di Gerardo Mazziotti
Mi è capitato di visitare recentemente una grande città italiana, nella quale negli anni ’40 fu realizzato un grande complesso architettonico, annoverato tra gli episodi più significativi dell’ architettura moderna europea, destinato ai rapporti economici, sociali e culturali tra l’Italia e i suoi possedimenti d’oltremare.
Un complesso che, inaugurato solennemente il 9 maggio 1940, venne chiuso,dopo appena un mese, per la scellerata decisione del Duce di partecipare alla seconda guerra mondiale. E né gli abitanti della città né gli italiani ebbero il tempo di rendersi conto della sua grandiosità.
Gravemente danneggiato dagli eventi bellici ( prima l’occupazione delle truppe tedesche e poi di quelle americane) il complesso venne ricostruito negli anni ’50 per celebrare il lavoro italiano nel mondo. E fu un grande successo.
Andarono in quella città milioni di visitatori, provenienti dai cinque continenti, in prevalenza figli e nipoti degli italiani che nel secolo scorso migrarono in cerca di fortuna.
Bisognava continuare su questa strada con i necessari adeguamenti all’attualità e creando altre attrattive di carattere professionale, scientifico, economico, culturale e politico con i 60milioni di “italiani nel mondo”.
Ma la mediocrità dei successori del geniale ideatore e dell’ altrettanto geniale ricostruttore fu la causa del progressivo degrado del grandioso complesso architettonico.
Non solo non seppero salvaguardarne la integrità fisica ma svendettero una consistente parte del patrimonio al solo, miserevole scopo di tenere in vita la inutile struttura amministrativa del complesso. Le attuali condizioni di degrado sono state denunciate da alcuni studiosi, che hanno a cuore le sorti del patrimonio storico e artistico della loro città: padiglioni abbandonati perché non si sa cosa farne, arena, piscina, centro congressi e teatro sottoutilizzati. E manca una idea sulla sua nuova “mission”. Nella stessa città era sorta, molti anni dopo, una struttura denominata Città della Scienza che, ubicata inizialmente in questo complesso architettonico, era stata spostata, senza una ragione convincente, in una parte delle aree dismesse dalle industrie siderurgiche a titolo “provvisorio”, nel senso che, dopo un certo numero di anni, si sarebbe dovuto localizzarla in altro sito.
A questo punto, alcuni cittadini determinati sono riusciti a fare capire ai tetragoni amministratori locali che si trattava di due facce di una stessa medaglia. E fu così che la struttura scientifica è stata trasferita nei tanti padiglioni abbandonati del grande complesso architettonico, il suo museo, andato distrutto da un incendio, è stato ricostruito sulle macerie di un vecchio padiglione, è rinato a nuova vita il padiglione della Fisica, costruito nel ’50 per consentire al grande scienziato italiano Eduardo Caianiello di proseguire le sue ricerche sulla cibernetica, ed il centro congressi, di recente costruzione, è stato dato in gestione alla struttura scientifica. Altri padiglioni sono stati assegnati ai dipartimenti scientifici universitari e al Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Nel contempo, con il bellissimo Teatro inserito nel circuito italiano ed europeo, con l’Arena destinata agli spettacoli lirici d’intesa col Teatro lirico cittadino, con le serre botaniche ricostruite, con il ristorante aperto tutto il giorno, con la piscina olimpionica data in gestione al Coni, con le fontane in funzione permanente, con lo spettacolo mozzafiato della fontana dell’Esedra messo in scena ogni sera, con la Torre assegnata ai consolati dei paesi africani i cui cittadini lavorano in quella città. E, infine, con il Parco verde aperto alla fruizione quotidiana dei cittadini e dei turisti, il grande complesso architettonico ha trovato la sua nuova “mission”. Ed è stato battezzato “ Città della Scienza”.
Mi rendo conto della curiosità di conoscere il nome di questa fortunata città. Ma non lo rivelo per non accrescere l’ amarezza dei napoletani di essere nati in “questa grande, generosa e travagliata città”, come l’ha definita il presidente Giorgio Napolitano.













