Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

In ordine di sparizione
Il noir che viene dalla Norvegia

di Valerio Caprara

Questa settimana il film  prescelto è “Kraftidioten”  “ In Ordine di sparizione”, una pellicola norvegese del regista Hans Petter Moland, interpretato da Stellan Skarsgard, Kristofer Hivju e Bruno Ganz

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Ai film “delicati e poetici” ci pensano i festival (l’ultimo di Cannes non ha fatto eccezione), così in città per contrastare la fuga pre-estiva dalle sale scendono in campo i titoli più aggressivi, eccentrici, scorretti. E’ proprio il caso di “In ordine di sparizione” (“Kraftidioten”) che arriva addirittura dalla Norvegia e pretende di scuotere lo spettatore addormentato con un’annaffiata di noir grondante umorismo macabro: il classico menu, insomma, da prendere o lasciare.

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Il regista Moland avrà sicuramente pensato a “Fargo”, uno dei capolavori dei fratelli Coen capace di coniugare nello stesso climax criminalità e imbecillità come raramente è riuscito ad altri, però è chiaro che la strada principale gli è stata indicata dall’inaspettato quanto massiccio successo da qualche anno toccato ai gialli letterari e filmici marcati Grande Nord sulla scia di “Uomini che odiano le donne”.

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L’impalcatura di quest’ode per immagini e dialoghi al Male puro, intonata beffardamente in nome e per conto del Bene offeso, punta forte sull’affidabilità del divo scandinavo Skarsgard: una scommessa, peraltro, vinta a mani basse perché il protagonista di “In ordine di sparizione” sembra essere stato inventato su misura dell’interprete del controverso poema porno-filosofico “Nimph()maniac”.
Nils, infatti, è un cittadino tanto probo e tranquillo da essersi guadagnato il titolo di “uomo dell’anno” nel villaggio in cui vive dandosi da fare ogni giorno con il suo monumentale spazzaneve. Nella desolata e congelata regione norvegese circostante c’è anche un aeroporto dove il figlio lavorava, ma dove un brutto giorno è stato trovato morto.

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La pratica è frettolosamente archiviata dalle autorità convinte che il giovane sia stato stroncato da un’overdose d’eroina, ma al povero padre sulla soglia del suicidio viene riferita la cruda verità: si è trattato di un omicidio causato dai traffici dell’azzimato e psicopatico boss “Conte”, in perenne guerriglia con la concorrenziale banda mafiosa dei Serbi…

La mutazione è messa subito in atto: Nils ormai non desidera altro dalla vita che vendicarsi sino in fondo e senza pietà. Il titolo, del resto, avrebbe dovuto mettere lo spettatore d’avviso: uno dopo l’altro gli scherani del gangster verranno raggiunti, sistemati e regolarmente tramandati dalla curiosa epigrafe dello schermo nero, la croce bianca, il nome o nomignolo relativo e la lapide riepilogativa.

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La violenza impera e dilaga, come piacerà senz’altro a Tarantino, Ritchie e i maestri giapponesi del ramo, scandita da uno stile ritmato e impassibile fino nelle acmi più sanguinarie e ribaltata – l’anello debole del progetto- dagli abbondanti inserti di sarcasmo pulp secondo noi poco consoni all’aura locale. Tra digressioni piene di boutades e caroselli di crudeli idiozie il circo grottesco appare in definitiva alquanto superfluo, ma segna anche momenti di genio, primo fra tutti quello del duetto tra il giustiziere Skarsgard e il criminale “Papa” reso al meglio dal veterano e trasformistico Ganz.

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