di Marco Catizone
“Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato” (T.A. Edison).
“Abbandonare la nave! “.
Quanto manca alla di-partenza del Forùm? Poco decisamente poco, e se l’annus horribilis è stato il 2013, il rilancio immantinente con l’iniezione di 11 milioni e spicci da Regione a Comune ha gonfiato il ballon d’essay conteso tra Giggino e Caldorino, ed il tavolo comune s’è sparecchaito approntandosi in questo 2014 bizzoso, tra un luglio stracquo e limaccioso ed un futuro roseo come culo di pargolo in fiore: e sì perché da tavola rotonda di cultura internacional, la Neapolis s’appresta a divenir onfalos di sé stessa o poco più, col melanconico Bennato, una Nazionale Maria senza filtro, una vongole & drums by l’artritico De Piscopo e la maschera bonaria da satiro tralaticio di Colasurdo Marcellino; la zuppa ‘e mare offre poco assai, e l’internazional rimane a soffriggere sullo sfondo, con una sveltina en passant di Angeline Kidjo, Bregovic e Yousson ‘N Dour ca s’ammoscerà di sicuro, tra un concertino stiracchiato del batrace Gragnaniello (sponsored by Claudascione De Magistris, l’impresario senza baffone) ed una chiappa soda a mezza coscia della E. Marrone amica degli Amici.
Doveva esser l’anno della cultura a Neapoli, ed invece assistiamo alla presa per il culture club più scenografica che mai si vide dai tempi olimpo-ellenici: il Sindacuccio Murat è preso da tarantelle mistiche alla ricerca d’una fronda aracio-cremisi da piazzare nella qualunque, alla recherche d’uno strapuntino politicante che gli dia fiato ed ossigeno all’abbisogna, mentre il Caldoro veleggia galleggiando nell’ovvietà destrorsa avviato languido verso una sicura ricandidatura in Regione (sempre che non gli arrestino il Consiglio in blocco).
Redde rationem alla Rotonda Diaz: decapitato Vecchioni, sfanculato Oddati, defenestrato Marotta, l’esimio esarca partenopeo, tra una pizza e un mandolino assieme al collega di Neva Yorke, Bill De Blasio, nominò commissario il buon Pitteri, il quale lavorò di gomito e lena per toglier il fiele di bocca all’imbandanato, che tra pezze al culo, sfanculamenti, commissariementi et varie amenità, lasciò in attonito sconcerto i committenti di Espagna, che vedevan il marchio regale gettato alle zoccole di Mergellina, dopo aver tanto arraffato e ben poco posato.
Come birilli sbatacchaiti a calcinculo, caddero tutti i membri del Consiglio d’amministrazione: toccò prima all’ambasciatore Francesco Caruso intonare il canto in ritirata, seguito a ruota da Peppe Barra, dallo storico Macry, mentre sia la Provincia che il Ministero degli Esteri si sfilavano alla chetichella dalla figurella che si apprestava sull’uscio: et voilà, les jeux sont faits! Ma questo è il passato, signora mia…
Passa un anno, siamo quasi alla scadenza e a parte il valzer di poltrone e chiappe a volteggiare, il Forùm rimane chimera, ircocervo del pensiero, utopia per pallide alme: Giggino infine calò bandana, impugnò verga e pronunciò sobriamente eppur solennemente il suo j’accuse: “Se nessun è degno alquanto, hombres, sarò io il Conducator a sfidar sorte!“, e lo disse di concerto col w.e in quel di Barca, quando bello tronfio si caricò la varchetta scurdata in spalla per trainarla a spinta dalle seccie, annunciando che ‘o Forùm era salvo e lodato dal Signore perché era propr’ isse in persona, di petto e spadino, a scendere in campo.
Pochi mesi dopo, la Fondazione viene de facto commissariata e svuotata, la Regione del Caldoro scuce la metà della metà della metà di quanto in partenza previsto, non vi sono indicazioni di sorta su quale struttura si assumerà l’imbarazzo dell’organizzazione della giostra, e non vi sono idee su chi dovrebbe dirigerlo, nè su quali saranno gli eventi in cartellone. Nada de nada.
Appare del tutto improbabile, in tali condizioni, che il Forùm possa decollare, epperò non siam forse adusi al coupe de theatre del nostro masaniello cocozza in salsa Robespierre? Al minimo sarà deragliamento, tanto al colpa è della vecchia crapula del loffio macchinista, gnornò? Intanto è partito, e siam sinceri, pare ‘o miracolo ‘e San Gennoir, in attesa del morto da espiare, dello gnommero a solutio, del capro da impiccare: è un evento sottotono di sicuro, non all’altezza delle precedenti edizioni, non apporterà benefici a raffica, tra una canzonetta e una canzonaccia, vice-vice-festivalbar della Caracciolo, ma almeno è partito.
Lo sconquasso prodotto dalla massiccia iniezione di mastice politicante ha fatto danni in abbondanza, la riuscita è sempre in dubbio, quantomeno alla distanza: a breve s’abbatterà caciara, o baruffa, volente o nolente, perché a Napoli anche le tempeste si perdono in bicchier d’acqua. Da bere d’un fiato e rutto libero. O meglio libberato.











