di Antonello Grassi
Cinquantacinque anni, amministratore delegato dell’omonima casa editrice, la prima per importanza nel Mezzogiorno, Alessandro Laterza è vice presidente di Confindustria e presidente del Comitato Mezzogiorno.
“Non perdiamo di vista la realtà” ripete in ogni incontro pubblico, in ogni intervista. E non lo fa a caso. Laterza teme che tutto questo vorticoso parlare di rifome, di cambiamenti epocali, serva a rimuovere la realtà, che è drammatica. Straordinariamente drammatica. Per questo il dibattito sulle macroregioni, la proposta lanciata da Caldoro per il Sud, lo condivide ma non l’affascina, è d’accordo dal punto di vista teorico ma scettico sulla praticabilità concreta della proposta.
“Non bisogna perdere di vista la realtà”, ripete. “Non dobbiamo distrarci dagli obiettivi e dai problemi concreti per produrci in esercizi di fantasia che servono solo a farci perdere tempo e opportunità”. Non è solo scetticismo , si percepisce che c’è qualcosa di più.
Quello delle macroregioni, quindi, non è un tema che appassiona, insomma, gli industriali?
Non ne abbiamo discusso negli organi competenti. La nostra attenzione, oggi, è concentrata su altre cose, su altre priorità. Come quella dell’agenzia per la coesione. Altro che pensare ad aprire nuovi tavoli di discussione su temi, sia pure importanti, come la macroregione. Sulla quale non abbiamo nulla da dire, per il momento. Ci sembra un bell’argomento da affrontare in un dibattito politico, ma non ne vediamo l’utilità sul piano pratico. No, non è la macroregione l’orizzonte verso il quale ci muoviamo.
Ma una macroregione Sud non aiuterebbe?
Io dico che sotto gli occhi di tutti c’è un problema tutt’altro che irrilevante. , Esiste una evidente difficoltà di dialogo in seno alla Conferenza delle Regioni. E non è che, rilanciando la posta, risolviamo il problema di un mancato accordo tra gli enti del Sud. Anzi.
Ma se non si fa qualcosa il Mezzogiorno rischia sempre di più di essere una regione residuale dell’Europa che faticherà sempre di più …
È fuori discussione che il reddito e il Pil pro capite del Mezzogiorno siano insoddisfacenti. Però le automobili e l’acciaio, in Italia, si fanno al Sud, come anche al Mezzogiorno fa capo la gran parte dell’estrazione petrolifera italiana e della produzione di energia. Ci sono, insomma, motivi validi da cui ripartire. E non sono neanche d’accordo che il Governo stia facendo poco per il Sud.”
A che cosa si riferisce?
Qualcosa è già stato fatto. Certo, si tratta di impegni tutti da verificare, ma dal Governo alcune risposte importanti già sono arrivate. Si tratta di provvedimenti ai quali non è stata data ancora pubblicità e che sono ancora privi di atti ufficiali, e tuttavia l’Esecutivo ha detto sì all’istituzione di un’agenzia della coesione, ha confermato la copertura, per il 2014, dei fondi saranno impiegati sforando il patto di stabilità; così come si sono incominciati a tenere incontri partenariali sul ciclo di programmazione 2014-2020. Insomma, nuovi elementi ci sono. E c’è anche un interlocutore: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Del Rio.
Quindi il suo giudizio sulle politiche del Governo per il Sud, è positivo…
Guardi, il nostro problema, come al solito, è quello di fare le cose, di lavorare, non di dare giudizi. Dobbiamo soltanto trovare il modo di dare seguito agli impegni presi. E’ per questo che le dico che la macroregione è un argomento interessante, ma privo di ricadute concrete per l’immediato e tutto ancora da sviluppare, da calare nella realtà. Mi chiederei, per esempio, come coniugare il tema della macroregione con quello delle aree metropolitane …

Affrontiamo un tema concreto allora: i fondi europei e le regioni del Mezzogiorno …
La verità è che siamo molto indietro. Si parla dei fondi europei 2014-2020 eppure non riusciamo a spendere tutti quelli del programma 2007-2013. Dobbiamo imparare ad essere efficienti. Non perché ce lo chieda Bruxelles. Ma perché ormai il 50 per cento delle infrastrutture al Sud si fa con i fondi strutturali. Investimenti non se ne fanno più, come prova la semplice osservazione della realtà: le scuole fatiscenti, le infrastrutture incomplete, il territorio dissestato, il patrimonio culturale abbandonato. Si tratta di priorità che ormai possono essere finanziate solo con i fondi strutturali risorse della politica di coesione sono destinate a rappresentare un terzo della spesa pubblica in conto capitale dell’intero Paese, ed oltre la metà di quella del Mezzogiorno. Cerchiamo, dunque, di farla funzionare meglio: distrarci dagli obiettivi e dai problemi concreti per produrci in esercizi di fantasia serve solo a farci perdere tempo e opportunità”.








