Marco Catizone

Marco Catizone

Avvocato, scrittore satirico e giornalista pubblicista. Scrive di politica, teatro e cultura su blog, siti e riviste on line.

Il “Piatto del Nazareno”

di Marco Catizone 

“Ma cos’è la Destra, cos’è la Sinistra?” (G. Gaber).

Ma cosa ci sarà mai scritto nel ricettario magico del “Giglio” ancor più hogwartisiano del cerchio celtico dei druidi bossiani, cosa nasconderà il tetro cha-cha-cha delle riforme, il vampiresco tête-à-tête  tra Renzie e ‘Zu Silviu?

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Piatto del Nazareno,  Ricetta per 60 milioni. Prendere

1 Premier giovanilistico finto-rottamatore;

1 Leader d’opposizione pregiudicato e decotto;

1 Presidente della Repubblica-bis stracco, sfrantummato e benedicente;

½ grassatore ex macellaio coi conti in rosso e la faccia Verdini;

½ Madonna rinascimentale fata dei Boschi, leggiadra ridente e fatua;

Portate a bollore la mistura a brodaglia, salandola con accordi tagliuzzati sottobanco; indi aggiungete un pizzico di P2 (q.b.), qualche manciata di voti a sostegno in Senato, una spruzzata di massoneria e concessioni reciproche; infine impiattate il tutto con contorno di pernacchie agli italiani.

Difficoltà: media, quasi come fregare Letta. Da servire freddo, come il cadavere della fu Sinistra.

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Renzusconi

Ma cosa ci sarà mai scritto nel ricettario magico del “Giglio” ancor più hogwartisiano del cerchio celtico dei druidi bossiani, cosa nasconderà il tetro cha-cha-cha delle riforme, il vampiresco têteàtête  tra Renzie e ‘Zu Silviu? Che sia tutta qui la “Trattativa 2.0”, mentre il Nonno saggio sul colle a Quirinale si rabbuia e raggela all’idea di deporre innanzi a toghe rosse che ne voglion lo scalpo a testimonio? Cos’è questo stantio miasma che attaglia i politicanti di casa nostra, dopo averli attovagliati con Cosa Nostra, alla recherche costante di un papello, un accordo, un patto, un piatto da servire al desco a quattro mani, di comune intento? Già, cosa ribolle invero nel piatto del Nazareno, oltre l’inciucio sbollentato, gli abbracci al nero di greppia, i sorrisini a tagliola e gl’insaccati piccanti? Al di là del tignoso e ferreo patto sulle riforme ammazza-costituzione e sulla legge paraustiello- elettorale?

Riforma elettorale: Renzi tenta l’intesa con Berlusconi

Berlusconi & Renzi

Inghippo a due, ballo faustiano a code forcute ed incrociate, come polpacci tanghéri per muscolari simposi, il miele scorre a fiumi per cementare l’andazzo amoroso: tra Renzi e Berlusca il rendez-vous è a tempo e ad alto grado di fermentazione, si tratta non di pacchiano e venereo mordi e fuggi, ma di liason certosina e carnale di puttini (a tacer di puttanate) a cuoricino infilzati sul talamo del riformismo in chiaroscuro sì caro a Zu Silviu, figlioccio a sua volta di cotal Gelli, compagno di merende del Giovin Signore di Pontassieve;  accordo a scadenze regolari e rinnovabili, come cedola a dazio da incassare a sfascio avvenuto, nell’incontro di gennaio al Nazareno si è raggiunta la quadra sull’abolizione del “privilegium peccatorum”, quel sinistro Articolo 18 che infiniti lutti addusse agli schei dei tronfi industrialotti di provincia nostrani, visto dai renziani come assurdo privilegio in tempi di competizione al ribasso e deregulation selvaggia sulle norme a tutela dei lavoratori; poi fu la volta del nome a lotteria da estrarre per il Colle più alto, come molare dall’osso cariato, e pare che i due trombadores si sian visti nelle segrete per confabulare a fantasia sulla Finocchiaro Anna, che tra una spesa all’Ikea ed un giro in Senato, sembra guadagnare la pole nei sonni lussuriosi del duo novello, tra Arcore e Maremma.

Finocchiaro, scorta e padelle

Finocchiaro, scorta e padelle

Indi la bussola segnò il nord, impallandosi sulle onde radio della Rai da controllare e sul mondo giustizia da ammanettare, col placet benedicente di Letta (Gianni) e Verdini, classica tattica da bastone e calotta da fracassare con sordo tonfo e in comode rate, con la Boschi ammorbidente a sciacquettar i panni intrisi di rosso, come fosse vernaccia.

Pittibimbo sa bene di avere trapunta corta in Senato, e sulla riforma del job act rischia di andar sotto e scoprirsi di ridicolo, ma col soccorso nel Nano azzurro il dagherrotipo renziano non scolorisce, si colora d’infinito e punta alla roulette non sbagliando il colpo: in cambio ci sarebbe la concessione sul nuovo King George da piazzare sul Quirinale, ed una donna come la Finocchiaro, siciliana classe ’55 nelle istituzioni da una vita, darebbe un colpo al Cerchio tragico e l’altro alla botte (no, non Brunetta), in vista delle  sempre più probabili dimissioni irrevocabili di Napolitan Power per il 2015 (se la riforma del lavoro e la nuova legge elettorale dovessero andare in porto delle nebbie); del resto l’età c’è, Clio preme e i gabbasisi del Re son sempre sotto pressione costante.

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Napolitano, nel 2015 addio al Quirinale…

L’altro nodo gordiano da sciogliere nel brodino delle riforme a due riguarda proprio i magistra-gorilla, gli odiosi magistrati dalle toghe vermiglie chiodo fisso e doppio giro elicoidale infisso nella capuzzetta bedda del pluri-pregiudicato Berlusconi: sul punto l’ex padrone dello stalliere Mangano non transige, e l’antipasto sarebbe la responsabilità civile per i giudici che sbagliano, per arrivare al piatto di portata, la separazione delle carriere tra inquirenti e giudicanti in fricassea, con il Cavaliere Resistente che ne pregusta il fumus in attesa dell’arrosto; di certo le magagne giudiziarie di babbo Renzi hanno dato una strizzatina al Figliol Sprologo, sempre più convinto che Silvio in fin dei conti avesse ragione da vendere (e qualche testimone da comprare).

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Diego Della Valle

L’ultima portata (per ora) del Piatto del Nazareno riguarda la Rai, con Renzi e Berlusconi decisi alla pax armata in vista della perdurante crisi pubblicitaria che ha colpito i due colossi dell’infoentertainment:  media di Stato e Mediaset faranno la gara al ribasso puntando ad abbattere i costi senza farsi le scarpe a vicenda (a quello ci pensa Della Valle, l’ex amico di Pittibimbo); la doppia politica di austerity non può giovare ad entrambi i colossi, in questi tempi decotti.

Romani e Boschi, baci e abbracci

Romani e Boschi, baci e abbracci

Il Piatto del Nazareno può variare portate, ma non ha un menu fisso à la carte, e le grandi intese veleggiano alla grande lanciate sulla boria vorticosa dei due leader in altalena: del resto basta vedere la convergenza parlamentare delle votazioni tra maggioranza di governo ed opposizione di lotta (con due “t”) in Senato, con i due capigruppo Romani (Fi) e Zanda (Pd) che vantano una percentuale di votazioni comuni che si attesta sul 90 per cento  per farsi un’idea “dell’amor che move il Sòla e le altre strenne”, che ci aspettano da qui all’epifania delle prossime elezioni venture. Nell’attesa, buon appetito.

 

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