di Valerio Caprara
Pur con l’occhio rivolto alle commedie giallo-rosa anni Trenta e Quaranta, David Koepp alla regia e Jhonni Depp mattatore con Mortdecai mancano il bersaglio, sprecano l’arruolamento di Gwyneth Paltrow, Ewan Mcgregor e Olivia Munn
No, non ci siamo. Johnny Depp sa essere un attore eccellente e in quanto a personalità fuori standard ne ha da vendere. Però non si contano più le sue performance sbracate in reiterati one-man-show stucchevoli e rimpinzati di istrionismi e smorfiacce alla Jack Sparrow, talvolta spacciati per cinema d’autore come in “The Lone Ranger”.
Nel caso di “Mortdecai” non crediamo che la suddetta qualifica possa risultare spendibile, anche se all’origine ci sono i romanzi (in Italia edizioni Piemme) di Kyril Bonfiglioli incentrati sul personaggio del titolo, esperto d’arte alquanto vigliacco e truffaldino nonché dandy un po’ anticonformista e un po’ rimbambito.
Il regista Koepp (per il quale Depp aveva recitato alcuni anni fa nel thriller “Secret Window”) lo lascia a briglia sciolta già dalle premesse, quando il buon Charlie vive in una casa ex fastosa con la moglie amatissima e una bizzarra figura di cameriere/guardia del corpo. Dovrebbero diventare cruciali, a un certo punto, la scelta del nostro di farsi crescere un ridicolo paio di baffoni in onore della tradizione familiare e la caccia a un prezioso dipinto di Goya che servirebbe come il pane per salvarlo dalla catastrofe di mastodontici debiti.
Peccato che, tentando tra l’altro di riconquistare la moglie disgustata dal nuovo look, si troverà coinvolto in un tourbillon di terroristi, servizi segreti e trafficanti internazionali. Pur con l’occhio rivolto alle commedie giallo-rosa anni Trenta e Quaranta, regista e mattatore mancano il bersaglio, sprecano l’arruolamento nel cast del bravo McGregor, abbozzano un duello a distanza con le gag e i dialoghi delle sublimi disavventure dell’ispettore Clouseau di Sellers e ovviamente finiscono ko a scapito del pubblico.









