di Mimmo Carratelli
Un vulcano di donna, capelli fiammeggianti, tempesta di ricci di fuoco, carattere lavico, colata irresistibile di interessi, emozioni, sfide, e soprattutto donna di teatro, un’attrice a tutto tondo, Iaia Forte, napoletana nata a mezza collina, al Corso Vittorio Emanuele, con la vista sul golfo delle sirene.
Sognava di diventare un’archeologa, visitatrice appassionata di rovine, “luoghi magici sospesi nel tempo” dice. Il teatro l’ha sottratta a una vita da Indiana Jones scavando nel segreto di personaggi che hanno nutrito la sua intensa carriera, ventisei interpretazioni teatrali, da quel primo “Add’a passà ‘a nuttata” di Leo De Bernardinis nel 1990, quaranta film con le regie di Pappi Corsicato, Martone, Marco Ferreri, Marco Risi, Paolo Sorrentino, cinque serie televisive. Sul palcoscenico è stata Medea, Ofelia, Cressida, Dorina, Lisistrata, Didone. Ma le mancava un personaggio maschile. Proprio così, maschile. L’ha scoperto in un libro di Paolo Sorrentino, “Hanno tutti ragione”, e il personaggio è Tony Pagoda. “Per la prima volta nella mia carriera sono stata un uomo. Di Tony Pagoda mi ha affascinato il suo continuo bisogno di amore, il suo lato femminile. Ho interpretato regine e prostitute. Un uomo mi mancava”.
Come le è venuta l’idea di portare in teatro “Hanno tutti ragione”? Avevo letto in pubblico un capitolo del libro in occasione del Premio Fiesole, vinto dal romanzo di Sorrentino, e ho capito che poteva diventare uno spettacolo.
Cos’ha in comune con Tony Pagoda, provocatorio, cocainomane, sempre al limite, pieno di inquietudini? Ben poco spero … forse il piacere di cantare e una certa inquietudine vitale.
L’emoziona ritornare a recitare a Napoli? Certo. Napoli non è solo la città dove sono nata, ma è il luogo a cui devo la mia formazione teatrale. Poi è una città talmente bella che mi emoziona di per sé.
Come è venuto fuori il suo originale nome? Mi chiamo Maria Rosaria e sono la prima di tre fratelli che non riuscendo a pronunciare il mio nome per intero mi chiamavano Iaia. Da allora nessuno mi ha più chiamato Maria.
La sua famiglia? Mio padre insegnava all’Università, mia madre casalinga. Entrambi hanno contribuito a suscitare in me l’amore per il teatro e il cinema.
Recitava da bambina? Devo dire che non ho mai pensato da piccola di fare l’attrice. Studiavo danza e, per un certo periodo, ho studiato anche violino. Poi, da adolescente, ho iniziato a lavorare come ballerina in un gruppo di teatro sperimentale ed ho pensato di tentare il concorso al Centro sperimentale di cinematografia. Mi hanno presa e da lì ho cominciato a fare questo lavoro in cui mi ero già cimentata.
Le prime esperienze teatrali a Napoli… Ho iniziato con Marialuisa Santella, poi ho lavorato con Laura Angiulli, ma il vero debutto professionale è stato con Toni Servillo nello spettacolo di Enzo Moscato “Partitura”. Ho continuato a fare vari spettacoli con “Teatri Uniti” che considero la mia vera grande scuola non solo di teatro.
In quella realtà ho incontrato le persone che ancora oggi sono i miei più cari amici. L’esperienza in un gruppo è fondamentale per chi fa questo lavoro. Quando poi il gruppo è “Teatri Uniti” è una vera fortuna. Teatri Uniti è un laboratorio teatrale permanente, nato a Napoli nel 1987, fondato da tre registi, Mario Martone, Toni Servillo e Antonio Neiwiller.
Come è avvenuto il passaggio dal teatro al cinema e che differenza c’è fra le due attività? Devo dire che è stato un passaggio abbastanza naturale. Penso che la vera differenza è che il cinema è dei registi mentre il teatro è degli attori. Mi piace molto fare cinema, ma la mia vera passione è il teatro.
Lisistrata è il personaggio cui è più legata? No, assolutamente. Forse Celimene del “Misantropo” o Molly Bloom dall’’Ulisse’ di James Joyce. Ma amo tutti i personaggi che ho fatto. Ho avuto la fortuna di incontrarne di grandi! Medea, Titania, Geltrude e, ora, questo Tony Pagoda che mi fa molta simpatia.
Quando ha scelto di trasferirsi a Roma? Ê stata una scelta obbligata per la necessità di frequentare il Centro sperimentale di cinematografia. Poi mi sono sposata e ci sono rimasta. Ma penso sempre di tornare un giorno a Napoli e stabilirmi magari in una casa da dove si vede il mare. Mi manca il mare a Roma, la sua luce e lo spazio mentale che mi regala.
Quale è oggi il suo rapporto da lontano con Napoli? La lontananza mi ha fatto vedere ed amare Napoli con una maggiore intensità. Il rapporto che ho con la città è come quello che ho con la giovinezza.
Quando torna a Napoli quali posti e quali amici frequenta? Vado sempre a casa di una amica carissima, Anna, e mi piace avere una ritualità gastronomica. Adoro la briosce con la palla di Cimmino e la pizza di Michele o di Ciro a Santa Brigida dove c’è un personale molto simpatico. Torno spesso a Capodimonte e al Museo archeologico che sono luoghi con un patrimonio meraviglioso. Poi mi piace andare allo Scoglio, a fare la sauna naturale, passeggiare per il Borgo Marinari e andare a trovare Alessandra, un’amica che abita in quella meraviglia che è Palazzo Donn’Anna”.
E’ sposata? Ha figli? Ho un compagno, non ho figli.
I suoi programmi futuri? A teatro, con la regia di Martone e l’Orchestra di Piazza Vittorio, farò una Carmen riscritta da Enzo Moscato, una volta finita la tournée di Pagoda. Ora sto per girare il film “Ho ucciso Napoleone”di Giorgia Farina.
Fa il tifo per il Napoli? Tantissimo e sono una grande fan di Maradona.
E’ superstiziosa? No, assolutamente. Qualche piccola mania, magari.
Quella mania di comprare ex voto? Li prendo nei mercatini di tutto il mondo e poi chiedo una grazia al cielo.
Adora i tacchi alti? Ma sì. Quelli di Prada. Ma non per fare la vamp. Trucco quasi zero. Mi basta un filo di rossetto, quello rosso di Armani.
E’ sempre in forma. Non è la mia ossessione. Nelle diete sono incostante. Un po’ di esercizi sul tapis roulant e un po’ di yoga.
Come inizia le sue giornate? Alla napoletana. Caffè e sigaretta. Poi vado al bar a leggere i giornali.
Iaia Forte sorride e si allontana con la sua “sovrana allegria”, definizione di Goffredo Fofi. Una ragazza napoletana con tanta autoironia e il suo carattere felice. Contagioso a starle vicino.













