Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

L’ermellino sfrangiato

 di Valerio Caprara

Vincent ha costruito in “L’hermine” (titolo originale che allude all’ermellino che indossano i giudici) un puzzle umano e sociale che a poco a poco si sfrangia prima di potere acquisire un senso narrativo convincente e compiuto

« L’Hermine » un film de Christian Vincent

Quanto sia bravo Fabrice Luchini, lo sappiamo da tempo; e quanto sia ricco il genere processuale pure. La combinazione, però, non rende “La corte” un film migliore. Anche se in grado di confermare il fatto che il cinema francese può contare su una gamma ben più ampia della nostra di spunti, argomenti, tagli e tonalità, infatti, il regista Vincent ha costruito in “L’hermine” (titolo originale che allude all’ermellino che indossano i giudici) un puzzle umano e sociale che a poco a poco si sfrangia prima di potere acquisire un senso narrativo convincente e compiuto.

55028_ppl

Il Presidente di Corte d’assise Racine è, in effetti, un personaggio perfetto per le impagabili espressioni dell’attore: misantropo, solitario, squallido e soprattutto severo tanto da essere soprannominato il “giudice a due cifre” perché le sue condanne non sono mai inferiori a dieci anni, è impegnato in un caso d’infanticidio che coinvolge una coppia sottoproletaria distrutta dal dolore, dal sospetto e dal rancore.

"L'Hermine" de Christian Vincent

Più che il meccanismo tecnico del procedimento, del resto illustrato a profusione in molti precedenti, viene delineata la trama intricata e ingannevole delle diverse prospettive che inquadrano il caso nudo e crudo: così il regista può accennare sia all’atteggiamento e alla predisposizione dei giurati, sia alla condizione etnico-sociale degli imputati, da cui un po’ troppo meccanicamente discenderebbe il crimine commesso. Dicevamo, appunto, “accennare”: “La corte” è un film certo pudico e lieve, che non riesce però a irrobustire drammaturgicamente i temi messi in campo (non a caso la giuria pasticciona dell’ultima Mostra di Venezia gli ha assegnato il premio per la migliore sceneggiatura.

la-corte-film-1160x653

Tanto da obbligare ad aggiungere un mini colpo di scena che riguardi la vita privata del magistrato e faccia balenare la consolatoria idea che non sia davvero un uomo così arcigno e arido. Luchini regge l’impianto rischiando anche di gigioneggiare (non a caso la succitata giuria gli ha assegnato la Coppa Volpi al miglior attore) e gli attori, a cominciare dalla donna del mistero interpretata da Sidse Babett Knudsen, cercano di stargli dietro con le dovute devozione e discrezione.

 

 

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore