di Valerio Caprara
Questa settimana il film scelto è “La sedia della felicità” con Valerio Mastrandea, Isabella Ragonesi, Giuseppe Battiston e Katya Ricciarelli per la regia di Carlo Mazzacurati. Una commedia provinciale, nel senso della “tradizione all’italiana”.

Inutile nascondere che quando ha girato e poi presentato al festival di Torino “La sedia della felicità”, Carlo Mazzacurati (1956-2014) era malato e consapevole della crudele fine che lo aspettava a breve. Il vivo dispiacere provato da tutto il mondo del cinema non condiziona, però, il giudizio sull’ultimo film: una commedia provinciale nel senso buono, quello della tradizione “all’italiana”, leggera ma non vacua, molto folle e un po’ sgangherata, recitata bene dai protagonisti e onorata dai cammei dagli attori più vicini alla poetica del regista padovano.
Sulle tracce di uno script che ancora una volta riprende il classico satirico russo “Le dodici sedie” di Ilf e Petrov, il Lido di Jesolo diventa il punto di partenza della caccia al bottino di gioielli a suo tempo nascosto da un gangster in una sedia intrapresa dal tatuatore Mastandrea in coppia con l’estetista Ragonese, nonché dal prete sui generis Battiston. I toni tra il sarcastico e il surrealistico discendono non tanto dall’esile spunto giallo, quanto dal concertato di sketch, assoli, scorci ambientali e situazioni goffe intonato on the road in punta di cinepresa e nello spirito malinconico e marginale di un Nordest finalmente non utilizzato come discarica delle rabbie dei cineasti sedicenti impegnati. Non saranno ricami d’autore questi affabili sguardi posati sulle piccole grandi speranze della gente comune, ma in compenso sono vivaddio liberati dal tremendismo dei tanti narcisi con la macchina da presa in circolazione.







