Daniela Iorio

Daniela Iorio

Filosofa, giornalista, webmaster e web content manager

Il Procuratore Capitale

di Daniela Iorio

Tassello dopo tassello l’inchiesta di Mafia Capitale regala sorprese. L’ultima il ritrovamento a casa dei suoceri di Carminati, in un armadio di metallo chiuso a chiave, una sorta di cassaforte, sul balcone della cucina, quattro disegni di Renato Guttuso e una lunga lista di documenti che attestano la proprietà di decine di opere di artisti di grande fama da Picasso a Guttuso, da Keith Haring, a Schifano, da De Chirico allo scultore Montanarini. Mafia Capitale è Giuseppe Pignatone, l’uomo che sta rivoltando Roma come un calzino..

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Giuseppe Pignatone

E’ stato l’investigatore delle “nuove mafie”, quella classica delle ultime generazioni delle grandi famiglie siciliane e quella insospettabile della Capitale. Da Palermo a Roma. Lo stesso tragitto che fece Falcone.

Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma è l’uomo che ha sciolto i nodi dei recenti scandali di connivenza a delinquere tra istituzioni e politica, insomma l’uomo di Mafia Capitale. Il grande accusatore. L’uomo che ha trasformato in soli due anni il “porto delle nebbie” della Procura di Roma e che ha dato una scossa all’intero Paese.

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Ciò che di sicuro si può dire è che avrà per sempre segnato una netta linea di demarcazione tra ciò che era diventata prassi di corruzione a Roma e il silenzio assordante del “dovere”. L’antimafia capitale è proprio lui.

Siciliano, classe 1949, figlio di Francesco Pignatone, deputato DC negli anni ’50, non ama i riflettori e le telecamere. Preferisce far parlare le sue inchieste. E’ uno che i cerini li tiene sempre ben nascosti. Sulle intercettazioni e loro diffusione è avaro e contrario; non si ferma, non fa sconti ai giornalisti, si devono pubblicare solo gli atti di chiusura delle indagini. Tra le pagine della cronaca giudiziaria non può finire tutto il materiale delle delicate indagini preliminari. La magistratura non è uno show con tanto di ufficio stampa,

ILARIA DA PIGNATONE DOPO IPOTESI NUOVE INDAGINI

Pignatone va sempre dritto per la sua strada, senza tentennamenti. Non si scompose al bazooka che la ndrangheta gli fece recapitare anni fa. Non lo impressionò nemmeno la bombola a gas collegata al panetto di tritolo ed esplosa sotto la porta della procura della repubblica a Reggio Calabria. Un susseguirsi di minacce, lettere minatorie, proiettili, anche la fiat nera colma di armi come avvertimento. Non ne ha quasi mai pubblicamente parlato in termini personali, la drammaturgia non lo appassiona; la verità è che non ha mai voluto essere la “prima donna” dell’antimafia in Italia. Fu procuratore prima di Palermo e poi del capoluogo calabrese; Cuffaro e Provenzano li ha fatti condannare e di Ciancimino ci mostrò il suo tesoro e il riciclaggio di denaro nella discarica più grande al mondo in Romania. In seguito il politico malavitoso della dc fu incriminato e condannato per mafia. Sue anche le inchieste su Riina e la strage di Capaci.

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Pignatone con la moglie

E’ un cacciatore di “cupole” , ossia la connivenza mafiosa con le istituzioni. Parte dall’analisi di un singolo crimine fino a giungere ai livelli alti. Spesso è partito da un microcosmo criminale per ricostruire la gerarchia della ‘ndrangheta, dal sud Italia, fino alle “sedi distaccate” nel settentrione e ben oltre i confini nazionali. A Roma non ha trovato una cupola ma una associazione di tipo mafioso. ”Non siamo a Palermo, a Napoli o a Reggio Calabria. A Roma ci sono una serie di investimenti mafiosi e alcune specifiche associazioni di tipo mafioso ma non un’associazione che ha la capacità  di controllare tutta la città”.

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Sempre a testa bassa sui fascicoli, ha il tono di chi dimentica l’orgoglio del difensore della cosa pubblica e di sicuro la retorica a reti unificate, a mo’ di salvatore della patria, gli appare deontologicamente un ridicolo scivolone. E’ sempre tecnico e spersonalizzato e tende sempre a fare chiarezza, a “farsi capire”traducendo una babele di “linguaggi e codici”, non mette mai il cappello su quello che fa.  Pignatone ha sempre avuto una sua squadra di “fedelissimi”. Il magistrato Prestipino che è al suo fianco dai tempi della procura di Palermo, Sara Ombra il pm che fece condannare Scopelliti, Giovanni Musarò, anche lui da poco arrivato a Roma. E naturalmente ci sono poi i tre sostituti, non certo di primo pelo, vere punte in tema di corruzione – come Paolo Ielo e Giuseppe Cascini – e di mafia come Luca Tescaroli.

Quando prese il posto di comando della Procura di Roma, l’allora sindaco Alemanno disse  “con lui la Capitale potrà giovarsi di un magistrato di indiscussa competenza che grazie alla sua lunga esperienza nella lotta contro la criminalità organizzata rappresenta un segnale importante per la sfida che questa città è chiamata a vincere per la sicurezza dei suoi cittadini”. Mai avrebbe immaginato che Pignatone  in pochi mesi lo avrebbe indagato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso…

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Buzzi e Carminati

Massimo Carminati (insieme a Buzzi perno di Mafia Capitale) uno che conosce bene guardie e ladri, profetizzò. “Ha già buttato all’aria la Calabria, butterà all’aria anche Roma. La rivolterà…”

 

 

 

 

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