Franco Esposito

Franco Esposito

Giornalista e scrittore, inviato speciale de Il Mattino e del Corriere dello Sport. Presente a cinque edizioni dei campionati del mondo, 106 volte inviato al seguito della nazionale italiana di calcio e 34 viaggi negli Stati Uniti per i grandi appuntamenti di pugilato, Vincitore del Premio Coni 2011 e un record: tre finali consecutive al Premio Bancarella Sport

Gino, l’intramontabile

 di Franco Esposito

Nacque qui, ad un pensiero e mezzo da Firenze. Visse qui a lungo, Gino Bartali, Ginettaccio, il campione borbottone, l’eroe di guerra bigotto, uomo di fede e di sport, generoso anche quando contestava. Per lui “era tutto sbagliato e tutto era da rifare”. Raccolse in un libro i suoi attacchi verbali al mondo e allo sport impegnati in cambiamenti epocali. “Tutto sbagliato, tutto da rifare”, e ci vince il Premio Bancarella sport, a Pontemoli.

Bartali Wins Giro D'Italia

Nato nel 1914, qui visse a lungo, a Ponte a Ema, frazione di Bagni a Ripoli. Le case color paglierino, la campagna attorno, una rampa alla periferia del paese ai piedi della collina dal nome buffo, Fattucchia.

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La casa natale di Bartale

Qui, al paese di Bartali, è ancora possibile annusare e assaporare il piacere delle cose antiche, genuine. Una finocchiona da svenimenti, il sugo sulle tagliatelle fatte a mano, sugo alla toscana, come lo faceva la nonna di Gino, la bistecca fiorentina, vera, di carne razza chianina, la soppressa e il Chianti come Dio comanda.

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Il museo Bartali, le bici del campione

Ponte a Ema, il paese di Gino, in delirio per lui, tutto per lui, in occasione del centenario della nascita del campione e dell’eroe. Il Paese in strada per rendere omaggio a Ginettaccio. Le celebrazioni, il museo dedicato a Bartali, che qui cominciò a darci dentro sui pedali. Aveva dodici anni, lavorava in’officina di biciclette. Aveva già mollato gli studi. La fatica gli è sempre piaciuta più dei libri di scuola, e poi in famiglia si avvertiva la necessità che qualcuno portasse soldini a casa.

Foto Omega. foto mostra fausto coppi Fausto Coppi e Gino Bartali 1951

Coppi e Bartali dividevano l’Italia

Bartaliano della primissima ora, infanzia, adolescenza e prima giovinezza a battagliare con il mio fratello maggiore, incorruttibile coppiano, mi sono concesso un salto (anzi di più) a Ponte a Ema. Che non è sulla via Francigena, come mi è capitato di leggere da qualche parte; è sulla via Chiantigiana.

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Gino Bartali, la pedalata possente

Mi sono commosso e non faccio fatica ad ammettere che ho versato qualche lacrima. Orgoglioso che sia successo, perché ritengo che la storia di Gino non possa e non debba lasciare indifferenti. Pedalò e vinse su strada, Giri d’Italia e Tour, la Milano-Sanremo, un prestigioso palmarès, 124 volte primo al traguardo in 836 corse. Il corridore, il campione, l’uomo, l’eroe: durante la grande guerra aiutò ebrei ed antifascista, ne salvò 800 di ebrei. Nella vita ha corso quindi per gli altri, a favore degli altri, gli ultimi in quei giorni di bombardamenti, di arresti e morte. Cattolico, iscritto all’Azione Cattolica, democratico cristiano, ritenne di pedalare nel rischio di questi tempi. In vita non ne parlò mai; certe storie bellissime sono riemerse e svelate dopo la sua morte, avvenuta nel 2000.

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Togliatti, Bartali e il trionfo di Parigi

Nel ’48, il 14 luglio, tale Antonio Pallante sparò a Palmiro Togliatti, mentre “il migliore” usciva da Montecitorio. La Cgil proclamò lo sciopero generale. Inquietanti pericolosi fermenti attraversarono l’Italia. Il Paese rischiava di ritrovarsi nel pieno di una drammatica guerra civile. Ginettaccio la tranquillizzò, l’Italia, placando il desiderio di vendetta dei comunisti più estremi, ma sapete come? Vinse la tappa al Tour de France e s’impadronì della maglia gialla. Si calmò l’Italia. In un momento di grave enorme imbarazzo il Paese scoprì l’eroe giusto, buono. L’uomo e il campione che gli seppero parlare con l’impresa sportiva. Il linguaggio da tutti riconoscibile.

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Luigi e Bianca Bartali e l’arcivescovo Betori

A Ponte a Ema con due i figli di Bartali, Luigi e Bianca, e l’abbraccio della popolazione, tutta in strada. Gli ottantenni che lo hanno eletto proprio mito, gli amici che si ritengono di essergli ancora fratelli, le donne, le vecchine e le giovani, loro sì ne hanno sentito solo parlare e sono cresciute con i racconti dei nonni. Ponte a Ema, nel centenario di Gino, ha voluto rendere omaggio al leggendario compaesano che ha pedalato nella storia e la storia l’ha scritta. Come campione e come persona. L’uomo Gino Bartali.

La sfilata

La sfilata in costume e Ponte a Ema

Ponte a Ema agghindata a festa. Il Gonfalone di Firenze, il suono delle clarine, le trombe, l’arcivescovo Betori, la sfilata del storico Contrada Alfieri di Bagno a Ripoli, l’inaugurazione della mostra Arte-Cultura, la spettacolare proiezione di suggestivi filmati, la cena sulla terrazza del museo. E il paese presente in massa, incantato, estasiato, commosso La benedizione del cardinale, acqua santa sui cimeli meravigliosi, testimonianze immortali della grandezza del campione sempiterno.

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Bartali, la maschera: “è tutto da rifare…”

Le coppe brillano nella bacheca, trofei senza tempo, non invecchiamo mai. Giovani, giovanissimi, anziani e anzianissimi applaudono con orgoglio, generosità e grinta identiche a quelle che Gino portò sui pedali nelle strade del mondo. Sguardi incantati e commossi; io uno dei tanti in lacrime. Ginettaccio rivive, e a ben pensarci non è mai morto.

Gino è qui, per sempre. Negli occhi e nelle parole della signora Carmen, l’anziana vicina di casa Bartali, all’angolo tra la via Chiantigiana e via di Campigliano, nel cuore di Romano Pierattini, novant’anni, e di Bruno Giannelli, il fedele primo gregario di Gino, e Fabio Casamonti, il figlio del meccanico di fiducia del campione indistruttibile. “L’uomo d’acciaio che salvò l’Italia”, dal titolo del libro di Giancarlo Governi. “Bartali su strada, il più forte di tutti”, la firma d’autore è di Giovanni Castagnoli, giornalista e scrittore. Il tenace Gino, con quel “suo naso triste come una salita, e i francesi s’incazzano”, per cantarla con Paolo Conte. Il delicato cantante alessandrino gli ha dedicato una canzone; un miniserie la Tv, “L’intramontabile”.

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Il presidente Renato Di Rocco, una grave assenza

Lo sport è questo, solo questo, non può e dovrebbe essercene un altro. Lo sport sono Gino e Fausto Coppi che si lasciarono il mondo alle spalle, lontano dalle loro biciclette. I francesi, in particolare, dispersi lungo i passi alpini. Gino e Fausto che si scambiarono la borraccia, solitari sul Galibier. “Lui incarnava lo spirito cristiano, quello spirito di chi non si accontenta mai. Quella sua voglia di superamento delle cose, di cambiamento, di novità”. L’arcivescovo di Firenze, Betori, ha avuto parole belle e nobili. Il presidente Giorgio Napolitano ha inviato una medaglia d’oro.

SIMBOLI E MANIE DEL NEO-SEGRETARIO, DA SMARTPHONE AL CHIODO

Per il toscano Renzi, una caduta di stile

Ponte a Ema si è stupita per l’assenza del presidente della Federciclo, Renato Di Rocco, e di Matteo Renzi, presidente del Consiglio. Strano: il premier cita spesso Gino Bartali nei suoi discorsi.

Ginettaccio in corsa non sbagliò mai, lo scatto in salita, la tenuta in pianura, e la volata di quando folgorò il migliore specialista al mondo, il belga Rick Van Stenbergen, sul traguardo della Sanremo. E meno che mai sbagliò nella vita di ogni giorno.

Dirigenti e politici non sono della sua stessa pasta. Non possono esserlo. Renzi e Di Rocco non c’erano, io felice e orgoglioso di esserci andato, a Ponte a Ema.

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Bartali ha pedalato nel Mito

 

 

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