di Giuseppe Crimaldi
In Italia ci sono poche persone che nella vita hanno abbracciato l’impegno civile – quello concreto, costruito sui fatti e non sui proclami – e continuano quotidianamente a tener fede a quell’imperativo. Ce ne sono ancor meno nella categoria dei politici, se si considera che, dopo una parentesi importante maturata all’ombra di un incarico parlamentare, qualcuno sceglie di lasciare lo scranno per dedicarsi all’azione, alla costruzione di una diga vera, palpabile e reale capace di fare argine contro il malaffare del crimine organizzato.
Forte di una scelta di coerenza, all’età di 56 anni Tano Grasso – presidente onorario della Fai, la Federazione delle associazioni italiane antiracket e antiusura – può dunque permettersi il lusso di essere se stesso. Di essere cioè l’identica persona che nell’ormai lontano 1990, in modo quasi carbonaro, riuscì a mettere in piedi in Sicilia – a Capo d’Orlando – il primo movimento che si ribellava al “pizzo” dei mafiosi nella terra più ostica ai cambiamenti.
Oggi Grasso, autore di numerose pubblicazioni, ha deciso di vivere a Napoli. E di dedicarsi, qui come altrove nelle tante piazze disperate di un Mezzogiorno rimasto al palo, a combattere la sua lotta contro ogni forma di organizzazione criminale. E siccome la vita non regala mai niente, per farlo ha messo nel conto di pagare un dazio pesante. Tano Grasso vive la sua vita blindata, e sotto scorta, da 24 anni.
In questa intervista esclusiva per “Il Napoletano”, affronta temi e questioni attuali. Il disastro della crisi italiana, che porta sempre più famiglie verso l’usura; e analizza come il traffico illecito delle estorsioni si sia evoluto, quasi adattato alle regole del mercato della camorra. E in quest’intervista rilancia i concetti espressi durante la sua ultima audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia.
Lei oggi è presidente onorario della Fai. Che cosa significa fare antiracket in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria? È un’esperienza antieroica, abissalmente distante dallo stereotipo dell’eroe solitario, impavido, sempre a rischio. La nostra forza è nell’intelligenza. Se si confronta la situazione di oggi con quella del 1990, siamo in un altro mondo. Allora, la prospettiva di un imprenditore che non voleva piegarsi erano la solitudine, il disprezzo dei propri colleghi e, spesso, la morte. E quando avesse cercato conforto dalle forze dell’ordine, avrebbe incontrato rassegnazione e formalismi. È cambiato l’atteggiamento verso gli imprenditori non acquiescenti. Le mafie hanno attenuato la pressione estorsiva sul commercio .
Le mafie vivono e proliferano sulla debolezza sociale delle popolazioni. Approfittano dei vuoti lasciati dallo Stato. Ma intessono anche rapporti eccellenti, e qui entra in gioco la corruzione. C’è una forte connessione tra il pizzo ai mafiosi e la tangente ai politici. Racket e corruzione sono realtà in larga parte complementari. La legittimazione della tangente politica legittima il pizzo mafioso, e viceversa. Quando si paga il pizzo, si rinuncia alla piena sovranità imprenditoriale, un cedimento che dispone anche alla corruzione politica.
Usura e racket son due facce della stessa medaglia? Molto spesso è così, fatte ovviamente salve situazioni e differenze specifiche che vanno valutate caso per caso.
A Napoli il mercato nero dell’usura sta raggiungendo livelli mai raggiunti prima. E in momenti di disperazione c’è chi compie scelte ancora più disperate. Che cosa deve fare una persona che si vede chiudere ogni linea di credito dai canali ufficiali – parlo delle banche o delle finanziarie, ovviamente – per non cadere nel baratro degli strozzini? Rivolgersi subito ai superiori dell’istituto di credito quando la banca nega un prestito, e sembra che sia un’ingiustizia. Cercare di ottenere una motivazione per il diniego, sforzandosi di capirne il motivo. E’ possibile che ci siano anche errori nel piano finanziario e nell’organizzazione complessiva di un’azienda o anche più semplicemente nella conduzione familiare; se è così, alle difficoltà di oggi ne seguiranno altre, più gravi, domani. In questi casi c’è forse più bisogno di consulenza che di denaro. Subito dopo è necessario cercare aiuto magari presso un’associazione di difesa dei consumatori. L’Abi ha approvato un Codice di comportamento per le banche aderenti che prevede, fra l’altro, di ridurre il più possibile i tempi per la concessione degli affidamenti e di seguire criteri di trasparenza nelle procedure per la valutazione delle relative richieste.
E se poi arriva l’amico che ti consiglia la persona sbagliata? L’usura, in fondo, è fenomeno strisciante e “domestico”… Questo è un errore dal quale guardarsi bene. Non rivolgerti mai, per nessuna ragione, a chi ti offre denaro in prestito con rapide procedure chiedendoti in cambio interessi elevati o altre pesanti condizioni. Costui, anche se non è un usuraio, anche se è un amico, è per te l’anticamera dell’usuraio. Ricordati che l’usuraio non ti sarà mai amico, non sarà mai il tuo salvatore, ma il tuo carnefice. Se entri nel “giro” dell’usura, prima o poi, non sarai più proprietario della tua azienda né dei tuoi beni.
E chi invece è giò caduto nella trappola? Che fa? Deve rivolgersi a un Consorzio fidi o alla Fondazione antiusura più vicina alla sua città. La nuova legge contro l’usura ha stanziato delle somme per consentire a queste strutture di prevenzione di offrire prestiti garantiti dai loro fondi rischi a chi non è “meritevole” per il mondo del credito. Ma c’è un altro passaggio importantissimo…
Quale? Denunciare prima possibile l’usuraio. Non esitare a rivolgersi alle forze dell”ordine senza perdere tempo: prima denunci e maggiori sono le possibilità di tornare alla vita normale. Fondamentale è non aspettare di essere completamente strozzato. L’usuraio, approfittando delle tue condizioni di difficoltà economiche, ti offre un prestito con interessi sproporzionati o con altre condizioni vessatorie oppure con interessi che eccedono il “tasso soglia” stabilito dalla legge. Adesso esiste una legge che aiuta le vittime d’usura che hanno denunciato offrendo loro un prestito senza interessi di durata quinquennale. E’ semplice. Basta rivolgersi alla prefettura della provincia di appartenenza o a una associazione di categoria per chiedere informazioni sulle procedure di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime d’usura.
Ribellarsi. Sembra facile: ma lei sa benissimo che spesso, dietro questi personaggi, ce ne sono altri ben più temibili e pericolosi. Dove lo trova il coraggio la vittima? Nel caso in cui l’usuraio agisca per il recupero coattivo del credito, non devono esserci esitazioni: basta opporsi nelle forme di legge, sapendo che mai l’usuraio potrà presentare istanze di fallimento contro alcuno, anche perché se viene accertato il rapporto usuraio il contratto viene annullato. Quanto al resto, e se ci si sente minacciati nella propria personale incolumità, serve la denuncia: e in questo la Fai aiuta, assiste e accompagna ognuno in un percorso che non è certo facile, ma spesso diventa risolutivo”











