di Carlotta D’Amato
Ice bucket challenge, ovvero la mania dell’estate. Una campagna di sensibilizzazione e di finanziamento per la ricerca contro la Sclerosi laterale amiotrofica. E questo non si discute. Favorevoli, contrari ognuno ha detto la sua sul sottilissimo confine che divide esibizione, pubblicità, spettacolo e beneficenza.
Non si è parlato d’altro questa estate. Video su video di persone note e meno note, secchi colorati, ghiaccio e litri di acqua: sto parlando dell’ ice bucket challenge! Questa “pratica” consiste nel versarsi addosso un secchio di acqua ghiacciata, di solito perché si è stati “nominati” da qualcuno che a sua volta ha fatto lo stesso; il tutto per una buona causa, raccogliere fondi per la ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla).
Il gioco, per così dire, ha delle regole; il nominato ha 24 ore di tempo per “docciarsi” e donare dieci dollari, altrimenti, se non intendono bagnarsi, di dollari ne devono donare 100.
Questa raccolta fondi è nata (come sempre) in America, dall’iniziativa di un giovanissimo sportivo, promessa del baseball, Peter Frates colpito da questa tremenda malattia per la quale, ad oggi, non c’è cura. Con il solito spirito che li contraddistingue, moltissimi volti noti si sono prestati a questa sfida.
Da Bill Gates, a David Cameron, Bill Clinton, George Bush, per non parlare delle star della tv, della musica, del cinema. Insomma, nessuno si è sottratto alla doccia ed alla donazione, in una gara di solidarietà senza precedenti.
Ventiquattro milioni di video in meno di un mese, insomma, la doccia fredda è diventata virale. Basti pensare, infatti, che in poche settimane, l’Als Association ha ricevuto più di 50 milioni di dollari e che, presto, arriverà alla soglia dei 100 milioni. Pochi nomi eccellenti si sono sottratti alla doccia ma non alla donazione.
E in Italia? Il nostro paese, come sempre, si distingue ed in peggio, naturalmente. Perché se i video non si sono fatti attendere, le donazioni ancora latitano e le polemiche, invece, infiammano giornali, social network e siti internet. Il Ministro Madia si è versata in testa un secchio d’acqua, restando muta; non una parola, non un accenno alla ricerca, non una donazione. Glielo avranno spiegato che è una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi contro la Sla e non in favore delle docce al mattino e della pulizia personale?
Un altro esempio? Luciana Littizzetto è stata criticata per aver donato solo 100 euro, a fronte del suo conto in banca. Ebbene, la signora in questione si è difesa dicendo di non essere “tirchia, ma ingenua”, in quanto credeva che 100 euro fosse la cifra da donare.
Ed anche nei confronti di chi non è né tanto ricco né tanto famoso come Lucianina, non si sono risparmiante battute e prese in giro. “Tutti si fanno la doccia, ma nessuno fa il bonifico”, ormai lo si sente dire dovunque di vada. Che poi – come dicono in tanti – non ci sia bisogno di farsi una doccia gelata da condividere per donare 1, 100 o 1.000 euro alla ricerca, questo è un altro discorso che nulla ha a che vedere col senso dell’Ice Bucket Challenge.
E giù con le critiche, come sempre. Perché criticare è facile, banale e scontato, ma è terribilmente gratuito. Mi chiedo, allora, se tutti quelli che criticano chi ha fatto la doccia dicendo “pubblicate foto dei bonifici” (cosa che anche io ho fatto, ed intendo, doccia e foto della donazione), poi l’abbiano messa la mano al portafoglio o si siano come sempre limitati ad alimentare la polemica sterile.
Delle due sicuramente la seconda. Anche Obama, ha declinato l’invito a farsi la doccia ed ha donato 100 dollari, eppure non mi pare che sul New York Times inneggiassero allo scandalo, invocandone la fustigazione pubblica. Mi chiedo una cosa; mettiamo di avere un reddito di 100 volte inferiore alla Littizzetto. In proporzione, se lei ha donato 100, voi avete donato un euro?
La risposta è ovviamente no, perché così facendo all’Aisla (Associazione Italiana per la lotta alla Sla) sarebbero arrivati milioni e milioni di euro e non poco meno di uno, e non dovremmo ancora fare meste figure davanti al mondo anche quando si parla di gare di solidarietà.
A tutti i predicatori improvvisati, mi vien voglia di dire che, per una volta, sarebbe bello se si spendesse meno in polemiche e più in donazioni, ma mi rendo conto che la mia è solo una vana speranza.
Allora a tutti quelli che non fanno altro che dire che è tutta una trovata pubblicitaria, una pagliacciata, un modo per farsi notare e che c’è differenza tra noi e l’America voglio dire che è vero che c’è differenza tra noi e gli americani e la differenza siete voi. Gran teste di secchio!












