Napoli è in fallimento, l’ennesimo. Il sud cerca una nuova capitale. L’elemento di sviluppo può essere la cultura
Napoli ha fallito. L’antica vecchia capitale ha abdicato il suo naturale destino di città guida del Mezzogiorno, di capitale, appunto, del Regno delle due Sicilie. Il ruolo di forza propalatrice della cultura, della storia e, nel contempo, dello sviluppo del Mezzogiorno ormai sembra al momento non essere proponibile: Napoli è sull’orlo del default, la città appare impotente e inadeguata, violata e rassegnata. Ed allora…?
Il Mezzogiorno sofferente e dimenticato come può riappropriasi della propria storia, riaccendere una speranza, costruire un futuro? Ed allora se fosse proprio vero che è Matera – non Napoli, non Palermo, non Bari – a indicare a tutto il Sud la strada di un possibile, finalmente concreto, sviluppo fondato sulla cultura? E che possa prender corpo – dopo tante chiacchiere – l’idea di una crescita fondata sull’intreccio virtuoso di memoria e innovazione? E che, insomma, tra i Sassi si realizzi quel che non è riuscito nell’antica capitale, nella Napoli del rinascimento bassoliniano in cui i Grandi si diedero convegno per affrontare i problemi del mondo?
E sarà poi vero che, come afferma Eric Jozsef, corrispondente da Roma di Liberation, uno che l’Italia la conosce bene ché ci sta da vent’anni, “che Matera è un modello al quale deve guardare l’intero continente?”
Non lo sappiamo. Ciò che invece sappiamo è che, come mai prima nella sua lunga vicenda, Matera si trova ad affrontare, da protagonista, un passaggio decisivo non soltanto della sua storia, ma – come rileva Josezf – della stessa storia d’Europa. Un’Europa, per giunta, che ha proprio nel suo Sud, nei Paesi del Mediterraneo nodi praticamente irresolvibili. Di tali grandi interrogativi Matera, per ora, non sembra farsi carico. La città, in questa sua lunga Primavera, appare febbrile come non mai.
I Sassi? Un cantiere a cielo aperto. Dovunque convegni, iniziative, dibattiti. Qua una Festa del cinema: grandi film a prezzi ridotti. Là una troupe di giovani cineasti impegnata a girare. Fiumane di turisti – inglesi, francesi, tedeschi – sciamano tra le sue pietrose viuzze ritrovandovi, forse, il senso di un’identità che sembrava irrimediabilmente perduta. Perché questa è la reale forza di Matera: donare ai suoi visitatori, da qualunque parte vengano, la coscienza del passato della città e, insieme, del loro stesso passato. La vocazione davvero cosmopolita della città è nella sua capacità di parlare allo stesso modo al turista europeo o giapponese.
Eccola la lezione profonda che giunge dai Sassi, il messaggio che Matera consegna a un’Europa che l’unità l’ha proclamata soltanto a parole; e in cui, anzi, alle crescenti tensioni nazionalistiche, e perfino regionali, si mescola il risentimento di popoli che vedono tragicamente compromesso il proprio futuro. Ma torniamo alla domanda iniziale. E’ possibile, in mezzo a questi venti di crisi, che Matera, anziché limitarsi ad essere un simbolo, possa indicare una via di sviluppo per tutto il Mezzogiorno? Le parole, e il fallimento bassoliniano sta lì a dimostrarlo, non servono. La risposta è tutta nel protagonismo che, in questa primavera materana, sembra caratterizzare la città a discapito di una storia ultramillenaria fatta in gran parte di miseria e violenza subite. Quale che sia il destino dell’Europa, infatti, una cosa è certa: il Mezzogiorno potrà risollevarsi, e riconquistare il ruolo che gli spetta nel contesto internazionale, soltanto se saprà riprendere in mano il proprio destino; e se saprà rinunciare a un abito mentale che per tanti, troppi anni, ne ha fatto un soggetto rinunciatario e puramente rivendicativo del Paese. Non è vero che la congiuntura storica è sfavorevole.
O meglio: non conta che lo sia. Se i popoli europei non possono più permettersi di delegare alle elites il proprio destino, ciò è tanto più vero per il nostro Mezzogiorno. Chiusi in un discorso che non riesce ad andare al di là dei confini europei, si finisce scioccamente per credere che i mali di Bruxelles siano i mali del mondo. Ma non è così.
Mentre l’Europa langue nella sua armatura economica, in attesa di una strategia politica, altre parti del globo crescono e si va ridefinendo il quadro geopolitico internazionale. E chissà che non sia qui, nel Mediterraneo, il segreto, e forse la soluzione, della crisi in cui ci dibattiamo; in questo mare su cui si affaccia un gigante, Madre Africa; e nel quale simuovono masse di capitali cinesi, arabi e russi. Chissà, insomma, che questa voglia di protagonismo con cui si è svegliata Matera non finisca per contagiare tutto il Sud. E che un’altra storia possa davvero cominciare.











