Archivio della categoria: Primo Piano

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Una risata intimamente tragica

di Paolo Isotta

Il 15 aprile 1967, verso le tre del pomeriggio, scendevo a via Roma dal Corso Vittorio Emanuele attraversando i vicoli dei “Quartieri”. Dai “bassi” uscivano donne in lacrime. Singhiozzavano. “È mmuorto Totò!”. E s’abbracciavano per compianto e condoglianza, come quando un genitore, un congiunto, entra nel regno donde non si torna. Di quel pianto tutta l’aria vibrava, come d’una nota musicale. In pochi minuti Napoli ne fu pervasa. Si estendeva dal Vesuvio a Posillipo ai Campi Flegrei. Appresi così, sedicenne, che il mio idolo non c’era più. Come l’avevano saputo, quelle donne? Nei “bassi”, sul comò, accanto al San Giuseppe o alla Madonna sotto la campana di vetro, c’era la radiolina a transistors dalla quale gli uomini, la domenica, seguivano la partita di calcio. E di bocca in bocca si trasmisero il lutto. Continua a leggere

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Il clan Assad, terrore e potere

di Akil Marceau

La tragedia della Siria dura da sei anni e ormai fa parte della nostra dieta quotidiana globale. Non passa giorno senza che i mass-media internazionali ci ricordano di questa guerra e dei suoi orrori, da ultimo l’attacco con armi chimiche contro i civili a Idlib. Più di 320.000 persone sono state uccise, in questi anni di guerra civile, metà della popolazione è sfollata dalle proprie città o profuga fuori dal paese. Continua a leggere

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Venezuela a pane e acqua

di Carlo Alberto Paolino   

Prende posizione sulla situazione venezuelana  anche il nuovo presidente degli Stati Uniti d’ America Donald Trump, definendo il paese latinoamericano come un posto meraviglioso ferito mortalmente e terribilmente dal socialismo imposto prima da Chavez e poi dal suo vice, l’attuale presidente Nicolás Maduro. In  un meeting  a  Miami  Trumpp ha elogiato i Latinos ed ha detto  che continuerà ad aiutarli ad essere persone libere ed a combattere con loro decenni di socialismo che hanno condotto la Repubblica Bolivariana ad una crisi profonda e per molti, irreversibile. Continua a leggere

Sanremo: De Filippi, presenterò gli eroi del quotidiano

Amici, Sanremo. Da Radio Maria a Tele Maria

di Carlotta D’Amato e Iolanda Siracusano

L’hanno definito il festival di unità nazionale, Rai e Fininvest nel nome della non belligeranza, prima che arrivano i francesi, tanto Sanremo è sempre Sanremo, approfittiamo oggi domani chissà. Tutti a fare i conti in tasca a Conti, intanto la vecchia solfa della canzone nazionalpopolare giunta alla sessantasettesima edizione guadagna un milione e mezzo di euro a puntata, spira forte il vento del populismo, in onda il “Patto del telecomando”, meglio guadagnarci tutti, in un modo o nell’altro qualcosa no? Ed ecco allora il festival col valletto, t’amo pio Bova, il cane eroe che soppianta quelli che cantano da cani, Tenco che se potesse non toccherebbe Ferro, Diletta e di lotta del pallone, Ricky “Un, dos, tres, un pasito pa’delante, Maria..” col cucchiaio e, soprattutto, con l’altra Maria, la Sanguinaria, bianca, fredda con l’unico timore che si vedano le mutande, calcare anche il palcoscenico della città dei fiori, con suoi Amici fra i baby concorrenti e gli Uomini & Donne del pentagramma (anche se radiofestival ha rivelato che  sventola soprattutto l’arcobaleno) “spupazzarsi” dietro le quinte. Manca c’è Posta per te, ma non è detto siamo solo all’inizio. Da Radiomaria a Telemaria. La  messa è cominciata, andate in pace… La storia della serata, la raccontano Carlotta D’Amato e Iolanda Siracusano. Sipario. (g.p.s) Continua a leggere

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Straordinaria offerta de “Il napoletano”
La Storia del Mezzogiorno

Una eccezionale offerta de “il napoletano” ai suoi lettori: “La Storia del Mezzogiorno”  (curata da Rosario Romeo e Giuseppe Galasso a sole 595 euro, invece del prezzo di copertina di 2.234 euro). Il Sud raccontato in diciannove volumi attraverso il contributo dei massimi studiosi ed esperti: la più grande e completa opera mai realizzata sul Mezzogiorno. Continua a leggere

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Dal cuore dell’inferno di Mosul

di Marcello Lala

Mohammed Dylan è un giovane studente universitario musulmano di 21 anni della provincia di Anbar  ( al-Anbār è un governatorato dell’Iraq) e si trova in questi giorni ad Erbil città a 2 ore da Mosul, la mattanza è lì ad un soffio, si respira la morte e la sofferenza. Mohammed fa parte di una organizzazione umanitaria Adair che presta soccorso ai rifugiati in fuga dalle violenze di quei macellati che combattono sotto la bandiera dell’Isis Continua a leggere

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Silvio 80

di Franz   Krauspenhaar

Berlusconi, il Dottore, il Berlusca, il Presidentisssimo. Lo scopritore della TV commerciale, del Milan dei balocchi, di Paperissima, in certo senso di Tina Cipollari. Un uomo che ha costruito case, cioè certezze, e poi sogni. Produttore e allenatore del popolo, il costruttore della Standa come la Casa degli Italiani. Un Dux due la vendetta che impialla Milano 3, residenza del riccastro milanese tipo. Berlusconi è stato il vendicatore del bancario, la riscossa del Fantozzi impiegatizio. Il Chikatilo del potere centennale. L’uomo nuovo al comando della corsa, il milanese al contempo cavaliere del lavoro e giocatore del poker con uomini. Berlusconi è stato il debosciato da crociera e il superuomo da gran premio Continua a leggere

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Shimon Peres, l’uomo della pace

di Gianpaolo Santoro

Con Shimon Peres se n’è andato un pezzo di storia. Non di Israele di cui era stato tra l’altro primo ministro e Presidente della Repubblica, ma del mondo. E’ andato via un grande uomo. Il conciliatore. Uno statista e un uomo d’azione, per larghi tratti della sua vita amato e celebrato più in Europa, più in America ed in parte del mondo arabo che nel suo paese. Le urne gli sono state quasi sempre ostili, al punto che lo chiamavano “the loser”, il perdente. Eppure  come ha ricordato puntualmente Benjamin Netanyahu “non c’è un capitolo nella storia dello Stato di Israele, in cui Shimon non abbia preso parte”. Si, se n’è andato   l’ultimo dei padri fondatori dello stato ebraico, l’ultimo “hakazen”, grande vecchio Continua a leggere

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Shimon Peres , l’uomo della Pace

di Gianpaolo Santoro

Con Shimon Peres se n’è andato un pezzo di storia. Non di Israele di cui era stato tra l’altro primo ministro e Presidente della Repubblica, ma del mondo. E’ andato via un grande uomo. Il conciliatore. Uno statista e un uomo d’azione, per larghi tratti della sua vita amato e celebrato più in Europa, più in America ed in parte del mondo arabo che nel suo paese. Le urne gli sono state quasi sempre ostili, al punto che lo chiamavano “the loser”, il perdente. Eppure  come ha ricordato puntualmente Benjamin Netanyahu “non c’è un capitolo nella storia dello Stato di Israele, in cui Shimon non abbia preso parte”. Si, se n’è andato   l’ultimo dei padri fondatori dello stato ebraico, l’ultimo “hakazen”, grande vecchio Continua a leggere