Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

Le stravaganti avventure
di un arzillo centenario

 di Valerio Caprara

Questa settimana il film prescelto è decisamente un prodotto fuori standard “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” tratto da un romanzo che in Svezia ha venduto più di un milione di copie. La regia è di Felix Herngren, gli attori sono Robert Gustafsson, Iwar Wilklander e Mia Sharinger.

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Già il titolo alla Garcia Marquez, “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” segnala un prodotto fuori standard; se poi s’aggiunge che è tratto da un romanzo che ha venduto in Svezia un milione di copie, l’interesse aumenta. Una volta visto, il film dell’ex regista di corti pubblicitari e serie tv Herngren si conferma stravagante e divertente ancorché a tratti scontato e inceppato.

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Il suo jolly è il protagonista Gustafsson -definito in patria niente di meno che “l’uomo più divertente del paese”- che s’incarna nel vegliardo del titolo fuggito dall’ospizio e impadronitosi per sbaglio di una valigia stracolma di banconote. Siccome i soldi appartengono a una banda di mafiosi, le peripezie dilagano, ma la comicità in chiave stralunata, paradossale e pressoché autistica è tutta a carico dell’antieroe, un idiota sapiente in stile Forrest Gump che nel passato sarebbe stato, come Zelig, testimone involontario dei momenti clou della Storia.

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Detonatore di situazioni ridicole in contesti compassati, il signor Karlsson avrebbe, infatti, combattuto in Spagna, conosciuto Franco e servito Stalin, assunto il ruolo di spia e contribuito in maniera determinante alla caduta del muro di Berlino. Lo sviluppo da teatro dell’assurdo è supportato con abilità dalle citazioni cinefile, ma le gag e le accelerazioni slapstick non possono contare sulla rete di sicurezza di una trama sorprendente, facendo in modo che si rida a strappi, si perdano le riflessioni interne allo sberleffo e si patisca non poco il buonismo progressista inzeppato a viva forza in sottotesto.

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