Ricordo l’emozione di quando, di notte, provammo le luci! In campo c’erano Mastronardi, Gabriele Gargiulo e due amici di Equiteria: io invece ero seduta da sola in giuria e quando la scura piazza esplose in un abbaglio di luce bianca che si riflesse sul rosa della sabbia silicea non riuscii a trattenere un pianto liberatorio.
Tutto era perfetto, tutti erano stati super e mi avevano dato proprio quello che io avevo…sognato! Furono queste le parole di Simonetta Cipriano, l’anima e il cuore di quella pazza idea di far gareggiare cavalli e cavalieri al centro di una città.
Un esperimento unico nel suo genere. Certo non avrei mai pensato, scrivendo dei miei ricordi di suscitare tanta emozione! Segno evidente che Piazza Plebiscito è stato molto di più di un Concorso, un senso di appartenenza ad un progetto decisamente straordinario. Una storia nelal storia di uomini & cavalli. C’è ancora oggi partecipazione lieta tra i tanti che sono stati attivi nell’organizzazione di quell’avventura di Piazza del Plebiscito. Le ilari battute e gli episodi raccontati in questi giorni da Antonella Bottari, Carla Ruggiero, Manuela Gargiulo, Carla Manna Pinzero, meriterebbero un pamphlet a parte, intitolato “Quelli del Concorso di Piazza del Plebiscito …” e di fatti e misfatti da raccontare ce ne sarebbero tanti, ve lo assicuro … Ogni manifestazione d’equitazione che si rispetti, offre ai partecipanti la possibilità di divertirsi con eventi organizzati, come feste, cene, balli, tutte occasioni per vivere continuamente insieme. A volte questo emargina un po’ dai contesti dove si svolge l’evento.
A Napoli non fu così. Esaurito il cerimoniale con una perfetta cena di gala (all’interno di uno splendido Palazzo Reale) e con la partecipazione di tutte le Autorità, i concorrenti si sentirono liberi di godere spensieratamente delle attrazioni cittadine per tre serate. Un clamoroso rompete le righe, ognuno si organizzava come meglio credeva e voleva. Ad una di queste “serate” partecipai anch’io. Dopocena l’appuntamento era nella Taverna di Zeza. Questa taverna era un locale nella vicina via Medina, famosa per gli spettacoli dal vivo tipo la Cage aux Folles. Ovviamente il pubblico, come accade in queste occasioni, era più volte coinvolto attivamente nelle performance dagli artisti.
Ricordo un improbabile Maestro Mazza (di arboriana memoria) che tampinò e sollecitò per tutta la serata il mio amico Marcello Carraro. Conoscevo Marcello come raffinato cavaliere non professionista ma, soprattutto, come brillante imprenditore del settore mototrasporti agricoli (Carraro Trattori) e illuminante sponsor di tante manifestazioni equestri. Quella sera scoprì che era anche un ottimo cantante e ballerino! E anche un uomo ironico e divertente, di semplicità assoluta.
Ci divertimmo da pazzi e persino Fabio Brotto (talentuoso cavaliere del nord est) si sgelò tanto che nemmeno la sua altissima statura e il capello teutonico, gli furono d’impaccio per l’esecuzione di una scatenata tammurriata. Potenza della contagiosa allegria napoletana!
La mattina però era tutt’altra storia. I più alloggiavano negli alberghi convenzionati dal concorso, che Teresa e Toto Naldi avevano messo a disposizione. Il campo gara era facilmente raggiungibile a piedi o dal Mediterraneo o dal Royal. E così ad un passo erano pure le accattivanti “stuzzicherei” e pizzerie di via Roma e dintorni. I più felici del concorso però furono i groom (ovvero gli artieri).
Relegati in genere di sera, alle sole strutture recettive del concorso(il groom vive con i cavalli e li cura e sorveglia come figli) impazzivano di gioia per le pizzerie confinanti alle scuderie e i baretti affollati di vita! Altro che gli arresti “domiciliari” di tutti i grandi concorsi quando si ritrovano isolati dal mondo in scuderie o centri di allevamento! Di sicuro una condizione irripetibile in altri Concorsi sparsi nel mondo. Parlare delle gare sembra quasi superfluo.
Le gare sono gare ovunque si disputano e le difficoltà dei campi variano come i tracciati. Quello che inizialmente temevano i concorrenti, che disputavano la gara in Piazza del Plebiscito , era la vicinanza ad un folto pubblico non abituato ai silenzi rispettosi quando cavallo e cavaliere sono impegnati in un percorso. Ma i cavalli sono sempre migliori di quello che pensiamo. Nessuno di loro si turbò per qualche applauso anticipato, anzi parevano gradire l’afflato che il pubblico napoletano (tribune sempre gremite, biglietti gratuiti) manifestava calorosamente. Nemmeno le botte e i fuochi artificiali per lo scudetto del Napoli del 2007, li spaventò. Erano cavalli campioni anche loro!
La città partecipò tutta a quell’evento per tutte e quattro le edizioni svoltesi (dal 2005 al 2008), i centri ippici cittadini sfilarono in campo con i ragazzi delle scuole come i Carabinieri e il loro formidabile Carosello,ma il momento più toccante fu sicuramente l’esibizione in varie discipline equestri dei diversamente abili. E Napoli fu ancora una volta prima nel delineare le linee guida del settore paralimpico equestre, ospitando nella manifestazione un convegno sul tema,curato dalla dottoressa Stefania Cerino (poi responsabile del dipartimento in Federazione) e promosso dal Comitato Regionale Equestre Campano. Furono delle giornate di grande sport.
Quando alla quarta edizione, quella del 2008, il presidente di Giuria, Cesare Croce (allora presidente della Federazione Nazionale), insieme agli altri componenti validissimi, (vero Giovanna Ragozzino?) tirò un sospiro di sollievo e di soddisfazione a concorso terminato, perché tutto aveva funzionato perfettamente, diede appuntamento all’anno prossimo.
Erano stanchi, ma entusiasti e nessuno di loro pensava che non sarebbero tornato più in quel campo di gara unico al mondo. Ma è quello che è successo purtroppo. Ancora oggi a distanza di anni, in giro per Concorsi mi chiedono: ma perché Piazza del Plebiscito, non si fa più? Ed io, sconsolata, non riesco a trovare una risposta… Qualcuno sa dirmelo?













