Daniela Iorio

Daniela Iorio

Filosofa, giornalista, webmaster e web content manager

Il governatore di peso

di Daniela Iorio

Si passa per fessi o folli a voler spiegare l’ingenuità alla base di cose che sembrano invece costruite in malafede, è da sempre così: il destino di ciò che è può perdersi dietro l’apparenza. Spesso irrecuperabilmente.

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Michele Emiliano

Michele Emiliano invece è pronto a giurare, con una serietà spiazzante, che nessuno che non sia ingenuo può permettersi di fare politica. A fare politica si rischia di impazzire se si vede sempre il complotto e la farraginosità, ci vuole una dose di incoscienza, ci vuole la capacità di ricevere tutto con la semplicità di un bambino.

Ancora oggi è oscuro se ci sia o ci faccia il mastodontico giudice pugliese che ha sempre voluto fare politica.

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E sul regalo natalizio del 2012 che gli fu recapitato dai De Gennaro la mattina del 24 dicembre, la sporta di pesce e cozze pelose, messa col ghiaccio nella vasca del bagno, il magistrato “xl” dice con la semplicità di un bambino: “Non ricordo se fossero proprio presenti delle cozze pelose nel mio regalo di Natale, di sicuro spigole e seppioline. Ma diciamo di sì, c’erano le cozze pelose di Taranto, ce n’erano giusto in quantità per tenere in piedi la barzelletta mediatica che è nata. Erano davvero buone ed ho fatto un figurone” al tradizionale cenone con i parenti, il padre e la famiglia.

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Fu un fatto di cortesia, come ad uso delle tradizioni del sud, accettare il gentil pensiero, come per tutti; da sindaco di Bari non era al corrente delle irregolarità sugli appalti per cui gli imprenditori De Gennaro finirono poi nel mirino della magistratura. Ed un caso anche la presenza della figlia dei De Gennaro in giunta: era una quota rosa di tutta professionalità nonostante la giovane età e, nonostante i pareri contrari, Emiliano la volle nominare ugualmente. Lo fece per apprezzamento professionale ma anche e, principalmente, per imporre il suo decisionismo, che è parte imprescindibile del suo modo di fare politica, un atteggiamento sempre viziato di parole rivoluzionarie e comunitarie alla Che Guevara.

Una sottile differenza Emiliano ama fare sempre: per lui il problema è sempre quello di aver capacità di sentire ovunque l’urlo di ogni ingiustizia, giammai invece fare il tecnico giustizialista. Questioni morali e etiche, di questo ama parlare in ogni intervista. Un’altra casualità e sorpresa per il sindaco fu anche suo fratello, imprenditore anche lui, immischiato in una brutta storia di appalti.

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Emiliano e Renzi

Il folkloristico e inarginabile giudice, da cui Renzi si tiene silenziosamente alla larga, è diventato quest’anno presidente della regione Puglia stracciando gli avversari, seppur divisi. Costruisce giorno dopo giorno un’identità autonoma. Ne è fiero, non è mai stato ben voluto dal Partito Democratico; a Renzi non deve dire grazie, il premier che lo ha trattato sempre con indifferenza e che non si è mai fatto vedere in Puglia per la sua campagna elettorale, assente anche la Boschi, assenti tutti. Il gigante Emiliano solo contro tutti. A differenza delle patetiche, e straperse, elezioni regionali in Veneto con la lanciatissima Moretti. In quella occasione ricorderemo tutti il super spot elettorale con Renzi al volante di un’auto e la Moretti al suo fianco, segnale mediatico ultra efficace che voleva dire “votate lei, ma non vi preoccupate che comunque guido io…” Queste differenze sono il risultato più soddisfacente per il magistrato.

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Non è un indipendente del Pd, ma si comporta come se lo fosse. Non è un antirenziano, ma di certo non è renziano. Non lo dice, ma ride sotto i baffi di soddisfazione e orgoglio, di questa posizione di grande autonomia che si è ritagliato. Da sindaco di Bari non fu estraneo a tattiche rivalse nei confronti del suo partito, sempre silente, con la faccia pulita. Serafico, più che dirle, le manda a dire. O meglio, le prende da lontano.

Si legò al dito l’esclusione da capolista al Parlamento europeo per la circoscrizione Sud. Una telefonata nella notte, per avvisargli che era stata preferita la Picierno. La risposta di Emiliano fu quella di non candidarsi più alle Europee. Abbandonò la strada di Strasburgo e optò per quella di Bari, governatore della Puglia. E questa volta con la forza di chi poteva dire “Io mi candido, il partito decida quello che vuole…”

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Emiliano fa come gli pare. Come altrimenti giudicare il suo tentativo di avere in giunta i 5Stelle? Porta avanti la sua visione politica, legittimamente. E spiega: se Renzi governa con il Ncd, che è all’opposizione della mia maggioranza in Puglia, perché dovrebbe essere un problema per me chiedere la collaborazione in giunta della grillina Antonella Laricchia? Un dialogo con il movimento cinque stelle potrebbe cambiare la direzione di tutta la politica italiana. Persegue la sua idea diversa di politica, ognuno è libero.

Del patto del Nazareno non se ne parla, bisogna mettersi al lavoro e il Pd piuttosto dovrebbe dare una mano ai rappresentanti istituzionali del suo partito, più che cercare di aggiungere tacche per sfondare a destra. E così canticchia ironicamente “bella ciao” ai contestatori fascisti di Casa Pound che lo aspettarono a Taranto pieni di cattive intenzioni.

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E’ sempre assai dotato di armi concettuali filosofiche: non mancano mai nei suoi discorsi parole chiave come etica, estetica, dialettica, rappresentazione della vita. Con quella faccia di chi ci crede veramente.

La Repubblica titolò su di lui “Fesso”. Le gogne mediatiche sono spesso macigni e questo sembra averlo fatto riflettere sulla lunga carriera da magistrato. “Alla fine anche mia figlia di 14 anni che leggeva i giornali mi confessò di avere avuto dubbi sulla mia onestà”.

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Ma in politica ci sono prezzi e situazioni che bisogna accettare e bisogna comprendere che mettersi in pubblico significa anche arrivare ad essere protagonista dell’inspiegabilità delle contorte trame. Almeno così dice lui, rassegnato al prezzo da pagare per essersi prestato alla politica.

Fu visto inizialmente come il nuovo moralizzatore che avrebbe fatto delle istituzioni baresi un quartier generale poliziesco per metter sotto controllo la città, impedendole il sereno percorso amministrativo. Ma flessibilità ne ha avuta ed anche pazienza fino alla presidenza regionale della Puglia. La politica del governo? Pare che non vada bene proprio niente e non fa niente per nasconderlo anche se sobriamente: lo Sblocca Italia non è efficace, la buona scuola non può volare con la dittatura dei presidi, i gasdotti e le trivellazioni dello Ionio sono uno scempio ambientale e una mortificazione della produttività. L’Ilva invece è contraria alla salute pubblica di Taranto. Questo non va e questo pure. Grossi anti Renzi crescono. E pure “pesanti”.

 

 

 

 

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