Archivio mensile:novembre 2017

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Il petisso e l’omaccione, la favola è finita

di Adolfo Mollichelli

Et voilà, la ripresa del campionato, la prima dopo il flop nazional popolare – la figuraccia internazionale rimediata contro i figli dell’Ikea – rilancia le legittime ambizioni del Napoli che stende il Milan cinese farlocco in quanto zeppo di italiani (vorrà dire qualcosa?). Avrebbe voluto volare sul San Paolo, l’aeroplanino, Come quelli che una volta pubblicizzavano o minacciavano.

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L’Eco delle gaffe

di Gerardo Verolino

Dopo aver fatto l’ennesima brutta figura affermando che avrebbe incontrato all’estero i suoi “alter ego” (ma l’elenco degli sfondoni è lungo: dal collocare il dittatore cileno Pinochet in Venezuela al confondere il sociologo Luciano Gallino con lo psicologo Gallini, dallo sbagliare per tre volte di seguito il congiuntivo nella stessa frase all’esibirsi in un discorso in inglese alla Kennedy’s School che neanche Alberto Sordi “Meniconi” dell’americano a Roma, ma la lista va continuamente aggiornata) all’onorevole gaffeur di Maio, un ispirato Goffredo Buccini, sul “Corriere della sera” ha consigliato di insistere con gli strafalcioni per darsi un’immagine familiare e rassicurante, applicando alla lettera la  teoria dell’uomo qualunque di Umberto Eco-esplicitata nel celebre “Fenomenologia di Mike Bongiorno”- per diventare un’icona pop come il presentatore italoamericano. Continua a leggere

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Siam pronti alla morte…

di Gerardo Mazziotti

Non poteva che lasciare basiti la decisione del Senato di approvare una legge, già passata alla Camera, che assume come Inno Nazionale quello scritto nel 1847 dal giovane Goffredo Mameli e che i parlamentari del 1946 avevano adottato provvisoriamente. E’ evidente che i deputati e i senatori della Repubblica non l’hanno letto oppure ritengono irrilevante che si tratta di un inno storicamente datato, quando “eravamo calpesti e derisi”. E  che questo ripetuto invito a “ stringersi a coorte per combattere fino alla morte” è in un palese contrasto con l’ articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra. Continua a leggere

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I presidenti serpenti

 di Ottorino Gurgo

C’è un antico aforisma secondo il quale “l’ambizione dell’uomo è come il serpente che, visto un elefante, se lo vorrebbe mangiare: qualunque metà raggiunga, non è mai soddisfatto “. Ci torna alla memoria, questo aforisma, nell’osservare il frenetico attivismo dei presidenti dei due rami del Parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Continua a leggere

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La sventura del calcio stravecchio

di Adolfo Mollichelli

La farsa dopo la tragedia sportiva. L’omino caccia l’omaccione. L’omino ha ragionato pro domo sua. Non per niente è ragioniere. L’omaccione s’era rifugiato in casa dei suoceri che l’hanno consolato con un piatto di strescineti. Lui ha promesso: cara mamma e caro papà, con il milioncino (di euro) che avrò dal vecchio Ta vi porto in Svezia per il Natale. E pare che De Laurentiis ci giri un film: sVentura di Natale. Uscirà il milioncino, il ragioniere ha fatto di conti e se dovesse mancare qualche centinaio di migliaia di euro ricorrerà ai compaesani di Ponte Lambro non troppo lontano da quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti.  Continua a leggere

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Svezia in Russia, Ventura in Siberia

di Adolfo Mollichelli

L’omone che sbuffa e l’omino delle banane. Chissà dove sono, che cosa staranno facendo. Che cosa staranno pensando, sarebbe pretendere troppo. Mentre i figli di Ikea, pippe stratosferiche, festeggiano e pare che siano decisi a mandare dalle nostre parti pezzi di legno in meno e vitarelle spanate. Viva il mondiale a 32 squadre e senza la nazionale quattro volte campione del mondo, sessant’anni dopo. Continua a leggere

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Patty Brava

di Valentina Colosimo 

La nonna si chiamava Maria. Non c’è più da tanti anni ma il suo spirito aleggia in questa casa. “Mi fa cose pazzesche. Un giorno mi ha aperto il guardaroba e ha buttato tutti i vestiti per terra. Oppure se gli sta simpatico qualcuno gli prende il cappello – non posso fare nomi, eh – e glielo fa ritrovare a Verona. Poi mi sposta gli oggetti di continuo». Si diverte? «È il suo modo per farmi sentire che è ancora vicina a me. E poi dicono che quando muoiono, le persone scompaiono…” Continua a leggere

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A proposito di Weinstein. E di stupri

di Giuseppe Crimaldi –

Dedicato a tutti quelli che si scandalizzano. Ai benpensanti, ai moralisti dell’ultim’ora. Alle anime belle: a quanti si indignano per le molestie (vergognose, a scanso di equivoci, così sgomberiamo subito il campo ai dubbi) di Weinstein, di Spacey, e di tanti altri che hanno sguazzato nella fogna degli abusi hoolywodiani, e non solo.

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In Africa una bambina su cinque subisce mutilazioni genitali

Ma – mi chiedo e vi chiedo –  dove eravate mentre nel mondo arabo e dintorni si commettevano abomini e sconci sui quali non si alzava né si è mai veramente sollevato il velo mediatico? Dove eravate mentre infibulavano le bambine in Somalia, in Eritrea, in Sudan, nel Ciad, nello Yemen e in molti altri paesi islamici? Dov’eravate quando in Algeria, in Tunisia, in Egitto e nel resto del Maghreb abusavano su donne e ragazzine, magari a decine di uomini?

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Giuseppe Crimaldi

Dove eravate mentre in India sfondavano gli imeni di 15enni inermi su un autobus, facendola spesso e volentieri franca?

Dove vi trovavate senza aprire gli occhi quando nei Paesi del Golfo, in Arabia Saudita, nell’Oman, a Dubai, a Gaza o a Tartus si abusava degli omosessuali nel segreto delle spregevoli stanze dorate degli sceicchi, degli emiri o del potente di turno?

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La condanna a morte di un omosessuale

Quante anime candide, oggi. Tutti angioletti discesi dal Cielo. Di fronte a responsabilità degne di essere classificate come crimini contro l’umanità – vedi l’Iran o la Palestina di Hamas che lapida le adultere, getta giù nel vuoto dai tetti i “froci”, ma consente poi al genere maschile il possesso mafioso di una donna o di qualunque altro oggetto di desiderio, io mi e vi chiedo dove fosse il genere umano dinanzi alla legittimità di genere. Altro che le sette vergini del paradiso, tra fontane di latte e miele. Ipocriti, maledetti ipocriti.
Perché di questo si tratta. Di  ipocrisia. Oggi tutti pronti a biasimare i “molestatori”, purché siano made in Occidente.

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Mercato delle schiave

Un’alta domanda: ma non provano nemmeno un minimo di vergogna forse le femministe, quelle tout court, quelle che fino a oggi manco mai le abbiamo viste scendere in piazza neppure quando si trattava di difendere le povere yazide, e curde, e irakene finite schiave a farsi fottere nei fetidi letti degli jihadisti del califfato?

Di che parliamo allora oggi? E dov’è rimasta l’Unicef – mai pervenuta – per denunciare le nefandezze di Boko Aram o dei violentatori libici, tunisini, marocchini i professatori di un Islam “puro” contro le fanciulle rapite, violentate, costrette ad una conversione religiosa all’Islam per non subire la terza, quarta, quinta deflorazione anale?

Chi le ha mai ascoltate e raccolte, quelle povere lacrime? Asia Argento? Portia De Rossi? Vladimir Luxuria, che pure comodamente oggi si associa al partito della ghigliottina? Oppure Monica Bellucci, che solo ora se ne esce denunciando che “le donne stanno scoppiando”?

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Cara Bellucci, lei ha ragione: le donne stanno scoppiando. Ma forse lei si è svegliata tardi dal sonno: perché lo scoppio – anzi l’esplosione che mentre lei e tante e tanti altri meravigliosi commentatori da salotto partecipavate ai vernissage tra un festival e l’altro, tra un cocktail e le riprese di un set – c’è già stato da un pezzo. Una esplosione silenziosa; come le lacrime delle donne abusate e ferite non solo a Hollywood o a Parigi o a Milano e a Londra, ma nel resto del mondo. Senza che nessuno gridasse rabbia, come fate adesso.

downloadScrivo in nome di quelle povere donne violentate ogni giorno in tutto il mondo. Quelle senza nome e senza volto. Stuprate. Abusate. Mortificate nelle carni e nella testa (soprattutto nel cervello) da ignobili e inqualificabili abusi. Dal Sahel al Sahara. Da Manhattan a Jedda. Da Tripoli a Brisbane. Non c’è latitudine per il dolore, ma almeno ricordiamoci di tutte. E tutti.  Dai barconi che trasportano vite innocenti affidate agli scafisti maghrebini (spesso e quasi sempre violentatori) alle povere giovani intabarrate della Malesia o della Nigeria. Anime innocenti destinate ad un inferno che nessuno – persino la prodigiosa Asia Argento  – ha mai teso una mano.
E allora vergogniamoci. E soprattutto voi, che solo oggi vi indignate, vergognatevi.

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La meglio gioventù di Spacey

 di Gerardo Verolino -

 Prologo. L”attore Anthony Rapp accusa Kevin Spacey che nel 1986, quando aveva 14 anni, e Spacey 26, sarebbe stato da lui  sessualmente molestato. “Recitavamo entrambi in uno spettacolo a Brodway-ha raccontato Rapp-Spacey mi ha invitato nel suo appartamento per una festa e, alla fine della serata, mi ha preso, mi ha messo sul suo letto ed è salito sopra di me”. Continua a leggere

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Peggio di una gita all’Ikea…

di Adolfo Mollichelli

L’andata è andata male. Si perde in Svezia col peggiore risultato possibile. Un tempo c’era la Giovine Italia. Ora c’è solo la povera Italia. In campo e fuori campo. I figliocci di Larsson ci hanno scritto uno di quei gialli magistrali. Titolo: il ct che odia gli uomini (migliori).

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Figuraccia. Senza se e senza ma. Il gioco duro? Un alibi. S’è picchiato di qua e di là, il giusto. E poi è quando il gioco si fa duro che i duri scendono in campo. Va be’, si fa per dire. Il venturismo è una singolare corrente di pensiero.

Prevede la disposizione dei giocatori come le stecche del calciobalilla. Tutti in riga. Schiacciati sulla mediana dell’avversario. Ci vorrebbe almeno uno che sappia giocare la “mezza palla” ma non c’è.

Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Gli azzurri di oggi sono scarsini. I talenti sono rari. E quei pochi che ci sono devono aspettare. Devono crescere, dicono. In Spagna, se hai anni verdi e sei bravo, giochi. Vedi Asensio, ultimo esempio. Noi abbiamo (avremmo) Insigne e Bernardeschi. Ma devono crescere. Una volta si diceva: sì, la coda. Ne ho viste tante di Nazionali, ma povera come questa mai.

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Si dice che ‘o pesce fete d’a capa. Motto santo. Inadeguato il (Ta)vecchio grande capo. Modesto, sbuffante e gigionesco il capitano di ventura. Un tempo si criticavano Mazzola e Rivera, Baggio e Del Piero, Riva e Boninsegna. Bestemmie.

Ora abbiamo un giovane ingobbito che è centravanti e un torello che è centravanti.

Il capitano di ventura si ostina a schierarli insieme. Risultato: schieri due e rende uno. Se va bene. Si neutralizzano a vicenda.

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Il meno peggiore è stato Darmian: alcuni buoni cross e un lampo sul palo. Candreva, da piccolo (ora non so) andava spesso al luna park. Era bravo a colpire con la palla gli orsacchiotti in movimento. Il gioco gli è rimasto dentro. E così, ora che è cresciuto continua a colpire gli avversari con il pallone.

Notato Immobile per una finezza linguistica. Insomma, ha accusato la mamma di uno svedese – che immagino biondissima – di avere una passione per gli orali (non gli scritti).

Tardivo l’ingresso di Insigne perché la vaporiera sbuffante non sapeva dove metterlo e chiedeva lumi ai secondi e capirete se lui è il primo…

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Verratti nel gioco alla ventura diventa più normale di quello che è. Non chiedetemi se vale tanto perché potrei nel mio piccolo incazzarmi.

Poi, abbiamo un altro muscolare a centrocampo che ha nome fasullo. Direste mai: parolo d’onore? Quanto a De Rossi, lo vedrei bene con il saio addosso, sempre più somigliante a frate Leone.

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La BBC è vecchia e logora, ha resistito tra spintoni e sceneggiate varie. La BBC non è la Rai ma neppure la difesa di ferro di una volta.

Se decidi di ricorrere ad Eder, lo devi far giocare o largo o tra le linee. Altrimenti lo perdi.

Aspettando il ritorno, lunedì a Milano, e confidando in Sant’Ambrogio mi viene in mente il barone Liedholm che diceva: io metto sempre perfettamente in campo le mie squadre, poi l’arbitro fischia e i giocatori si muovono!