Il film di questa settimana è “Allacciate le cinture” con Kasia Smutniak, Filippo Scicchitano, Francesco Arca e Carolina Crescentini. La regia è di Ferzan Ozpetek.
Il Ferzan Club può convocarsi in sala senza timore –come il botteghino conferma- perché “Allacciate le cinture” ripercorre tutte le propensioni stilistiche e le aree narrative che tramandano il loro amore per il regista di “Magnifica presenza” (titolo che può riconoscergli il ruolo occupato nel cinema italiano odierno). Preannunciato da un bel piano sequenza al ralenti dei piedi dei passanti che cercano di sfuggire agli scrosci di pioggia, il film inizia nelle strade di Lecce quando s’incontrano e fanno scintille la brava ragazza borghese Elena (Smutniak) e il razzista e palestrato meccanico Antonio (Arca). Attorno al loro arduo eppure caldo connubio (si sa, gli opposti s’attraggono) sfarfalleggia il campionario d’umanità caro a Ozpetek, famiglie disfunzionali, gay con il muscolo in vista, zie sciroccate, donne col cuore grande o sull’orlo dell’esaurimento nervoso, innamorati cullati dall’eco di canzoni ad hoc (quella di Rino Gaetano, recuperata per l’occasione, è peraltro stupenda).
Gli approfondimenti psicologici non sono obbligatori in un clima di agrodolce commedia, ma quello che stride è la stoffa dei dialoghi più che mai inclini alla banalità aneddotica, purtroppo incrementata dall’invadenza degli sfondi pugliesi tanto patinati, quanto inflazionati.
Nel secondo movimento l’avvento di una funesta malattia precipita la storia nel melodramma, esibendo un’inversione d’atmosfere non priva di originalità, ma narrativamente debole, indecisa, un po’ in stile fiction tv della domenica sera. Ozpetek è un professionista intelligente e capace, ma non si può sposarlo anche quando usa i suoi tic come visto d’ingresso per gli aficionados.









