Valerio Caprara

Valerio Caprara

Professore di Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e dal 1979 critico cinematografico del quotidiano “Il Mattino”. Presidente della Campania Film Commission.

Al lupo, al lupo!
La fiaba dell’utopia ecologista

di Valerio Caprara

Firmato dallo specialista in odissee ferine Jean Jaques Annaud, il film è la trasposizione del libro più letto in Cina dopo quello rosso di Mao. “L’ultimo lupo”, con Shaofeng Feng, Shawn Dou e Yin Zhusheng, offre allo spettatore una sfilata di sequenze maestose e paesaggi di una bellezza incantevole…

'L'ultimo lupo' di Jean-Jacques Annaud - DA E PER CRISTALLI

“L’ultimo lupo” ha sicuramente i difetti del blockbuster ruffiano nei confronti degli animali incalzati dal pericolo dell’estinzione, ma offre allo spettatore una tale sfilata di sequenze maestose, paesaggi di una bellezza incantevole e scene venatorie avvincenti e realistiche da farsi perdonare la non iscrizione al club degli spettatori smaliziati.

'L'ultimo lupo' di Jean-Jacques Annaud - DA E PER CRISTALLI

Firmato dallo specialista in odissee ferine Annaud, il film è la trasposizione del libro (Mondadori ediz. Italiana) più letto in Cina dopo quello rosso di Mao: se non si è in vena di amare ironie e considerando anche l’oceanico successo al botteghino del film, il dato servirà a fare riflettere sullo strapotere universale delle fiabe moderne incentrate sull’utopia ecologista.

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Con i toni altisonanti adatti all’occasione, il film racconta del giovane Chen costretto dalla Rivoluzione Culturale a lasciare Pechino per rieducare ed essere rieducato nel corso di uno scomodissimo soggiorno nella misteriosa Mongolia. Anche grazie allo spirito ribelle dei locali, nient’affatto rassegnati a farsi indottrinare dai dettami delle Guardie Rosse, il protagonista riesce a entrare in contatto di pelle e di cuore con lo spirito dei luoghi di cui i lupi, predatori per eccellenza, incarnano l’anima più mitica e temuta.

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Il cittadino ha modo, così, di procedere a un’iniziazione che rappresenta la perfetta antitesi degli indottrinamenti ideologici, cedendo però all’insano proposito di allevare un cucciolo di quella feroce e magnifica specie che si merita appieno la libertà e il perenne vagabondaggio nel contesto di una natura non addomesticata (checché ne pensino i contadini delle nostre meno selvatiche contrade).

Impossibile pretendere, a questo punto, la sociologia sulla vita dei nomadi e neppure un’interpretazione ad alto tasso filosofico dell’interazione antropologica di sacro e soprannaturale e, per quanto ci riguarda, ci si può accontentare delle riprese a rotta di collo tra i boschi e le steppe della natura primordiale.

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