la fila, all’ingresso del locale: l’ingresso e la selezione nei locali napoletani sono perfette metafore dei concetti di eguaglianza sociale e meritocrazia vigenti nel nostro Bel Paese. Se conosci il Pr il proprietario del locale, chi ha organizzato la festa, chi alla festa ci suona o sei una figa in minigonna, entri subito, senza dover far nessuna fila. In caso contrario:  fai la fila, di solito anche molto lunga; all’ingresso l’omone di turno ti chiede con fare scortese: “Chi sei? Chi ti ha invitato? Chi ti porta? (espressione il cui significato letterale mi è ancora sconosciuto)”e, dopo averti scrutato, decide arbitrariamente del tuo destino sociale e non è raro che, dopo due ore di fila, tu venga anche “rimbalzato”.

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I posti a sedere Una volta guadagnato l’ingresso (che quasi quasi diventa più facile l’incontro con San Pietro) c’è il problema del sedersi. Se hai prenotato il tavolino perché tu sei uno che “sa campare”, allora il problema non si pone, ma se tu, oltre ad aver fatto la fila non hai neanche prenotato un misero tavolino, allora sei un paria sotto il profilo sociale e come tale verrai trattato. Non troverai neanche un posto dove poter  appoggiare la schiena, a terra non puoi sederti ( altrimenti ti cacciano in direttissima) e devi trascorrere l’intera serata all’impiedi. Se la cosa per i maschietti non è del tutto allucinante, per noi femminucce che, per l’occasione, ci siamo arrampicate su comodissimi tacchi da 15 centimetri minimo, la mancanza del posto a sedere diviene tragedia e tortura, una situazione che richiederebbe il ricorso alla Corte di Strasburgo, come minimo.

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La musica  Nei locali napoletani la musica è, di solito, sempre la stessa: basta aver individuato i 2/3 tormentoni tipici della stagione estiva che tutti possono canticchiare e mai, mai, dimenticare di riproporre qualche evergreen da piano bar (passando dagli Squallor ad Erminio Sinni) senza i quali andare a ballare è come una puntata di X Factor senza Mika: non ha senso.

Lo struscio Il napoletano va a ballare ma, una volta nel locale, farà di tutto furchè ballare; al massimo si concede un timido ondeggiamento sulle gambe, nel massimo del trasporto danzereccio. Il napoletano va a ballare per esercitare, invece, la pratica “delle vasche”: quel compulsivo ed a tratti autistico trascinarsi da una parte all’altra del locale al fine di: farsi vedere, vedere chi c’è, dedicarsi sporadicamente ad un po’ di sana” pusteggia”, farsi fotografare per poi farsi taggare, bere coloratissimi cocktails, salutare, farsi salutare e, soprattutto, porre le domande di  rito tra cui non possono mancare: “Cosa fai quest’estate?  Ci vediamo a luglio a Formentera?”

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Il look Noi napoletani al look ci teniamo tantissimo, figuriamoci poi quando si tratta di un evento sociale. Qui le regole sono poche ma rigide e vanno rispettate. • Maschi: camicia leggera o polo griffata, pantalone di lino, mocassino metrosessuale  senza calzino e maglioncino sulle spalle. • Donne: per le donne la regola è unica: poiché siamo in estate e fa caldo dobbiamo scoprirci: più ti scopri meglio è. Anche se al tramonto inizia a spirare una brezza leggera,  anche se durante  la  giornata ha piovuto e, quindi, quindi proprio caldissimo non fa, non importa, non devi coprirti: infreddolita, dolorante sui tacchi, abbronzata e sorridente che manco una Velina deve tanto.

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• Regola per entrambi i sessi: devi essere abbronzato. A Napoli appena il calendario arriva ad aprile tu devi essere abbronzato, non importa come e dove, lo devi essere e basta e non esistono scuse.

Riassumendo:

• se non conosci nessuno che ti faccia entrare

• se non sei abbronzato

• se non hai prenotato il tavolino e vorresti sederti

• se non hai già il biglietto per Formentera

• se vuoi ballare

il consiglio è uno solo: rimani a casa che è meglio

 

 

 

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