di Alessio Buccafusca
Puoi andare in qualsiasi teatro del mondo e parlare di Carla. Nessuno ti chiederà mai Carla chi? Perché di Carla c’è solo e soltanto lei, Carla Fracci. Madame Carla.
Diecimila entrate in scena, duecento diversi personaggi: Carla è la Danza, quella vera. Quella del cuore. Quella di tutti. Quella che rompe i confini ristretti dei grandi palcoscenici, quella che è andata fra la gente. Perché ballare non è un’arte d’élite, tutt’altro. Ha voluto portare la danza al di fuori dalle scatole d’oro dei teatri d’opera. La Fracci ha danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Il suo pubblico preferito è stato il popolo: operai, studenti, artigiani, impiegati, piccola e media borghesia insomma. Quante volte Nureyev l’ha sgridata. “Ma chi te lo fa fare, arrivi da Londra o New York e subito vai a sbattere a Treviso o Viterbo a ballare in strutture impossibili…”
Il rapporto con Rudolf Nureyev è stato fortissimo. Quando il ballerino scelse l’Occidente, scelse anche la sua compagna d’avventura, Carla Fracci. E’ la danza divenne Paradiso. “Ho travato in lei –disse- lo stile ed il cuore…” Quello che troppo spesso manca nei ballerini di oggi. E la danza classica lentamente va assomigliando sempre più alla ginnastica artistica.
Ho fotografato tante volte Carla Fracci. Così come è successo Con Rudolf Nureyev. Non con tutti si riesce a stabilire un “contatto” speciale, quello che ti riesce a far cogliere l’attimo fuggente. Quello che divide una bella fotografia da una fotografia speciale. Ed ogni volta che la incontro è una “festa”…
“E sai che è così anche per me. Sai che sono molto contenta di essere stata fotografata da te e che le tue foto rappresentano per me qualcosa di speciale. Perché sei riuscito a mettere in luce i miei momenti più intimi. Te l’ho detto sempre, tu possiedi un tesoro enorme, il tuo obiettivo va al di là della danza… ”
Dopo tutti questi complimenti non sarà facile ora intervistarti… Secondo lei come è messa la danza in Italia? Basta fare il quadro della situazione per darsi una risposta. In Italia sono rimasti solo 5 teatri con il corpo di ballo, i ballerini impiegati saranno al massimo duecento. Bene per loro. Ma tutti gli altri? Tutti i ragazzi che hanno studiato e lavorato tanto, sputato l’anima, faticato ora che cosa devono fare?
Ed il futuro credo si prospetti ancora peggio… In Italia ci sono circa 10.000 scuole di danza, ma il futuro dei ballerini è nero. Pochi, pochissimi sono quelli che riescono a trovare lavoro in Italia ed ancora meno all’estero dove la selezione è terribile. La carriera del ballerino è molto breve a differenza del musicista o del cantante ed inoltre è soggetta ad incidenti, talvolta piccoli ed altre volte gravi. La fatica è molta, lo stress altissimo. I ballerini devono stare sul palcoscenico e ballare, ballare, ballare.”
Quanti sacrifici ha dovuto fare lei per diventare Carla Fracci? Ho lavorato tanto, certo, perché senza tanto lavoro non si arriva da nessuna parte. Però confesso che nella mia vita non ho dovuto rinunciare a nulla. Spesso si esagera nel raccontare la danza come un mondo di sacrifici e privazioni: la disciplina, la costanza e lo studio occorrono, non basta mettersi su un piedistallo e dire “Io sono l’étoile” per avere successo. Ma la vita che si conduce è normalissima, almeno per me lo è stata, permettendomi di essere moglie, madre ed anche nonna…
Il suo cuore ha sempre battuto a sinistra. Nelle ultime primarie del centro sinistra ha appoggiato (insieme al marito Beppe Menegatti) la candidatura a governatore della Liguria di Cofferati che poi sconfitto ha lasciato il Pd sbattendo la porta e gridando ai brogli elettorali. Eppure per la disputa della Turandot il primo maggio lei ha preso posizione contro la tesi della Cgil che si opponeva al lavorare il primo maggio… Noi siamo sempre stati molto sensibili alle rivendicazioni dei lavoratori dello spettacolo, dimostrandolo in tante occasioni: per noi, loro vengono prima di tutto perché sono quelli che materialmente fanno vivere i luoghi della cultura. A cominciare da macchinisti, attrezzisti e sarte fino a professori d’orchestra e coristi. Il Primo maggio è una data sacra per i lavoratori e non si può assolutamente mettere in discussione. Però…
Però… Però quest’anno il primo maggio è legato alla straordinaria manifestazione che si terrà a Milano tra maggio e ottobre: l’Esposizione universale del 2015. Una occasione straordinaria per Milano e per l’intero Paese. E quindi non si poteva non tenere la Turandot. Per una volta si può festeggiare lavorando la festa dei lavoratori. Ne sono più convinta. E credo che i lavoratori la pensino come me. Mi auguro però che l’Expo non perda per strada svolga in pieno il suo ruolo…
Che cosa vuole dire? Confido che l’Esposizione universale sia davvero quello che promette di essere, cioè un luogo dove per sei mesi si affronterà il tema della nutrizione e della fame nel mondo, cercando di trovare una soluzione. E che, insomma, non sia una fiera dove si espone il risotto alla milanese o il Sushi di Tokio…













Nessuno meglio di Alessio Biccafusca poteva raccontarci chi è Carla Fracci. Profondo conoscitore della Danza Classica e dei piu’ grandi Teatri al mondo. Nessuno poteva farlo, perchè amico intimo del Sig. Rudolf Nureyev, che ha affiancato la storia artistica della Signora Fracci. La narrativa di Alessio, semplice, elegante; Una narrativa che ti incanta e che ti fa conoscere l’artista nello stato piu’ intimo e storico.
Bravo Alessio, grazie di tutto.
Alfredo Perillo
Un ritratto essenziale e ben delineato della Signora della Danza per antonomasia, eseguito da un pittore di emozioni d’eccellenza.
Grazie, Maestro!