di Giuseppe Mazzella
I dati dell’ultimo rapporto Svimez hanno riaperto l’endemica questione meridionale. Un Nord “industrializzato” ed un Sud “ agricolo ed artigianale” con il risultato di un Nord proporzionalmente sempre più ricco ed un Sud sempre più povero. E poi c’è la questione ischitana, i sei Comuni e la necessità di un nuovo “intervento straordinario”
I dati sull’ultimo rapporto della Svimez relativo al 2015 – la meritoria associazione per lo sviluppo dell’ industria nel Mezzogiorno fondata dal grande meridionalista Pasquale Saraceno nel 1946 ed oggi presieduta dal professore Adriano Giannola e di cui è consigliere il professore Amedeo Lepore che il nuovo presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca ha chiamato come assessore regionale alle attività produttive – sono drammatici e sono stati fatti oggetto di un ampio dibattito civile tanto che il presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, fiorentino, ha dovuto convocare una apposita riunione straordinaria della direzione del suo partito – il Pd – per discutere per l’ennesima volta della “ questione meridionale”.
Una questione che sta sul tappeto da oltre 150 anni e cioè dall’ unificazione politica italiana poiché da subito emerse un dislivello tra il Nord ed il Sud del Paese. Un Nord “ industrializzato” ed un Sud “ agricolo ed artigianale” tanto che il Nord diventava proporzionalmente sempre più ricco ed il Sud sempre più povero. Il Sud diventava terra di “ emigrazione biblica” verso il Nord del Paese, verso altri Paesi europei e soprattutto verso le le Americhe e l’Oceania.
Dice il rapporto Svimez che dal 2000 al 2013 cioè in 13 anni il Sud è cresciuto del 13 per cento, la metà della Grecia che ha segnato invece una crescita del 24 per cento. Anche sul fronte della popolazione la Svimez prevede che il Sud perderà oltre 4 milioni di abitanti per effetto sia del calo delle nascite sia per una nuova “ migrazione biblica” questa volta di alte professionalità cioè di giovani laureati e diplomati che nel Mezzogiorno non trovano e non troveranno offerte adeguate di lavoro.
C’ è anche un allarme povertà: una persona su tre è a rischio di povertà nel Sud contro una su dieci al Nord. L’occupazione nel Sud è a livelli di 40 anni fa e la caduta dell’ occupazione nel Sud tra il 2008 ed il 2014 è del 9 per cento a fronte del 1,4 per cento del Nord. Il 70 per cento della disoccupazione nazionale è concentrato nel Mezzogiorno. Su una stima di 3 milioni e 512mila giovani disoccupati in Italia almeno 2 milioni sono localizzati nei Comuni del Sud.
Il quadro drammatico che emerge è tale che la Svimez fa una affermazione grave e che non aveva mai fattoi negli oltre 50 “ rapporti” precedenti: “ Il Mezzogiorno rischia una situazione di sottosviluppo permanente”. Cioè il suo destino è di vivere “ perennemente “ in situazione di arretratezza e di povertà rispetto al Nord.
Questa “ arretratezza” si manifesta anche e soprattutto “ nello stato dei trasporti pubblici,di servizi alla persona ancora più carenti di quanto non siano al Centro-Nord, di mancanza di servizi per l’ infanzia e tempi pieni scolastici, una mancanza che contribuisce al divario nello sviluppo cognitivo tra bambini del Sud e del Centro Nord” come sottolinea Chiara Saraceno.
Ed ancora nel Sud si registra da parte delle Regioni “ una incapacità di spesa testimoniata dal mancato utilizzo dei fondi europei o il loro utilizzo in progetti di nessun rilievo efficace”. C’è anche una “ carenza di capacità di individuare obiettivi di miglioramento duraturo” da parte delle cosiddette “ classi dirigenti” – l’ eufemismo con il quale vengono indicati gli amministratori delle Regioni e dei Comuni -.
I dati oggettivi lasciano lo spazio anche ad interrogativi evidenti di per se stessi: ma perché il Governo Renzi che pure avrebbe dovuto essere di “centrosinistra” costituito soprattutto dal nuovo partito progressista della Seconda Repubblica che si chiama semplicemente “ democratico” eliminando i vecchi aggettivi “ cristiano”, “ comunista”, “ socialista” della Prima Repubblica, ha eliminato il “ Ministero per la Coesione Territoriale” istituito dal Governo “ tecnico” di Mario Monti al tempo della grande crisi finanziaria del 2011 ed affidato da un sincero meridionalista di grande competenza come Fabrizio Barca? Questo Ministero sembrava riproporre nella “ mission” e perfino della nuova denominazione una necessità di una “ Coesione Nazionale” ed in pratica di un “ nuovo Ministero del Mezzogiorno” come fu istituito al tempo della Prima Repubblica con la grande intuizione della “ Cassa per il Mezzogiorno” soppressa nel 1992.
Anche il Governo “ straordinario” di Enrico Letta aveva riproposto questo Ministero affidandolo al professore Carlo Trigilia che aveva già messo a punto una Agenzia Nazionale per la Coesione Territoriale chiamata a fare di diritto e di fatto la gestione dei fondi europei del piano 2014-2020 che arrivano fino a 100 miliardi di euro.
Perché un Governo progressista capeggiato da un quarantenne fiorentino che forse per formazione culturale ed esperienze di vita non conosce minimamente il dramma del Mezzogiorno ha escluso la “ questione meridionale” ancora più grave nella carenza qualitativa della classe “ dirigente” nell’agenda del Governo?
Sono interrogativi che attendono una risposta non con le rozze osservazioni di Renzi sui “ piagnistei” meridionali ma con i fatti così come saranno i fatti a giudicare le grandi promesse del neopresidente della Campania, Vincenzo De Luca che ha promesso il Paradiso in terra campana in 5 anni.
Qui nella nostra isola d’ Ischia dobbiamo porci la domanda, si deve porre la domanda la classe “ dirigente” della politica sei Comuni e del sistema economico e commerciale e della Istruzione cioè la scuola, se noi siamo ancora nel Mezzogiorno o ne siamo “ usciti” con il mito dello sviluppo “ maturo” con 400 alberghi ed almeno 2mila imprese commerciali su 46 Km2 e quindi non abbiamo più bisogno di un “ intervento straordinario” da parte dello Stato o della Regione come lo abbiamo avuto fino al 1992.
Io credo che noi abbiamo ancora bisogno di un “ intervento straordinario” perché consolidare lo sviluppo è ancora più difficile che lanciarlo sulla scia di un trend o un vento favorevole come fu quello del ventennio 1960-1980.
Questo “ intervento straordinario” è necessario per completare tutto il sistema di depurazione delle acque, per potenziare i trasporti marittimi e terrestri, per recuperare tutti gli immobili dismessi e cioè per avviare una Programmazione Possibile che abbia una unica guida o direzione che in questo contesto è l’unificazione amministrativa.
Oggi i sei Comuni hanno una classe dirigente quasi come un “ amministratore di condominio” che deve chiedere soldi ai cittadini-condomini per gestire servizi inefficienti o insufficienti ma non ha alcuna spinta etica o politica per progettare ed attuare uno sviluppo capace di offrire speranze di occupazione ad una gioventù costituita da almeno 3500 ragazzi dei 4 Istituti Superiori per almeno 15 indirizzi di studi e con una forza lavoro “ disponibile”di almeno 14mila iscritti al Collocamento e con una popolazione stabile di 63mila abitanti come una grande città.
Noi siamo ancora nel Mezzogiorno, siamo ancora e resteremo nella “ Citta Metropolitana di Napoli”, ed abbiamo il dovere di massimizzare in tempo di crisi sia l’ autopropulsione dell’ imprenditoria locale sia di chiedere investimenti pubblici e privati provenienti dal Continente con un sistema istituzionale in grado di progettare e gestire efficacemente e veramente un nuovo modello di espansione economica, sociale, civile, in grado di “ fare Coesione” di tutta l’ isola d’ Ischia.















