Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

L’uomo del rock che cadde sulla terra

di Valerio Caprara

Piangono le generazioni tenute in vita dalla fede nel rock. Ma anche per coloro che non usano i film come tagliandi per introdursi nei cenacoli d’arte il momento è duro e la commozione tracima

David-Bowie-Luomo-che-cadde-sulla-Terra-1976Limitandosi a consultare un dizionario non si riesce, in effetti, a captare la commistione di mistero e carisma, fusione e costruzione che s’irradia dal prolungato e profondo rapporto di Bowie con il cinema. Soprattutto perché la statura dell’attore si è spesso dimostrata all’altezza di quella del musicista e del cantante: a partire dal 1976, quando Roeg lo scelse come protagonista extraterrestre del labirintico “L’uomo che cadde sulla terra”, la sua identità trasgressiva, la sua figura androgina e la sua espressione felina, intensa, enigmatica hanno cercato di connettersi e interagire con l’autentica natura metamorfica della recitazione.

24430c22bb3336a78111c57e8669d7d0-029-koUH-U431408889927878aG-593x443@Corriere-Web-SezioniIl dato, insomma, degli oltre 450 contributi in composizioni originali e brani personali offerti alle soundtrack di altrettanti titoli rischia persino di sbiadire nel confronto con le sue sorprendenti epifanie sullo schermo. Il risultato davvero straordinario e il suggello della sua filmografia stanno nel fatto che Bowie, pur rimanendo sempre Bowie, si è reso ogni volta irriconoscibile, inclassificabile, camaleontico nello svariante prisma dell’apparenza e la sostanza richiesti dalle parti.

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Furyo

Vampiro più che mai dotato di appeal transessuale nel venefico cult del 1983 “Miriam di sveglia a mezzanotte” di Tony Scott, raggiunge nello stesso anno un vertice assoluto nel capolavoro di OshimaFuryo”, in cui è l’ufficiale inglese detenuto in un lager giapponese a Giava capace di suscitare il desiderio represso e quindi la sadica (auto)punizione del giovane comandante nemico.

Il duello di attrazione/repulsione inscenato con l’omologa rockstar Sakamoto, anche autore delle ipnotiche musiche, culminante in un bacio intriso d’insostenibile violenza e quindi ben lontano dai compiacimenti gay-chic oggi in voga, vi rafforza in maniera memorabile lo stile insieme ieratico e spietato della narrazione.

Fuoco cammina con me

Fuoco cammina con me

Ruoli ridotti, ma non meno protesi sulla strada del culto gli sono stati in seguito affidati da registi certo disinteressati alla strumentalizzazione divistica, dallo Scorsese per cui è il Ponzio Pilato di “L’ultima tentazione di Cristo” al Lynch di “Fuoco cammina con me”, dall’Henson di “Labyrinth” in cui è il re dei Goblin allo Schnabel di “Basquiat” in cui s’immedesima nell’insondabile maschera di Warhol o a “The Prestige” di Nolan e fino all’elettrizzante musical “Absolute Beginners” di Temple e il più recente “Zoolander” di Stiller nei quali interpreta se stesso con la consueta nonchalance aliena.

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Zoolander

I più strenui tra i cinefili non si limitano, però, a scorrere l’elenco e preferiscono cogliere l’attimo fuggente di una canzone che diventa trama, una trasfigurazione mitografica, una citazione abilmente contaminata –… il cruciale concerto di “Christiane F.”, l’alter ego affidato a un personaggio di “Velvet Goldmine”, lo “Space Oddity” nella versione italiana cantata da Teo Falco al fratello nella cantina di “Io e te”, la deliziosa “Volare” di “Absolute Beginners”, il “Nature Boy” di “Moulin Rouge” o la trascinante “Cat People” di “Il bacio della pantera” poi ripresa dal canto di guerra dell’eroina di “Bastardi senza gloria”…- che promettono d’innalzare il Duca Bianco al rango degli heroes.

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