di Carlotta D’Amato
l derby dell’ovvio l’ha vinto l’abbronzato su Fazio che strazio. Questo festival, diciamo la verità, era anche il duello della televisione acqua, lampade e sapone di Carlo Conti contro quella della Gauche al basilico e con la puzza sotto al naso di Fabio Fazio, la tivvù nazionalpopolare contro la tivvù nazionalintellettuale, e meno male che, comunque, c’è sempre il telecomando e una galassia di canali, un bel film di Totò e Peppino lo si trova sempre per fortuna.
Battuto, stracciato, asfaltato. L’omino del meteo e la mini valletta con lingua biforcuta è vero, l’anno scorso, hanno combinato un tale disastro che era difficile fare peggio. Ma beccare un milione di telespettatori e 4 punti di share in meno al debutto è davvero troppo, altro che Waterloo e Napoleone. Ed è la stessa musica anche il secondo giorno con lo share a 40.64 per cento con 11 milioni e 13 mila spettatori (lo scorso anno,Fabio Strazio si fermo’ al 33.95 con 7 milioni 710 mila fazisti).
Il pubblico ha scelto Conti quello che fa serate con Panariello, Pieraccioni e Ceccherini, i comici fiorentini, invece del Fazio che ama far coppia e dispensare verità ora con Saviano, ora con Gramellini, ora con Baglioni, quell’aria da primi della classe e che pensano di fare televisione di nicchia, addirittura di qualità.
Graffiante donna Clerici, nostra signora delle pizze e dei purè, cuoca anche a Sanremo. “Alla faccia della nicchia. W Carlo…”. Più chiaro di così. Ma più della promozione di Conti e la bocciatura tombale di Fazio, perché Sanremo è sempre Sanremo..
Giorno 2; quello delle nuove proposte, fondamentalmente e, se chi ben comincia è a metà dell’opera, possiamo anche spegnere e riaccendere la tv tra un paio d’anni almeno.
Apre la gara una band di ragazzi che si dimenano sul palco, uno è vestito completamente di fiori, ed io vorrei aver il numero del loro pusher perché so di non poter arrivare a fine serata. Un altro, un 17enne romano attacca la solfa del ragazzo di periferia in cerca di riscatto; soltanto che il ragazzo in questione non viene dalla favelas di Rio, ma da San Basilio, un quartiere popolare di Roma e la mattina per andare a scuola prende nientepopodimeno che l’autobus. L’autobus capite? E questo disagio immenso gli ha ispirato una canzone raccapricciante che per fortuna non passa. Poi è il turno degli altri, uno che viene dalla scuola di Amici, credo il numero 30 di questo festival, e la prima parte della serata va liscia con l’esibizione degli altri big in gara.
Arrivano i super ospiti, il primo è Joe Bastianich, giudice di masterchef che non so se sia stato più fuori luogo l’essersi presentato col cappello in testa o aver consigliato il menù di San Valentino che sarebbe il seguente; la fassona, a’ past’ che purpett, e la New York Cheesecake. Ho capito, pure questo si è sniffato lo zucchero a velo. Se qualcosa mi ha insegnato questo Sanremo, è che nella vita non conta ciò che fai, i titoli, lo studio, la famiglia, le radici; se non sei amico di Carlo Conti non sei nulla, non puoi nulla e pure Biagio Antonacci, amico di vecchia data, lo sa bene.
Vabbè, in fondo, non è male come cantante, qualche pezzo lo ha azzeccato e pensi che forse un po’ di meriti li abbia, ma, all’improvviso, intona “Quando” di Pino Daniele ed un brivido ti percorre la spina dorsale perché è un po’ come se Salvini cantasse O’ surdat’ nnammurato’ insomma, nun ci’azzecca niente.
Le vallette poi questa sera tra una Emma modello siciliana in pizzo rosso, Arisa un po’ educanda e un po’ “50sfumature di vorrei ma non posso”, e la spagnola che ci delizia con dei proverbi che mi fanno mettere in discussione la dignità di un popolo e di una cultura che prima stimavo, si confermano di un piattume senza fine. Insomma, sono arrivate a fare peggio della Canalis che ai suoi tempi intervistava Clooney.
Intanto, Conti uomo biscottino, meno abbronzato di ieri sera, ci ha tenuto tutta la sera sul filo di lana perché stava arrivando Charlize Theron, come se fosse un evento epocale.
Peccato che meno di un anno fa, la De Filippi l’abbia coinvolta in quelle pantomime di C’è posta per te, a cui ci ha abituato da anni. Qualche originalissima domanda sulla carriera, sulla sua storia d’amore, sui figli adottivi, su Nelson Mandela famoso per aver toccato la statuetta dell’Oscar con le mani azzeccate di zucchero e basta, e i 120.000 euro del cachet, sfumano così, in un lampo. Ma lei è talmente bella che le si perdona tutto. Alla Rai, no.
Anche stasera nulla di nuovo, un Festival senza anima, senza ritmo, quando, compaiono Biggio e Mandelli, armati di trombetta per censurare le parolacce del testo, loro, che hanno una comicità talmente greve che la coppia Boldi e De Sica al confronto è minimal chic.
Spengo la tv su Conchita Wurst, donna barbuta sempre piaciuta, sperando che domani vada meglio, ma si sa “chi di speranze vive….”.














