di Valerio Caprara
Questa settimana il film prescelto è decisamente un prodotto fuori standard “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” tratto da un romanzo che in Svezia ha venduto più di un milione di copie. La regia è di Felix Herngren, gli attori sono Robert Gustafsson, Iwar Wilklander e Mia Sharinger.
Già il titolo alla Garcia Marquez, “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” segnala un prodotto fuori standard; se poi s’aggiunge che è tratto da un romanzo che ha venduto in Svezia un milione di copie, l’interesse aumenta. Una volta visto, il film dell’ex regista di corti pubblicitari e serie tv Herngren si conferma stravagante e divertente ancorché a tratti scontato e inceppato.
Il suo jolly è il protagonista Gustafsson -definito in patria niente di meno che “l’uomo più divertente del paese”- che s’incarna nel vegliardo del titolo fuggito dall’ospizio e impadronitosi per sbaglio di una valigia stracolma di banconote. Siccome i soldi appartengono a una banda di mafiosi, le peripezie dilagano, ma la comicità in chiave stralunata, paradossale e pressoché autistica è tutta a carico dell’antieroe, un idiota sapiente in stile Forrest Gump che nel passato sarebbe stato, come Zelig, testimone involontario dei momenti clou della Storia.
Detonatore di situazioni ridicole in contesti compassati, il signor Karlsson avrebbe, infatti, combattuto in Spagna, conosciuto Franco e servito Stalin, assunto il ruolo di spia e contribuito in maniera determinante alla caduta del muro di Berlino. Lo sviluppo da teatro dell’assurdo è supportato con abilità dalle citazioni cinefile, ma le gag e le accelerazioni slapstick non possono contare sulla rete di sicurezza di una trama sorprendente, facendo in modo che si rida a strappi, si perdano le riflessioni interne allo sberleffo e si patisca non poco il buonismo progressista inzeppato a viva forza in sottotesto.









