di Mino Cucciniello –
Tutto ebbe inizio nei primi anni cinquanta con lo chalet Primavera, un bar che non era altro che un pò più di un chiosco in muratura, costruito nei giardini di Mergellina uno dei luoghi più belli di Napoli. Sebbene la sua semplicità la costruzione a forma ovale fu concepita secondo i criteri della moda di quegli anni che attingeva molto dallo stile d’oltreoceano per voler essere uno dei primi american bar e snack della città.
Nonostante la piccola dimensione del locale i suoi spazi esterni erano molto grandi e vennero attrezzati con un bell’arredo da giardino composto da dondoli, tavolini, sedie tutti in tinta e con eleganti tendaggi che servivano a proteggere dal sole i clienti nei mesi estivi.
C’erano anche, ai lati del bar, due graziose fontanelle zampillanti. L’insieme era molto elegante tanto da sembrare più un giardino di una villa privata che un locale pubblico.
Ovviamente sia per la novità della sua formula sia per l’amenità del luogo ben presto lo chalet Primavera divenne subito un piacevole punto d’incontro. Di mattina veniva frequentato dalla tante mamme con i loro bambini, la sera invece era il luogo d’incontro per i ragazzi dell’epoca che lo raggiungevano con le mitiche prime vespe o con le lambrette.
Tra una birra, le prime coca cola, un aperol o un bianco Sarti, si poteva ascoltare anche tanta musica grazie alla novità del momento costituita dal jukebox. che con qualche moneta, dava la possibilità di sentire gli ultimi successi dei Platters, di Elvis Presley, Frank Sinatra o i nostri mitici urlatori come Adriano Celentano che cantava Il tuo bacio è come un rock o Mina con la sua Tintarella di luna oltre ai vari Toni Dallara, Litle Tony, Joe Sentieri. Tra un urlo ed un altro di questi cantanti ci si poteva anche intrattenersi con i primi flipper masticando caramelle a forma di sfera messe in contenitori di plexiglass che si potevano avere introducendo 10 lire.
Alla fine degli anni 50 inizi 60 lo Chalet Primavera venne chiuso per favorire dei lavori fognari che prevedevano la costruzione di un collettore. La chiusura durò vari mesi ma per i suoi frequentatori si trattò di spostarsi solo di qualche decina di metri più a destra o più a sinistra, poiché sulla stessa formula del Primavera nel corso di poco tempo si erano aperti tanti altri locali simili che provo a ricordarli riportando i loro nomi qui di seguito. Inizio con il primo lo chalet Ciro in quegli anni molto piccolo e poco frequentato, a seguire lo chalet Delle Palme che prendeva il nome dalle tante palme che abbellivano il paesaggio, poi c’erano il Primavera, il Delle Rose, l’elegante Del Mare ed infine il Punto e Basta. Quest’ultimo chiamato così perchè essendo Mergellina a doppio senso di marcia per le auto che si dirigevano in direzione Posillipo era l’ultimo chalet che si trovava.
Gli anni 60 per questi locali fu un periodo d’oro. I giovani iniziarono a motorizzarsi grazie alla Fiat che produceva le mitiche 600 e 500 permettendo loro di poterli frequentare anche dopo l’ultimo spettacolo cinematografico e concludere la serata bevendo un drink .
Per chi non voleva scendere dall’auto per scambiarsi “quattro chiacchiere” tutti gli chalet si erano organizzati servendo le consumazioni su dei vassoi che venivano applicati ai finestrini delle macchine.
Per il grande successo riscontrato i proprietari dei bar decisero di iniziare ad ingrandire le loro attività aggiungendo verande e verandine non sempre belle e soprattutto non in armonia con il paesaggio. Prima l’epidemia di colera nel 1973 poi il terremoto nel 1980 contribuirono ai dei cambiamenti epocali del tessuto sociale della città.
Molti napoletani iniziarono a prediligere atri posti lasciando spazio ad una nuova clientela non sempre degna di quei luoghi che qualche volta saranno teatri di episodi di cronaca nera. Nel processo di diversificazione si riscontra nei primi anni 80 il boom dello chalet Ciro, quello che era stato il meno frequentato, diventa invece un frequentatissimo bar grazie alla bontà dei suoi prodotti.
L’enorme successo commerciale di Ciro toglie ulteriormente visibilità agli altri chalet, che iniziano sia per la mancanza di clientela sia per l’elevato costo delle tasse comunali per l’occupazione di suolo pubblico, a ridurre il numero di tavolini restringendosi quanto più possibile. Nel frattempo su alcuni di essi iniziamo a scomparire le insegne storiche. Escluso Ciro che continua con il vento in poppa ad essere sempre un posto super frequentato da migliaia di avventori spesso non disciplinati nel parcheggiare le proprio auto creando un fastidioso blocco stradale e lo chalet Delle Rose, tutti gli altri cambieranno varie gestioni.
Sicuramente quello che ha più modifiche gestionali sarà il Punto e Basta ultimamente si è chiamato PFP , ma negli ultimi anni anche lo chalet Del Mare è stato ribattezzato Malia e persino lo Chalet Primavera recentemente ha preso il nome dalla strada “Caracciolo” mentre la veranda ristorante ha conservato quello di Primavera, il Delle Palme attualmente è chiuso per cambio di gestione. Insomma è proprio il caso di dire che il sole non brilla più tanto su questi bar che hanno fatto epoca nei mitici anni 60










