di Giuseppe Mazzella
Premessa: La sigla Udc sta per “ Unione di Centro” ed è un piccolo “partitino” che si sforza di esistere dopo l’estinzione dei partiti storici della “prima repubblica”. Un “partitino” costituito dai reduci o orfani della ex-Democrazia Cristiana che si richiamano al “ popolarismo”. L’ Udc cioè affonda le sue radici nel Partito Popolare dei “ cattolici sociali” di Don Sturzo di circa un secolo fa. Mantiene una organizzazione nazionale con un segretario ed una a livello regionale con “ Commissari straordinari” ( come dire: i quadri sono inesistenti). Sono andato a Casamicciola respirare l’aria della vecchia Dc nei locali “ rattoppati” dell’ ex-Capricho de Calise dove c’era la “ festa nazionale” dell’Udc.
Da quando è morta la “ prima repubblica” con la distruzione frettolosa dei partiti determinata nel 1992 con “ tangentopoli” è iniziata la lunga fase di “ transizione istituzionale” che doveva portare ad una “ seconda repubblica”. La numerazione è “ copiata” dai nostri cugini francesi che hanno dato un numero per ogni cambiamento repubblicano con una nuova Costituzione. Dal 1958 con il semipresidenzialismo voluto dal generale Charles de Gaulle sono alla Quinta Repubblica. La Costituzione della Carta della V Repubblica fu redatta da una commissione di esperti presieduta da Michel Debrè e completata in sei mesi e sottoposta ad approvazione popolare con Referendum “ deliberativo” previsto dall’articolo 11 Non fu approvata dal Parlamento ma direttamente dal popolo. Se “ copiassimo”dai francesi le cose nella esatta maniera avremmo uno Stato ed una Repubblica più democratici ed efficienti. Una simile procedura di revisione costituzionale non può essere adottata in Italia. La Costituzione del 1948 non lo contempla. La Costituzione deve essere modificata dal Parlamento. L’istituto della “ democrazia diretta” – il Referendum – in Italia è solo “ abrogativo” e non rientra tra i poteri del Capo dello Stato.
La discussione in atto sul cambiamento dei poteri del Senato ne è una prova. Non siamo ancora in Italia alla “ Seconda Repubblica” ma viviamo una stagione di “ lunga transazione” che dura da oltre 20 anni con il cambiamento di due leggi elettorali e con l’arrivo della terza – l’ “Italicum” – che andrà in vigore dal 2016. Se oggi si sciogliessero le Camere si voterebbe con un “ iperproporzionale” deciso con sentenza della Corte Costituzionale. E’ l’emblema della “provvisorietà repubblicana” in cui viviamo in Italia che si estende agli enti locali perché anche la legge Del Rio che ha istituito la “Città Metropolitana di Napoli” qui da noi in luogo della Provincia è una “ leggina provvisoria” in attesa della “ Legge Costituzionale” di abolizione delle Province.
Anche i nuovi partiti nati dalle ceneri di “ tangentopoli” vivono questa “ precarietà”. I cambiamenti epocali avvenuti in Europa e nel mondo alla fine degli anni ‘ 80 ed ai primi dei ‘ 90 con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica hanno posto fine alla “guerra fredda” ed alla “ cortina di ferro”. Il termine “ comunista” è stato cancellato dal Pci, il più grande partito comunista dell’ Occidente. Dalle ceneri del Pci e della Dc è sorto un partito che definisce se stesso semplicemente “ democratico” costituito soprattutto da ex o post democristiani e da ex o post comunisti e che pur non dichiarandosi semanticamente “ socialista” aderisce in Europa al Partito Socialista Europeo.
Ma c’è un piccolo gruppo di ex o post democristiani che ha rifiutato il Partito Democratico e l’ entrata nel “ socialismo europeo” e che vuole rimanere attaccato alle sue radici costituito dal “ popolarismo” di Don Sturzo e De Gasperi. Questo partito è l’Unione di Centro come si definisce. Ha tolto il nome dell’onorevole Casini dal suo simbolo e l’ha sostituito con “Italia” ma è rimasto lo “scudo crociato”, l’antico simbolo della Dc per il quale i postdemocristiani hanno fatto perfino cause civili per la ”proprietà”.
“ Popolari, ci siete?”, un interrogativo angoscioso il titolo della tavola rotonda della svoltasi nella sala del rattoppato ex-Capricho de Calise ( è una vergogna che la più bella proprietà del Comune di Casamicciola poverissimo di infrastrutture civili versi in queste miserabili condizioni…) moderata dal giornalista del “ Corriere della Sera”, Paolo Franchi con la partecipazione di Gaetano Quaglieriello ex Ministro per le Riforme Costituzionali del governo Letta, eletto senatore in Forza Italia e che ha aderito al “ Nuovo Centro Destra” di Alfano, eletto con Forza Italia, segretario Ncd e attuale ministro degli Interni del governo Renzi, del capogruppo al Senato dell’Udc Lorenzo Dellai e dell’ottantasettenne Ciriaco De Mita, fra i padri nobili della Dc, ex segretario della Dc, ex Presidente del Consiglio dei Ministri ed ex-Ministro della “prima repubblica”, attuale sindaco del piccolo centro di Nusco dove è nato e vive. Lucidissimo ed in gran forma don Ciriaco si è confermato un “ intellettuale della magna Grecia” come lo definì l’avvocato Agnelli.
Che fine ha fatto il Centro? Dove stanno i moderati? La discussione è stata improntata soprattutto a livello di “ teoria politica contemporanea” dove Dellai prendendo atto della “ fase di transazione italiana” ha sostenuto che “ i popolari debbono stare nel centrosinistra” e che addirittura questa “sinistra rispetto ai “ popolari” è “ ipermoderata”. Quagliariello ha parlato di “crisi della democrazia rappresentativa” perché oggi con Facebook e Twitter c’è una “ democrazia immediata” così l’eletto può cambiare opinione o schieramento perché è “ immediatamente” in contatto con i suoi elettori.
Ciriaco De Mita poi, dal canto suo, ha sostenuto che il “popolarismo non può andare d’accordo con la socialdemocrazia. Io non mi sono mai sentito né di destra né di sinistra”. Si è detto contro l’ “ autorità personale” mostrando non simpatia per Renzi ed ha rivendicato alla Dc il merito della Grandi Riforme Repubblicane. Secondo De Mita il “ Centro” è l’ unica proposta possibile contro la destra populista e disgregatrice dello Stato che oggi è rappresentata dal leghista Salvini.”
Una tavola rotonda – alla quale hanno assistito in larga maggioranza i soli addetti all’organizzazione dell’evento con sparute e distratte presenze di qualche vecchio democristiano locale – che ha evidenziato la crisi profonda della politica nazionale e locale con partiti – tutti – alla ricerca di un senso e soprattutto di militanti. Questa “ Unione di Centro-Italia” andrà con il centrosinistra(senza trattino) del Pd di Renzi a Roma come a Napoli è alla Regione con De Luca. Ma sempre con una posizione residuale. Ischia, dove la Dc trenta-quaranta anni fa rappresentava circa l’89 per cento dell’elettorato è la fotografia perfetta della parabola democristiana. Un partito dissolto, ormai una pura testimonianza.
Resta il simbolo dello “scudo crociato” – quello avallato dalla Chiesa e che i cattolici votavano a prescindere da tutto perché si doveva votare “ la Croce” – che appare come un residuato bellico di una lunga stagione politica definitivamente ed ingloriosamente chiusa mentre non appaiono all’orizzonte forti partiti e forti idee in questa interminabile “ transizione” verso la Seconda Repubblica.















