di Valerio Caprara
Una landa postapocalittica dominata da mostruosi signori della guerra e percorsa da bande di selvaggi ladroni armati: George Miller è al quarto capitolo della saga (“Oltre la sfera del tuono” con Tina Turner è dell’85). Un delirio visivo travolgente, folle e disperato. Un capolavoro nel suo genere.
Chi non gradisce dovrà farsene una ragione. “Mad Max: Fury Road” è un capolavoro del suo genere, il film d’azione erede dell’estetica anni ’80 (con stuntman e motociclisti super acrobatici molto più importanti del 3d e gli effetti speciali) ambientato, come nel prototipo “Interceptor”, in una landa postapocalittica dominata da mostruosi signori della guerra e percorsa da bande di selvaggi ladroni armati, iperviolento ma dedito al culto del classicismo western, dei road movie della New Hollywood e dell’apogeo epocale del rock hardcore e anarcho-punk.
Arrivato senza fretta al quarto capitolo della saga (“Oltre la sfera del tuono” con Tina Turner è dell’85), il veterano australiano George Miller scatena a manetta il delirio visivo rendendo lo show ancora più travolgente, folle e disperato e scolpendo in filigrana alle tempeste di sabbia radioattiva le presenze davvero “colossali” del sostituto di Gibson Tom Hardy, Charlize Theron calva, senza un braccio e capitana coraggiosa di cinque divine fanciulle (tra cui, non a caso, Zoe figlia di Lenny Kravitz) condannate al ruolo di fattrici sane dal purulento dittatore Immortal Joe, i tarati guerrieri che sopravvivono salassando sangue umano e gli spettrali schiavi del tempio nella roccia che evocano l’avamposto perduto di “Apocalypse Now”.
Le corse disperate delle più stravaganti macchine belliche (rileggano gli scettici lo scritto di Lea Vergine nel catalogo di “Trash. Quando i rifiuti diventano arte”), le battaglie infinite all’ultimo sangue e all’ultimo marchingegno micidiale e le frustate di una colonna sonora che richiede sale attrezzate di un Dolby autentico e platee disposte al trip giovanilistico globale prendono molto di più di quelle abituali nei blockbuster che la critica senile sa solo definire “noiosi giocattoloni”. Senza magari percepire come la metafora cruciale di “Mad Max” suggerisca che le orde dell’Isis smaniose di restaurare il patriarcato potranno essere fermate solo da Imperatrici Furiose all’altezza dell’impareggiabile Charlize.










