di Carlotta D’Amato
Il fatturato di McDonald’s è in crisi: nel secondo semestre del 2014, la catena di fast food ha segnato 1,07 miliardi di dollari di utili, contro gli 1,52 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso.
Il fatturato è calato del 5 per cento a 6,99 miliardi di dollari. Il colosso degli hamburgers, quello dell’insegna con la M gigante, è in declino schiacciato dall’esclusivismo del vegano e del vegetariano, dalla dittatura del cibo bio che si sta diffondendo a macchia d’olio e non risparmia nemmeno le catene dei nostri supermercati che dedicano al Biologico intere linee di prodotti. Un tempo, nei primi anni 90, quando si entrava in uno dei tanti punti di McDonald’s ti sentivi cittadino del mondo, con quel profumo inconfondibile di frittura che impregnava l’aria, il sapore del ketchup e quel gusto di America che ti faceva sentire un po’ cosmopolita.
In Italia, in quegli anni, i ristoranti etnici ancora non esistevano, eccezione fatta per qualche cinese molto diverso da Chinatown e guardato male dai più. Per mangiare indiano dovevi andare a Londra, ed in effetti, il vero indiano, ancora lo mangi lì come a Mumbai, oppure a Parigi per un cous cous come si deve. Ma mangiare quella carne in quei panini rotondi ti faceva sentire “avanti”. Quando aprì il primo McDonald’s in Italia, a Roma, molti tradizionalisti storsero il naso, trattando questi “invasori” con la stessa acredine con cui i loro antenati avevano guardato gli Unni, tanto che gli architetti della M maiuscola furono costretti a rivederne il design per renderlo meno standardizzato e più italian style.
Poi i primi segni di cedimento; i panini con due hamburgers, bacon, cetriolini, formaggio cheddar da 900 calorie, sono stati affiancati da insalate e macedonia di frutta. Yogurt fresco, centrifughe e pasta fredda Barilla fanno oggi compagnia ai menù proteici e ai gelati al caramello. Sempre meno junk food e sempre più “Healthy” food.
In effetti, questa scelta è figlia dei tempi che cambiano, della cultura che ci vuole più magri ed in salute e amanti del cibo light, del tofu e del seitan, cose immangiabili ma che fanno tanto radical chic anche se al supermercato lasci pure la tredicesima e torni a casa con una busta mezza vuota e tristissima.
Siamo nell’era del raw food e del sushi, (anche se in Italia costerà sempre il doppio di quanto costa a Londra ed è buono la metà, ndr ) della verdura coltivata nel giardino pubblico sotto casa che è diventato l’orto del quartiere senza additivi senza concimi senza conservanti.
Perché mangiare da Mc Donald’s, riempirci la pancia di schifezze americane ci fa sentire tremendamente in colpa, e, come se non lo fossimo abbastanza, gli sguardi sdegnati di chi ci guarda tornare a casa con la busta marrone piena di patatine e mcnuggets di pollo bastano a farci passare pure la fame. Oppure, ordinare patatine maxi, Mc Menù 5000 calorie e gelato agli smarties, si, ma la Coca Cola la prendiamo Light, così, per sentirci meno colpevoli.
E mentre il fatturato di “Mac” non arresta la sua discesa, le polemiche sulla partecipazione di McDonald’s e Coca Cola come sponsor dell’Expo 2015 aumentano di giorno in giorno. Secondo l’associazione Slowfood e lo scrittore Mauro Corona, ma anche secondo un buon campione di italiani, la presenza delle due multinazionali alla fiera del cibo e del mangiar bene sarebbe inaccettabile. Lo slogan di Expo 2015 è: Nutrire il Pianeta, un verbo, nutrire, che molte persone non riescono ad associare semanticamente a McDonald’s. Insomma, un po’ come se Erode fosse ambasciatore di Save the Children.
Per molti dunque, la partecipazione di McDonald’s rasenta lo scandalo, ma non per tutti è così; infatti, il patron di Eataly Oscar Farinetti, si è schierato in favore della presenza della multinazionale all’Expo, affermando di guardare con ammirazione agli sforzi profusi dalla compagnia americana sulla qualità di prodotti e materie prime utilizzate e sulla sostenibilità delle politiche aziendali intraprese. Il “si” di Farinetti a McDonald’s e Coca Cola è in effetti una nota stonata, per alcuni, come lo è un rutto che rimbomba in platea alla prima della Scala.
Nutrire, per Farinetti, significa essenzialmente, mangiare e gli hamburgers americani a loro modo, ci sfamano, eccome! Certo è che, al di là delle polemiche, la partnership di McDonald’s c’è, senza dubbio, una grande opportunità strategica. Il cibo spazzatura, grasso idrogenato e olio unto, che assurge a portavoce del mangiar bene, del prodotto di qualità, della freschezza delle materie prime. American taste promosso a pieni voti.. Intanto il pagliaccio Ronald McDonald’s sorride e dietro di lui, anche Farinetti che si dice, stia studiando un nuovo panino tutto italiano, una sorta di McEataly. Sapori vecchi e nuovi, stranieri e nostrani. O forse, dovrei dire, dissapori













