Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

Selvaggio ma non troppo

di Valerio Caprara

Al di là della stupenda fotografia e la colonna sonora inondata da hits “liberi e selvaggi”  il film  di Jean Marc Vallee (con Reese Whitherspoon, Laura Dern e Gaby Hoffman) finisce per non dosare gli effetti ed esagerare con il lirismo. Insomma alla fine di “selvaggio” resta solo il titolo…

 “Wild” di Jean-Marc Allée patisce tanto, troppo la primogenitura di “Into the Wild” di Sean Penn. Quasi come accadeva al protagonista del cult-movie del 2007, infatti, il nuovo film-odissea tratto dal libro autobiografico di Cheryl Strayed racconta con nobile immedesimazione il duro cammino intrapreso dalla protagonista segnata e pressoché annichilita da una serie infinita di disgrazie. A piedi, da sola, sudando e sfiancandosi sulla rotta del mitico itinerario americano del Pacific Crest Trail, la Witherspoon incarnata nel ruolo della narratrice deve affrontare per tre mesi e lungo milleseicento chilometri le prove imposte dalla natura indifferente o violenta, l’assedio delle memorie (con relativo eccesso di flashback) e l’imprevedibilità degli incontri umani che rigenereranno per via traumatica le sue inesistenti prospettive di vita.

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Ciò che penalizza questo film un po’ road movie e un po’ love story postuma tra figlia e madre (due nomination rimaste tali all’Oscar), curiosamente sceneggiato dal solitamente sarcastico scrittore britannico Hornby, è il suo debordante leitmotiv melodrammatico, ben diverso dal climax di ribellismo senza causa, autolesionismo morale e stoicismo assoluto dal film di Penn.

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Al di là delle componenti apprezzabili quanto inevitabili – la stupenda fotografia, la colonna sonora letteralmente inondata da hits “liberi e selvaggi”, a cominciare dall’immancabile “El Condor Pasa” di Simon & Garfunkel- il film finisce per non dosare gli effetti, esagerare con il lirismo e a fare sì che la conclamata catarsi fisica e spirituale di “selvaggio” conservi solo il titolo.

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