Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

Si salvi chi può

di Carlotta D’Amato

La parola è complicata, ma la sfiga ancora di più. L’eptacaidecafobia  è la paura del numero 17. Giorno che abbinato al venerdì assume poi la valenza di una miscela esplosiva. Esistono diversi pregiudizi legati alla cultura popolare e alla superstizione. Il massimo del massimo è il venerdì 17, una ricorrenza considerata particolarmente sfortunata, in quanto unione di due elementi, ognuno dei quali estremamente negativo: il venerdi Santo (giorno della morte di Gesù)  e la valenza negativa che viene da lontano del 17. Nell’antica Roma i sarcofagi funerari avevano incisa la parola latina VIXI cioè “ho vissuto”, “sono morto”. I latini notarono che VIXI altro non era che l’anagramma di XVII cioè il numero romano 17. Non è vero… ma ci credo ha scritto Peppino De Filippo. E non è solo il tema di una commedia. Un esempio? Alitalia nei suoi aerei (ora Alitalia Etihad) non ha la fila 17.  Meglio non sfidare la sfiga.

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Venerdì 17. Alcuni non escono di casa, altri non partono, non prendono l’auto, attraversano la strada guardinghi, perché la sfortuna, oggi più che mai è dietro l’angolo. Chi più, chi meno, superstiziosi lo siamo tutti. Il corno rosso regalato e non acquistato, il sale che prima di essere passato deve toccare la tavola, fermarsi davanti al gatto nero che ci attraversa la strada, lo specchio rotto che porta sette anni di guai, ed ancora, la borsa o il cappello sul letto, toccare ferro (o meno elegantemente le parti basse) quando ci viene detto qualcosa di negativo o augurata la buona sorte.

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Corni portafortuna

Sono riti ai quali nessuno si è sottratto almeno una volta nella vita, perché si sa, se la Fortuna è cieca, la sfiga, quella vera, ci vede benissimo.

E, se “non è vero, ma ci credo”, nessuno si sottrae alla scaramanzia, anche solo perché, fa folklore. Certo è che con la sfortuna, spesso, non si scherza. Lo sapeva bene Rosario Chiarchiaro, il protagonista della famosa novella di Luigi Pirandello “La Patente” che  vuole ottenere il riconoscimento ufficiale, la cosiddetta “patente”, appunto, della maschera di iettatore che gli è stata attribuita dalla società.

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franco Pistoni, lo iettatore in tv

Ma dietro l’aspetto comico e superficiale, la sofferenza del personaggio era grande, non riusciva a trovare lavoro e a sistemare le figlie.  Uno “iettatore” insomma; un po’ come il personaggio della trasmissione “Avanti un altro!”, dove, all’improvviso entra quest’uomo alto 1,80 per 23 chili, di nero vestito, che prova a distrarre i concorrenti del gioco dal dare la risposta esatta, buttando su di loro “la sfiga”, con alterne fortune.

Se quanto descritto da Pirandello può apparire solo un magnifico esercizio di scrittura, talvolta, la realtà è ancor peggio della fantasia.

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Mia Martini

Lo sapeva bene anche la famosa cantante Mia Martini, sorella maggiore di Loredana Bertè, una delle voci più belle ed emozionanti di sempre, la cui vita fu resa infelice dal fatto che venne considerata una porta sfortuna, una di quelle che “chiama la sfiga” e, per questo, terribilmente isolata.

La diceria che Mia portasse sfortuna nacque agli inizi degli anni ’70: alla vigilia della partenza di un tour di Mimì, il gruppo che l’accompagnava, di ritorno da un concerto, ebbe un incidente d’auto e da allora si cominciò a dire che Mimì portasse sfortuna. Ed in un mondo così attento alla scaramanzia come quello dello spettacolo, un’affermazione di questo genere diventò una condanna a morte. Nessuno voleva più esibirsi insieme a lei, nessuno voleva nemmeno apparire nelle trasmissioni dove la Martini era presente. L’epilogo fu tragico; morì, sola ed infelice, per un arresto cardiocircolatorio, dovuto quasi sicuramente all’abuso di farmaci.

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Marco Masini

Ma il caso di Mia Martini non è l’unico; un altro cantante ne ha fatto le spese, Marco Masini, anche lui accusato di portare sfortuna. In questo caso, la leggenda è nata in seguito alle dichiarazioni di un ragazzo che, ristabilitosi dopo un tentativo di suicidio, dichiarò che prima di togliersi la vita ascoltava le canzoni di Masini; i testi del cantante, poi, che non passeranno alla storia sicuramente per la voglia di vivere e non sono, spesso, un elogio alla bellezza della vita, hanno fatto il resto. E dopo anni di silenzio forzato e di isolamento, lo abbiamo rivisto sul palco di Sanremo, anche quest’anno e non mi pare che ci siano stati incidenti in diretta o morti improvvise in platea.

Marco Predolin

Marco Predolin

A fare le spese della stupidaggine umana fu anche un altro personaggio televisivo degli anni’80, Marco Predolin, quello de “il gioco delle coppie”, per intenderci. Diffusero la notizia che avesse l’Hiv, peccato che non fosse nemmeno sieropositivo. Il risultato furono 8 anni di silenzio e di allontanamento dalla tv.

E chi pensa che solo gli italiani siano attenti a questi fenomeni, si sbagli di grosso. Innanzitutto quello che per noi è venerdì 17, per gli americani è invece, è venerdì 13; e nemmeno gli inglesi sono estranei da riti, scaramanzia e credenze.

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Aaron Ramsey, il gol che uccide

Ne ha fatto le spese un calciatore dell’Arsenal, Aaron Ramsey e gli “effetti” macabri dei suoi goal. Pare, statistiche e calendario alla mano, che dopo ogni suo goal, un personaggio famoso muoia. Prima Steve Jobs, poi Whitney Houston, Paul Walker, Robin Williams e Nelson Mandela; tutti scomparsi il giorno dopo una rete di Aaron. Insomma, lui segna ed un vip nel mondo tocca ferro.

Ma la sfortuna, esiste davvero? Per alcuni studiosi si; la sfiga è scientifica.

E sarebbe tutta colpa della memoria corta, o meglio, un esempio di “visione selettiva” condizionata dal nostro punto di osservazione, secondo cui le persone hanno la tendenza a ricordare gli eventi sfortunati perché sono quelli che si fissano più a lungo nella memoria e a dare meno peso agli altri.

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Amuleti, ognuno si difende come meglio crede

 

 

L’errore è umano; diamo sempre per scontato che le cose devono per forza andare per il verso giusto, e quando non lo fanno ci sentiamo iellati e sopravvalutiamo il numero di eventi infausti. Si spiega così perché piove sempre quando abbiamo appena lavato la macchina oppure quando dimentichiamo l’ombrello a casa.

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Ferro da cavallo

 

Ed ancora, ci sarebbe una spiegazione anche per il maltempo nel week end; traffico urbano e le attività lavorative provocano un accumulo di polveri sottili nel corso della settimana: la cappa di inquinanti scherma la luce del sole e favorisce l’aggregazione dell’umidità che forma le nuvole, le quali liberano il loro carico di pioggia proprio nei week end.

Insomma, “aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia”? A sentire gli studiosi direi di no, certo è che rattatio pallorum omnia mala fugata sunt, o sbaglio?

 

 

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