di Gerardo Mazziotti
L’allegra gestione della Rai. Un problema che prima o poi andrà affrontato. Con decisione. Incomprensibili spese, compensi alle stelle. Nonostante i risparmi annunciati da Renzi.
“ I 13mila dipendenti, le 21 sedi regionali, i 1700 giornalisti, i 3mila collaboratori, i 110 parrucchieri, i 70 camerinisti, i 61 falegnami e poi i meccanici, i consulenti musicali, gli arredatori, i costumisti, le orchestre di almeno 16 elementi, le mille segreterie più affollate dei ministeri, gli aiuto registi, i programmisti, i 48 direttori generali e i 70 vicedirettori della Rai (…) l’informazione servile più pagata e pletorica d’Europa e l’intrattenimento indecente e del varierà più volgare sciopererà l’11 giugno contro Matteo Renzi, reo di aver chiesto di ridurre i costi del servizio pubblico di 150milioni di euro.(…) Ma a scioperare non sarà la Rai dei varietà di Falqui, degli sceneggiati di Bolchi, del garbo di Baudo e delle invenzioni di Arbore ma quella svelata dai dossier di Renato Brunetta ( che non mi piace) , quella delle spese pazze e dei supercontratti furbi delle star dell’informazione lottizzata (…) Per esempio, Gubitosi, certo senza malizia ( la sorella Lucia faceva parte della segreteria personale di Renzi quand’era sindaco di Firenze) , il mese scorso ha promosso Luigi De Siervo, che era un ordinario direttore commerciale nientemeno che a “macrodirettore”( non è uno scherzo linguistico) che è diventato l’uomo più ricercato, adulato e invitato ”.
Lo ha scritto, tra l’altro, Francesco Merlo su laRepubblica del 1° maggio 2014. Una denuncia che non ha avuto né contestazioni né denunce. Nemmeno l’ex Pm Gherardo Colombo, componente il CdA della Rai, ha ritenuto di dover dire qualcosa. E nemmeno il pentastellato Roberto Fico, presidente della commissione di vigilanza.
Mi è venuta in mente questa denuncia di Merlo perché Il 15 e il 16 dicembre scorsi ha rifatto capolino in prima serata su Rai1 Roberto Benigni con il suo show sui 10 Comandamenti. Uno vaniloquio sulle notissime vicissitudini del popolo ebraico, perseguitato dai faraoni egizi, e sulla decisione del Padreterno di rivolgersi a Mosè per dettare al popolo eletto “ i dieci comandamenti”. Vicissitudini raccontate nel polpettone americano del ‘56 di Cecil B. DeMille. Un vaniloquio, questo di Maligni, con le immancabili malignità che da vent’anni riserva all’ odiato Berlusconi.
Ricordo le cattiverie che disse a un compiaciuto Enzo Biagi, suo ospite nella trasmissione “ Il fatto”, quando nel 1994 “ il piazzista di Arcore” divenne premier. E non è vero che ha avuto oltre 9 milioni di telespettatori secondo i Tg della Rai e oltre 10milioni secondo il frenetico giullare. I dati Auditel dicono che lunedì sera i telespettatori sono stati 7.812.000, scesi dopo un’ora di noia, a 2.823.000 e che martedì sera sono stati 8.400.000, scesi dopo un’ora di noia, a 3.050.000. Non si dovrebbero dire bugie, specialmente quando si commentano i Comandamenti.
E’ vero invece che la Rai ha dato al comico toscano ( con il cuore a sinistra e il portafogli a destra ) qualcosa come 4 milioni di euro (una somma scandalosa) per le due serate e un altro spettacolo sulla Divina Commedia. Una somma che nemmeno nel caso di due settennati (mai concessi) riesce a incassare il nostro presidente della Repubblica. Ed è lontanissimo dall’incassarla anche il presidente Usa nemmeno dopo due mandati ( normalmente rari). Per non parlare di un metalmeccanico o di un ferrotranviere… perché sarei tacciato di demagogia.
E dire che sarebbe bastato mandare in onda la esilarante lettura dei comandamenti fatta da Massimo Troisi nella trasmissione “ Non stop “, il varietà televisivo del 1977 conservato nell’archivio della Rai, per offrire ai telespettatori uno spettacolo molto, molto divertente. E senza spendere un solo euro. Aggiungo che lascia perplessi sentire parlare di religione, di spiritualità un guitto che, ospite di Raffaella Carrà su Rai1, tentò di toccare la sua “chitarrina” e dissertò per mezz’ora sui tantissimi modi di definire il sesso maschile e quello femminile senza alcun rispetto per il comune senso del pudore. Talché sorge spontanea la domanda : è giusto pagare il canone Rai?










