Giuseppe Mazzella

Giuseppe Mazzella

Giornalista, già responsabile dell’ ufficio stampa della Provincia di Napoli e corrispondente dalle isole di Ischia e Procida dell’Ansa. Ha collaborato a il “ Roma”, “ Il Mattino”

La Città (fantasma) metropolitana

 di Giuseppe Mazzella

Attualmente la Città Metropolitana è chiamata solo a svolgere due funzioni “ in prorogatio” della vecchia Provincia: manutenzione delle strade provinciali e manutenzione degli edifici scolastici dell’istruzione superiore. Sono compiti di mera amministrazione per la cui gestione basterebbe quella che una volta si chiamava “ Azienda Speciale” . Eppure…

La Provincia di Napoli  chiamata anche Amministrazione Provinciale  e prima ancora  Deputazione Provinciale ha cessato di esistere al 1 gennaio di quest’anno 2015 dopo 208 anni di esistenza come “ ente locale”. E’ scomparsa per un gioco di prestigio, una leggina tortuosa detta Del Rio  costituita da un articolo e centinaia di commi in “ attesa” di una legge costituzionale che “ formalmente” abolisca le Province.

Palazzo della Provincia

Al  posto della Provincia è nata la “ Città Metropolitana di Napoli” – prevista dal Testo Unico degli Enti Locali del 2000 e  dal riformato Titolo V della Costituzione –  nel cui ambito sono entrati i 92 Comuni della ex-Provincia. Finora il risultato è stato che è stato abolito il Consiglio Provinciale eletto dai cittadini, è stata abolita la Giunta e lo stesso Presidente che per effetto della legge numero 81 del 1993 era eletto direttamente dai cittadini al pari del sindaco di ogni Comune.

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Luigi De Magistris

Il sindaco di Napoli, De Magistris, è diventato sindaco della Città Metropolitana ed è nato un “ Consiglio Metropolitano” eletto  dai consiglieri comunali dei 92 Comuni. Il sindaco De Magistris ha nominato anche un vice sindaco metropolitano che è il consigliere comunale di Napoli Elena Coccia ed ha distribuito “ deleghe” ai consiglieri metropolitani non senza polemiche perché qualcuno non ha accettato per motivi politici poiché hanno ritenuto questa assegnazione di deleghe un contentino di vecchia spartizione partitica della Prima Repubblica.

Il discorso che cosa “ dovrebbe” fare la Città Metropolitana ci porterebbe alla vecchia questione dell’assetto territoriale, della pianificazione vincolante, della semplificazione amministrativa. Ma qui non è il caso di farlo perché insopportabilmente ripetitivo. Di queste cose ne stiamo discutendo senza veder alcun cambiamento da 45 anni almeno.

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Interessante è quello che “ fa” la Città Metropolitana che per effetto della  ratio della leggina Del Rio ha avuto una drastica riduzione di finanziamenti cominciando dalla cessazione dell’indennità di carica per tutti gli amministratori. Oggi la Città Metropolitana è chiamata solo a svolgere due funzioni “ in prorogatio” della vecchia Provincia: manutenzione delle strade provinciali e manutenzione degli edifici scolastici dell’istruzione superiore. Sono compiti di mera amministrazione per la cui gestione basterebbe quella che una volta si chiamava “ Azienda Speciale” sul tipo dell’Anas.

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Casamicciola

Non è stata risolta la questione del personale in esubero e non sono stati effettuati trasferimenti di parte del personale ai Comuni, soprattutto ai piccoli Comuni che si trovano in estrema difficoltà come i Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno  nell’isola d’Ischia che non hanno nemmeno un capo dell’ ufficio tecnico per mancanza di professionalità interne e sono nell’impossibilità finanziaria di assumere nuovo personale. Forse una manovra intelligente per elementare efficienza amministrativa sarebbe stata quella di assegnare ai Comuni dirigenti e funzionari dell’ex-Provincia mantenendo però l’onere finanziario a carico della Città Metropolitana in vista di un razionale accorpamento dei 92 Comuni da adottarsi con legge regionale. Ma rimane questa situazione di stallo e chissà per quanto altro tempo.

E’ una situazione questa non solo di confusione amministrativa che fa a cazzotti con la propagandata “ efficienza, efficacia ed economicità” della Pubblica Amministrazione ma fa molta malinconia se si riflette sulla grande importanza e sul grado ruolo che ha svolto la “ Deputazione Provinciale” per circa 165 anni cioè dalla fondazione nel 1806 con la dominazione francese del Regno di Napoli fino al 1970 cioè fino all’ istituzione delle Regioni a statuto ordinario.

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Guido D’Agostino

In occasione dei 200 anni dell’istituzione dell’Ente Locale l’amministrazione Provinciale di Napoli affidò all’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Discipline Storiche “ Ettore Lepore”  uno studio completo per un “Repertorio-Dizionario dei Comuni della Provincia di Napoli –Storia, Società, Cultura” diretto dal professore Guido D’Agostino. E’ uno studio corposo in due volumi, ricco di notizie, di dati, di confronti, che ritengo sia fondamentale per avere un quadro dell’evoluzione civile di un’area di quasi 3milioni e 100mila abitanti su 1.171 Kmq.

Interessante l’ evoluzione quantitativa della Provincia: nel 1901 comprendeva 60 Comuni ma in periodo fascista nel 1936 per effetto della soppressione della Provincia di Caserta i Comuni erano 137 per poi diventare 90 nel 1952 quando le Province furono elettoralmente ricostruite con le prime elezioni amministrative repubblicane. Proprio dal 1952 al 1970 cioè per circa vent’anni la Provincia vive il suo momento storico di massimo splendore ed importanza. I livelli di potere locale sono solo due: Comune e Provincia.

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Antonio Gava

La Provincia non solo costruisce le strade e ne cura la manutenzione ma anche gli ospedali psichiatrici ed ha competenza e gestione nell’assistenza sanitaria ai diversamente abili e sociale alle madri nubili. Soprattutto la Provincia diviene il braccio esecutivo degli interventi infrastrutturali della Cassa per il Mezzogiorno. La sua classe politica è inferiore per importanza solo a quella governativa. Nella Città di Napoli il Presidente della Provincia ha la stessa importanza del Sindaco e del Prefetto. Anche in materia della nascente politica di Programmazione la Provincia svolge un ruolo concreto nell’adozione o nella partecipazione ai “ piani di settore” così la Provincia è presente del Consorzio per l’Area Industriale di Napoli e nel caso dell’isola d’ Ischia la Provincia è ente di diritto membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’ Ischia (Evi) e per un certo periodo ne assume anche la Presidenza con il Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Gava che fu presidente dal 1963 al 1970 e che sarà il Ministro degli Interni che nel 1990 firmerà  dopo 56 anni di attesa la nuova legge per gli enti locali la numero  142 del 1990.

Con l’istituzione della Regione nel 1970 la Provincia perde di importanza a vantaggio del nuovo e grande ente locale e non  riesce mai a svolgere il ruolo di “ ente intermedio” anche perché la migliore classe politica è “ emigrata” alla Regione e la Provincia diviene un ente di “ passaggio” per i giovani politici o “ di fine carriera” per gli amministratori comunali. Così al tempo del centro-sinistra Dc,Psi,Psdi, Pri  prima e del “ pentapartito”  con il Pli la Provincia diviene nella logica del manuale Cencelli applicato agli enti locali l’ “ ente minore” sul tavolo della spartizione soprattutto tra la Dc ed il Psi poiché  questi partiti ritengono il Comune di Napoli e la Regione Campania i mega-enti che gestiscono  la grande parte del potere locale.

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Amato Lamberti

 

Ci fu un tentativo di rilancio proprio nel 1995 nell’ambito della stagione del “ Rinascimento Napoletano” con il sindaco Antonio Bassolino con la presidenza di Amato Lamberti che prima fu assessore nella prima giunta di Bassolino con la grande promessa di predisporre e di gestire il Piano Territoriale di Coordinamento per i 92 Comuni ma il Piano non fu mai approvato né dal Consiglio Provinciale né  dalla Regione Campania che si riservò sempre l’ ultima parola.

Si tentò anche di affidare nuovi compiti alla Provincia come la gestione dei Centri per l’Impiego ma la delega si è rivelata una “ missione impossibile” vista la complessità del mercato del lavoro con una disoccupazione altissima e l’impossibilità di dare “ offerte di lavoro” ai cittadini-utenti. Così nell’indifferenza della pubblica opinione per un ente che non si “ vedeva” perché non aveva personale sul territorio dei Comuni né mezzi né funzioni vitali la Provincia è scomparsa.

Restano sul tappeto i problemi perpetui dell’area napoletana con il principale che è quello dell’integrazione  e del riequilibrio economico e sociale. Ma questo è campo di una “ terra promessa” per la quale dobbiamo lottare ancora per molto tempo.

 

 

 

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