di Valerio Caprara
Questa settimana il film prescelto è “Kraftidioten” “ In Ordine di sparizione”, una pellicola norvegese del regista Hans Petter Moland, interpretato da Stellan Skarsgard, Kristofer Hivju e Bruno Ganz
Ai film “delicati e poetici” ci pensano i festival (l’ultimo di Cannes non ha fatto eccezione), così in città per contrastare la fuga pre-estiva dalle sale scendono in campo i titoli più aggressivi, eccentrici, scorretti. E’ proprio il caso di “In ordine di sparizione” (“Kraftidioten”) che arriva addirittura dalla Norvegia e pretende di scuotere lo spettatore addormentato con un’annaffiata di noir grondante umorismo macabro: il classico menu, insomma, da prendere o lasciare.
Il regista Moland avrà sicuramente pensato a “Fargo”, uno dei capolavori dei fratelli Coen capace di coniugare nello stesso climax criminalità e imbecillità come raramente è riuscito ad altri, però è chiaro che la strada principale gli è stata indicata dall’inaspettato quanto massiccio successo da qualche anno toccato ai gialli letterari e filmici marcati Grande Nord sulla scia di “Uomini che odiano le donne”.
L’impalcatura di quest’ode per immagini e dialoghi al Male puro, intonata beffardamente in nome e per conto del Bene offeso, punta forte sull’affidabilità del divo scandinavo Skarsgard: una scommessa, peraltro, vinta a mani basse perché il protagonista di “In ordine di sparizione” sembra essere stato inventato su misura dell’interprete del controverso poema porno-filosofico “Nimph()maniac”.
Nils, infatti, è un cittadino tanto probo e tranquillo da essersi guadagnato il titolo di “uomo dell’anno” nel villaggio in cui vive dandosi da fare ogni giorno con il suo monumentale spazzaneve. Nella desolata e congelata regione norvegese circostante c’è anche un aeroporto dove il figlio lavorava, ma dove un brutto giorno è stato trovato morto.
La pratica è frettolosamente archiviata dalle autorità convinte che il giovane sia stato stroncato da un’overdose d’eroina, ma al povero padre sulla soglia del suicidio viene riferita la cruda verità: si è trattato di un omicidio causato dai traffici dell’azzimato e psicopatico boss “Conte”, in perenne guerriglia con la concorrenziale banda mafiosa dei Serbi…
La mutazione è messa subito in atto: Nils ormai non desidera altro dalla vita che vendicarsi sino in fondo e senza pietà. Il titolo, del resto, avrebbe dovuto mettere lo spettatore d’avviso: uno dopo l’altro gli scherani del gangster verranno raggiunti, sistemati e regolarmente tramandati dalla curiosa epigrafe dello schermo nero, la croce bianca, il nome o nomignolo relativo e la lapide riepilogativa.
La violenza impera e dilaga, come piacerà senz’altro a Tarantino, Ritchie e i maestri giapponesi del ramo, scandita da uno stile ritmato e impassibile fino nelle acmi più sanguinarie e ribaltata – l’anello debole del progetto- dagli abbondanti inserti di sarcasmo pulp secondo noi poco consoni all’aura locale. Tra digressioni piene di boutades e caroselli di crudeli idiozie il circo grottesco appare in definitiva alquanto superfluo, ma segna anche momenti di genio, primo fra tutti quello del duetto tra il giustiziere Skarsgard e il criminale “Papa” reso al meglio dal veterano e trasformistico Ganz.











