Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

Logiche da Oscar

di Valerio Caprara

Gli ultimi verdetti non tolgono e non aggiungono nulla alla leggenda che celebra se stessa in nome e per conto del gusto medio e gli umori estemporanei delle corporazioni hollywoodiane

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Valerio Caprara

Prendere di petto gli Oscar è un esercizio assai donchisciottesco. Dietro la sfavillante e piacevole vetrina, infatti, si muove da sempre una macchina talmente mastodontica e connessa alle logiche interne della prima industria cinematografica del mondo da rendere se non insignificanti, superflui gli eventuali tackle spericolati della critica.

Dunque gli ultimi verdetti non tolgono e non aggiungono nulla alla leggenda che celebra se stessa in nome e per conto del gusto medio e gli umori estemporanei delle corporazioni hollywoodiane.

Il caso Spotlight

Il caso Spotlight

Non stupisce, in questo senso, il trionfo di “Il caso Spotlight” (le nefandezze della Chiesa cattolica) come non stupirono a suo tempo quelli di “Voglia di tenerezza” (il flagello del cancro), “A spasso con Daisy” (i fardelli della senilità) o “12 anni schiavo” (le stimmate dello schiavismo): la nobiltà dei contenuti, si sa, spinge spesso fuori campo gli exploit del linguaggio…

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Revenant

Che poi il superclassico Spielberg di “Il ponte delle spie” sia sembrato inferiore a un collega pamphlettista resta un mistero buffo di cui, peraltro, difficilmente si rioccuperanno i posteri.

In quanto a “Revenant – Redivivo” –sottinteso che Inarritu non doveva o poteva vincere due volte di seguito- la sua buona, ma non eccelsa qualità è servita a recapitare finalmente la statuetta di migliore attore al grande Leo DiCaprio, umiliato e offeso nel passato ancorché protagonista di acclarati capidopera.

Tarantino Morricone

Morricone e Tarantino

San Morricone salva dalla disfatta Tarantino, l’inedita Larson rivendica la forza di una madre nel thrilling riuscito a metà “Room”, Stallone perde l’ennesimo match della sua vita artistica, il geniale copione firmato da Aaron Sorkin per “Steve Jobs” non è stato neppure nominato e la sfida dell’action-movie “Mad Max: Fury Road” agli autori col bollino è gratificata da una pioggia di Oscar tecnici.

Perlomeno in questo modo il Don Chisciotte cinefilo ringrazia e s’accontenta.

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