Mimmo Carratelli

Mimmo Carratelli

Giornalista e scrittore. È stato inviato speciale e caporedattore al “Roma” di Napoli, a “La Gazzetta dello Sport”, al “Corriere dello Sport-Stadio”, a “Il Mattino”, oltre che vicedirettore del “Guerin Sportivo”.

Palombella azzurra

di Mimmo Carratelli

Napoli-Juventus, una sfida infinita. Ne ripercorriamo alcune partite che hanno scritto la storia del calcio italiano

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Il rigore di Cavani in finale

Torna Napoli-Juventus, una partitissima sempre accesa dall’aspra rivalità. L’ultimo “siluro” rifilato alla Juve dal Napoli è stata la finale di Coppa Italia vinta a Roma dagli azzurri (20 maggio 2012) con un rigore di Cavani e un gol di Hamsik (2-0). Anche Maradona si accorse quanto valesse nel cuore e nell’attesa dei tifosi azzurri la sfida con i bianconeri.

Anche Diego afferrò il senso di una battaglia infinita, di un confronto ad alta tensione, forte di una lunga tradizione di sfide, punteggiata da memorabili imprese. Non solo il predominio juventino negli anni di maggiore forza del club torinese, ma anche le storiche vittorie azzurre, spesso sbocciate dal cuore, dall’orgoglio, dalla grinta di piegare un avversario tosto contro il quale la vittoria valeva sempre un campionato. Lo capì Diego quel pomeriggio in cui la sua mirabile e “impossibile” punizione nei sedici metri, con la barriera bianconera a poca distanza, un ostacolo apparentemente insormontabile, colpì la Juve per l’1-0 del 1985 al San Paolo. Volò la “palommella” del pibe oltre i difensori schierati a muro e andò a posarsi nell’angolo alto alla sinistra di Tacconi, autentica statua di sale sulla prodezza di Diego.( https://www.youtube.com/watch?v=YbpwclRaNUU )

La Juve era imbattuta a Napoli da undici anni (4 vittorie e 7 pareggi). Arrivava sempre con l’aria padrona e l’arroganza della squadra cui tutto era dovuto. Era il secondo anno di Diego. Nel primo anno, il Napoli aveva perso 2-0 a Torino e fatto 0-0 al San Paolo. Arrivò la Juve di Platini e Cabrini, di Scirea e Laudrup, di Brio e Bonini e fu inchiodata ad una sconfitta che scalda ancora i cuori dei tifosi nel sogno di quella “piuma” che si adagiò nella porta di Tacconi, sotto la pioggia di novembre, un bellissimo novembre.

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Il funerale alla Juve

La lunga sfida cominciò nel primo anno del girone unico di serie A (1929-30). Prima giornata, prima partita degli azzurri contro la Juventus. A Torino, il 6 ottobre 1929. Uno scontro epico descritto dagli “inviati” dei giornali napoletani con toni accesi. Perché fu subito battaglia. Giocava e picchiava la Juve di Combi, Rosetta, Caligaris, Varglien, Munerati, Cevenini, Orsi, una formazione di giocolieri e combattenti. Gioco duro, il Napoli fatto a pezzi finendo il match in otto con De Martino, Roggia e Zoccola azzoppati. Il gol di Munerati a cinque minuti dalla fine (3-2) segnò la vittoria della Juve. C’erano già ampi motivi di rivincita, di botte da restituire, in confronti che si sono annunciati spesso aspri. Il Napoli si riscattò l’anno dopo a Torino mettendo a segno la prima di sette vittorie azzurre sul campo bianconero. Vinse la squadra di Garbutt con i gol di Buscaglia e Vojak (2-1).

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Il Napoli 1929/30

La Juve entra nella storia del Napoli anche nelle partite inaugurali dell’Ascarelli e del San Paolo. Nello stadio degli anni Trenta, andò in vantaggio di due gol. Nell’intervallo Garbutt inchiodò gli azzurri alla vergogna di quel risultato. La reazione in campo fu furiosa. Due gol di Buscaglia, “il motorino”, siglarono il pareggio. Era già la Juve dei cinque scudetti degli anni Trenta. Ma il Napoli era uno squadrone, due volte terzo in classifica. Alla Juve le suonò in casa (quattro vittorie consecutive all’Ascarelli), ma perdeva regolarmente fuori. Dovettero passare 18 anni perché si registrasse la seconda vittoria del Napoli a Torino. Barbieri, una scattante ala sinistra azzurra, siglò il clamoroso 3-1 nella porta di Sentimenti IV. Era il 21 aprile 1948. Il Napoli incastonò la perla di quella vittoria in un campionato disastroso concluso con la retrocessione.

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Hasse Jeppson

Passarono altri otto prima che un solitario gol di Jeppson firmasse la terza vittoria azzurra sul campo juventino (15 aprile 1956). Era il Napoli di Bugatti, Comaschi, Castelli, Posio, Vitali, Jeppson, Pesaola. La prima epica partita al Vomero fu quella del 3-2 del 18 gennaio 1953. La Juve si portò in vantaggio con John Hansen e Praest, due papere di Casari. Ma poi il portiere azzurro evitò la capitolazione negando a Praest il terzo gol bianconero (parandogli il tiro col sedere) e il Napoli nella ripresa andò a mille. Pareggiarono Pesaola e Jeppson. Al 90’ Amadei infilò il gol della vittoria. Carletto Parola, lo stopper juventino famoso per le rovesciate volanti, abbracciò un palo della porta e scoppiò a piangere per la cocente delusione.

La stagione magica fu quella 1957-58. Doppia vittoria azzurra. Un trionfo a Torino (3-1) in novembre. Bugatti con la febbre, miglior portiere italiano, parò l’imparabile e Vinicio, Novelli e Di Giacomo infilarono tre banderillas nella porta di Mattrel.

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Charles, Sivori e Boniperti

Era la Juve di Sivori, Charles e Boniperti. Indimenticabile il match di ritorno al Vomero (20 aprile 1958), seconda epica partita con la Juve nello stadio della collina. Folla straripante ai bordi del campo. Dopo lo sportivissimo assenso di Boniperti a giocare, Concetto Lo Bello diresse quella gara mozzafiato. Un’altalena di gol. Due volte il Napoli in vantaggio, con Vinicio e Brugola, due volte raggiunto. Allo scadere del match il gol risolutivo di Bertucco (4-3).

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Achille Lauro

Lauro dette a ciascun azzurro un premio straordinario di 100mila lire e di una immagine della partita conservò una gigantografia nel suo studio alla Flotta.
Dopo l’Ascarelli, la Juventus inaugurò anche il San Paolo (6 dicembre 1959) che, all’inizio, si chiamò Stadio del Sole. Il Napoli vinse con i gol di Vitali e Vinicio (2-1). Era sempre un’impresa battere la Juventus. Fuori casa, un’impresa ancora più ardua.
Al tempo di Sivori e Altafini, il Napoli batté la Juve al San Paolo (1-0) con un gol di Josè. La squadra azzurra concluse il campionato (1965-66) al terzo posto, tre punti avanti alla Juventus.

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Enzo Montefusco

Piuttosto “gustosa” la vittoria al San Paolo (2-1) con due reti di Montefusco, una addirittura di testa (1 dicembre 1968). Il match si concluse con una clamorosa rissa e le maxi-squalifiche per Panzanato, Salvadore e Sivori. Fu l’ultima partita di Omar in Italia. Nella storia azzurra resta fissata la partitissima del Napoli di Vinicio a Torino (6 aprile 1975) lottando per lo scudetto. Zoff negò il gol del 2-1 a Juliano, poi Altafini, subentrato nell’ultimo quarto d’ora a Damiani, siglò il 2-1 per la Juve. Zoff e Altafini erano passati alla Juve due anni prima. Il Napoli concluse il campionato al secondo posto, due punti dietro la Juve campione.

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Hamsik e Lavezzi

Nei sette anni di Maradona, 6 vittorie, 4 pareggi, 4 sconfitte con la Juve. La squadra del pibe bissò l’impresa del 1957 vincendo a Torino (3-1) e a Napoli (2-1) nell’anno del primo scudetto (1986-87). A Torino, negli ultimi venti minuti, i gol di Ferrario, Giordano e Volpecina frantumarono il vantaggio bianconero di Laudrup. Clamoroso, poi, il 5-3 azzurro (20 novembre 1988) sul campo bianconero con tre gol di Careca, uno di Carnevale e un rigore di Renica.

Siccome i tempi felici a volte ritornano, anche il Napoli di Hamsik e Lavezzi ha fatto il doppio colpo (2009-10) sorpassando a Torino la squadra di Buffon e Trezeguet (3-2) con una doppietta di Marekiaro e un gol di Jesus Datolo (Jesus, fate luce) e bocciandola al San Paolo con Hamsik, Quagliarella e Lavezzi (3-1).

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Nelle infinite sfide con la Vecchia Signora, brillano il 5-0 del Napoli nella Coppa Italia 1977-78 (4 gol di Savoldi, allenatore Gianni Di Marzio) e il 5-1 nella Supercoppa italiana 1990 (doppiette di Silenzi e Careca, gol di Crippa). E, ancora di più, il 3-0 al San Paolo nei quarti di finale della Coppa Uefa 1989 che ribaltò lo 0-2 di Torino. Allo scadere di due ore di gioco, al penultimo minuto dei supplementari, Renica sfilò alla Juve il passaggio alla semifinale della Coppa che il Napoli avrebbe conquistato a Stoccarda.

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Paolo Cannavaro

Nel conto delle partite indimenticabili c’è anche quella in cui Paolo Cannavaro arpionò la Juve per il 3-3 e il Napoli guadagnò ai rigori il passaggio agli ottavi di Coppa Italia del 2007. Il Napoli di De Laurentiis ha avuto il merito di andare in testa nelle vittorie casalinghe contro la Juve (21 a 20) ed è un’altra soddisfazione. La squadra azzurra degli ultimi sette anni è in netto vantaggio su Madama con 5 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte, imbattuta in casa contro i bianconeri (4 vittorie e 2 pareggi). La Coppa Italia è giunta a suggellare il miglior rendimento del Napoli della rinascita sull’avversario storico di Torino.

Tre campioni bipartizan

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Altafini e Sivori azzurri

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Altafini e Zoff bianconeri

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