Archivio tag: Paolo Isotta

Vladimiro Bottone

Vladimiro Bottone
l’autore che si legge due volte

di Paolo Isotta

In Vicaria, che la “Neri Pozza” ripubblicherà in edizione economica, Vladimiro Bottone dipinge un fosco quadro della Napoli del 1838. E non perché ricorra all’abusato tema di attaccare la tirannia di Ferdinando II, ma per l’inseguire con ricostruzione storica esatta e visionaria fantasia un mostro nato nel Settecento dal sogno della ragione: il più grande edificio d’Europa, l’Albergo dei Poveri. Continua a leggere

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Una risata intimamente tragica

di Paolo Isotta

Il 15 aprile 1967, verso le tre del pomeriggio, scendevo a via Roma dal Corso Vittorio Emanuele attraversando i vicoli dei “Quartieri”. Dai “bassi” uscivano donne in lacrime. Singhiozzavano. “È mmuorto Totò!”. E s’abbracciavano per compianto e condoglianza, come quando un genitore, un congiunto, entra nel regno donde non si torna. Di quel pianto tutta l’aria vibrava, come d’una nota musicale. In pochi minuti Napoli ne fu pervasa. Si estendeva dal Vesuvio a Posillipo ai Campi Flegrei. Appresi così, sedicenne, che il mio idolo non c’era più. Come l’avevano saputo, quelle donne? Nei “bassi”, sul comò, accanto al San Giuseppe o alla Madonna sotto la campana di vetro, c’era la radiolina a transistors dalla quale gli uomini, la domenica, seguivano la partita di calcio. E di bocca in bocca si trasmisero il lutto. Continua a leggere

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Renzi e De Magistris, “i ladri di Napoli”

di Paolo Isotta

In esordio, una premessa. Oggi si abusa dell’aggettivo “populista”. Il “populismo” è un movimento politico preciso con proprie caratteristiche il quale ha, per esempio, portato nella Russia zarista all’abolizione della servitù della gleba. Salvini, Grillo, De Magistris (e, aggiungo io, in parte Berlusconi e Renzi), definiti sprezzantemente “populisti”, magari lo fossero! Sono invece “demagoghi”, giacché si rivolgono alla piazza sollecitandone gl’istinti, a volte bassi, a volte sacrosanti, ma sempre illudendola con promesse che non potranno mantenere mai e della illusorietà delle quali sono perfettamente consci. Continua a leggere

Aniello Desiderio e Lucio Matarazzo

Un dolce fiume di chitarre

di Paolo Isotta

Il passeggero che, discendendo dalla strada di Posillipo, imbocchi Mergellina, si trova a mano destra la maestosa fontana costruita nel 1635 su disegno del dio del Barocco napoletano, Cosimo Fanzago. Al centro un florido vecchio; sopra due tritoni; sotto due mostri marini ch’eruttavano acqua. La fontana raffigura il Sebeto, il fiume che allora, e nemmeno quando Boccaccio fu a Napoli, esisteva più. Continua a leggere

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Alla morte non c’è rimedio
All’orrore del morire si

di Paolo Isotta

La paura della morte è di tutti, che si creda o non si creda all’anima, all’anima immortale, alla vita ultraterrena. La paura della morte è un sentimento innato in ogni forma di vita ed è stata inventata dalla natura per perpetuare se stessa: lo illustra Schopenhauer. La filosofia insegna a vincerla: Epicuro, Lucrezio, Montaigne. Per me esiste un timore ancor più forte: il timore del morire. Di certe sofferenze che precedono la morte e a volte la rendono desiderabile. Continua a leggere

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Una grande seduzione
chiamata Vargas Llosa

di Paolo Isotta

Mario Vargas Llosa è un grande della letteratura mondiale e ha dato grandi prove della sua profondità tragica, oltre che della sua finezza di pensatore. È un politico coraggioso e amante della libertà. palermitano, essendomene la notizia sfuggita. Ha ricevuto il premio Nobel ma non è colpa sua. Ma è straordinario che a ottant’anni si possa scrivere un romanzo come questo Crocevia.  Esistono scrittori capaci di darti una gioia quasi fisica per le storie che inventano e per come le raccontano. L’emblema di questa categoria è per me Mario Soldati. Continua a leggere

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Chiara, il cantore dell’eros

di Paolo Isotta

Il Colosso di Rodi, l’immensa statua di bronzo, era una delle meraviglie del mondo antico. Un terremoto un giorno lo distrugge: in pezzi, affonda. I genitali, fallo e scroto, vengono ripescati e, quattro secoli dopo, Tito Cornasidio, procuratore ad Antiochia di Settimio Severo, li acquista per la sua villa sull’Aventino. Il pezzo è “fedele fino all’inverosimile quanto alla rispondenza col vero, eppure libero e sovrano nell’espressione, che era di una forza, di una compostezza, di una maestà del tutto degna del dio.” Continua a leggere

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San Gennaro se ne fotte…

di Paolo Isotta

“San Gennaro è llungariello ma nunn è scurdariello”, si dice nella mia città: ossia: egli è tardo, sia nel concedere grazie che nel punire: ma nulla dimentica. E’ un Santo irritabile: prova antipatia per coloro che fanno del male ai suoi devoti e prima o poi li punisce. L’ho a tal punto sperimentato che non vorrei essere nei panni di chi mi ha fatto cattiverie: intendo dei superstiti. Aggiungo che diventare suo devoto non è facile: mica lui è un qualunque San Giuseppe. Elegge; elegge imperscrutabilmente. D’esser eletti si può auspicare, implorare, non pretendere Continua a leggere

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San Gennaro se ne fotte…

 di Paolo Isotta

“San Gennaro è llungariello ma nunn è scurdariello”, si dice nella mia città: ossia: egli è tardo, sia nel concedere grazie che nel punire: ma nulla dimentica. E’ un Santo irritabile: prova antipatia per coloro che fanno del male ai suoi devoti e prima o poi li punisce. L’ho a tal punto sperimentato che non vorrei essere nei panni di chi mi ha fatto cattiverie: intendo dei superstiti. Aggiungo che diventare suo devoto non è facile: mica lui è un qualunque San Giuseppe. Elegge; elegge imperscrutabilmente. D’esser eletti si può auspicare, implorare, non pretendere Continua a leggere