di Valerio Caprara
Musiche accattivanti, exploit di montaggio e dialoghi che spiegano l’inspiegabile. “Le leggi del desiderio” l’ultimo film diretto ed interpretato da Silvio Muccino (ci sono anche Nicole Grimaudo, Carla Signoris e Maurizio Mattioli) gronda d’ardori romanzeschi…
“Le leggi del desiderio” gronda d’ardori romanzeschi, sfoggi stilistici, metafore esistenziali, affondi nel vivo di sentimenti di ieri, di oggi e di sempre. Decisamente troppo. Intendiamoci, le ambizioni sono più che legittime e Silvio Muccino ha già dimostrato di possedere un certo coraggio (taluni direbbero improntitudine) nel prendere di petto un vagone di svariati e caldi argomenti, immetterli in un copione singolo e portare a termine film ai quali, in pratica, non deve “mancare niente” delle problematiche messe in campo.
Stavolta tocca ai cosiddetti trainer motivazionali, figure che starebbero prendendo piede anche in territorio nostrano con tutta la loro ambiguità istrionica e tutta l’inevitabile scia di reazioni estreme suscitabili. Magari Muccino e la sceneggiatrice Carla Vangelista hanno pensato alla delirante interpretazione di Tom Cruise in “Magnolia”, ma poi hanno deciso di allestire uno show che mettesse in ballo identikit sociologico-caratteriali più a portata di mano. Ecco, così, il profeta cialtrone Canton da lui interpretato che becca tre cavie umane e scommette coram tv che in sei mesi le porterà a realizzare i loro desideri repressi (ovviamente lusso, potere, successo, denaro).
L’errore, si capisce subito, sta nel sovraccaricare le caratteristiche psico-fisiche-comportamentali dei malcapitati e quindi a costringere i pur bravi interpreti a un tour de force macchiettistico impressionante: Mattioli sovresposto da un concentrato ipercalorico vanziniano, Signoris da freddure pretesche sub-vaticane, Grimaudo che per dimostrare squallore ha i calzini bucati e pesta cacca di cane, Ward che fa le facce libidinose come le farebbe Maccio Capatonda di “Italiano medio”. Musiche accattivanti, exploit di montaggio e dialoghi che spiegano l’inspiegabile.









