di Valerio Caprara
Va benissimo non essere volgari, ma la “sindrome” storpiata in “sindone” non farebbe ridere uno scolaro delle elementari; mentre fa ridere involontariamente che il pericolo incombente su una turista dell’asperrima Napoli odierna potrebbe essere quello d’essere apostrofata per strada con l’epiteto “pucchiacchella”…
Dopo avere protestato contro “Gomorra”, chissà se gli zeloti scenderanno in campo anche contro il popolare attore Assisi. Perché anche il Barnaba protagonista della sua opera prima registica “A Napoli non piove mai” non è propriamente un simbolo di riscatto patriottico: quarantenne fannullone e disoccupato, coccolato da mammà e cacciato di casa da papà, faccia da schiaffi in perenne attesa che San Gennaro gli ricarichi il bancomat, l’affabile epigono della linea Troisi–Siani nuota nelle acque sicure dello stereotipo con un’ingenuità che sotto il nostro cielo viene messa in scena sin dall’epoca del muto dei Notari e dei Lombardo.
Anche l’incontro con la vezzosa restauratrice nordista, calata nel golfo per porre mano a un dipinto danneggiato, rientra nello stesso copione di partenza che esclude ogni pretesa e gioca con mano leggerissima sul succitato ricorso al balsamo favolistico glocal, i siparietti da cabaret e il blando bouquet delle battute: va benissimo non essere volgari, ma la ‘sindrome’ storpiata in ‘sindone’ non farebbe ridere uno scolaro delle elementari; mentre fa ridere involontariamente che il pericolo incombente su una turista dell’asperrima Napoli odierna potrebbe essere quello d’essere apostrofata per strada con l’epiteto “pucchiacchella”.
L’ossigeno per tenere il presepe napolista in vita sullo schermo viene fornito dal coro recitante, che tra l’altro è oggi meno facile da assemblare rispetto a un pantheon notoriamente ingombrante: dallo stesso Assisi a Ernesto Lama, ottimo nel ruolo meno scontato dell’impiegatuccio vessato e abbandonato; dalla gradevole Valentina Corti ai supercollaudati Nunzia Schiano, Sergio Solli, Antonella Morea e Benedetto Casillo; dai grotteschi Massimo Andrei, Lucio Caizzi e Gaetano Amato a Francesco Paolantoni che si e ci regala notevoli tocchi di classe.
Senza dimenticare che, considerando il budget a disposizione, la produzione e la distribuzione possono promuovere tranquillamente la confezione professionale del prodotto e, anzi, inorgoglirsi per la punta d’eccellenza delle musiche originali di Louis Siciliano Aluei.










