Meno male che Apicella c’è…

 di Frank Cimini

Se il primo pagamento fu a Roma a Mariano Apicella il processo Ruby ter va trasferito da Milano alla capitale, dicono le difese. E non è roba da poco. Insomma con tutti i soldi che Silvio Berlusconi ha distribuito alle ragazze il destino degli atti verrebbe deciso dai quattrini dati a un maschio, l’ex parcheggiatore abusivo partenopeo (e parte napoletano direbbe Totò…) diventato cantautore per esclusivo merito del Cav ex Cav

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Apicella, che avrebbe dichiarato il falso sulle notti di Arcore in cambio di denaro, viene trattato come un’olgettina. Lui che non è portatore sano dell’unica vera ossessione ancora oggi dell’uomo prossimo agli ottant’anni, pronti ad arrivare a settembre.

Dunque non è vero che B. paga solo le donne. C’è anche questo nelle eccezioni preliminari proposte dagli avvocati difensori nell’udienza in cui un giudice deve decidere se c’è materia per mandare a giudizio il patron di Mediaset con una trentina di altre persone. Anzi. Il primo a prendere soldi fu un uomo e questo potrebbe portare il processo a Roma, sede giudiziaria che una volta aveva fama di porto delle nebbie dove ogni inchiesta veniva insabbiata.

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Apicella e Berlusconi, il duetto

Una volta. Il passato, solo il passato, per chi si era bevuto la favola di Mani Pulite. Comunque parlando esclusivamente del presente, sulla sabbia Milano non scherza e non ha nulla da invidiare a nessuno. Expo, basta la parola. Ruby ter può essere celebrato tranquillamente a Roma o altrove, anche se la procura di Milano è affezionata a B., non vuole perderlo e ha tuttora il dente avvelenato per l’assoluzione nel Ruby uno.

 

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