di Valerio Caprara
Il film di Laurent Tirard (con Matheo Boisselier, Kad Merad e Valerie Lemercier) è un mix di cartoline vintage color pastello che riesce a comunicare sentimenti complessi in maniera semplice. Un film che sarebbe un peccato perdere.
Vietato credere che si tratti solo di una commediola per ragazzini. Per la verità “Le vacanze del piccolo Nicolas”, tratto come il precedente “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” dalla serie cult francese dei romanzi creati dalla penna di René Goscinny e dalla matita di Jean-Jacques Sempé (edizione italiana Donzelli), tecnicamente lo è; però caratterizzata da una tale freschezza umoristica, una tale pertinenza di personaggi e interpreti, una tale giustezza d’ambientazione, un tale specchietto retrovisore del tempo perduto per qualsiasi spettatore da renderla un film che sarebbe un peccato perdere. Come succede raramente, specialmente nel campo nostrano, questo mix vintage di cartoline color pastello riesce a comunicare sentimenti complessi in maniera semplice riuscendo nel non facile risultato di fare divertire -ciascuno al suo livello di sensibilità e conoscenza- sia i piccoli che gli adulti.
Il regista e cosceneggiatore Tirard, conclamato adepto dello stralunato Wes Anderson di “I Tenenbaum” e “Grand Budapest Hotel”, stavolta ha congegnato una struttura narrativa meno episodica confermando la sensazione che si sia liberamente ispirato a molti altri hit cinefili, dalle peripezie dell’Hulot di Tati al “Favoloso mondo di Amélie”, dai magici tour di Peter Pan ai grotteschi teatrini di Fellini.
Certo gli spunti comici sono tenui e bisogna andarseli a cercare non solo nelle battute o le gag, ma soprattutto nei dettagli: sarebbe ideale godersi il film in lingua originale con i sottotitoli, per esempio, perché è molto riuscito l’accostamento ironico tra le voci degli adulti e quelle dei bambini, laddove ai primi –soprattutto i rappresentanti delle istituzioni- toccano i rotondi e retorici accenti della grandeur tricolore, particolarmente ridicoli al confronto con quelli in stile giornalino di Gian Burrasca dei secondi.
Ecco dunque l’agognata meta delle vacanze estive che, come al solito, parte dal canonico conflitto tra papà e mamma (Merad e Lemercier sembrano nati per la parte) e trasporta Nicolas in un tipico hotel a pensione completa della piccola borghesia francese: gli imprevisti non mancheranno sia a causa delle classiche peripezie del trantran balneare, sia per l’esuberanza della banda di monelli in cui s’arruola il protagonista, sia per l’incombere della bambina simile alle gemelle di “Shining” con cui i genitori vogliono per forza fargli fare amicizia.
Convintosi che presto sarà costretto a condurla all’altare, a Nicolas non resta che architettare uno strampalato piano per farla fuori e restare fedele alla bionda coetanea con le treccine alla quale s’è promesso prima della partenza. C’è spazio persino per la sorpresa di Luca Zingaretti in trasferta, con l’attore felicemente calato nel ruolo di un cineasta italiano che sembra uscito da uno di quei siparietti da spiaggia che custodiscono nel magazzino dei ricordi un po’ tutti i reduci dell’infanzia.














