Franco Esposito

Franco Esposito

Giornalista e scrittore, inviato speciale de Il Mattino e del Corriere dello Sport. Presente a cinque edizioni dei campionati del mondo, 106 volte inviato al seguito della nazionale italiana di calcio e 34 viaggi negli Stati Uniti per i grandi appuntamenti di pugilato, Vincitore del Premio Coni 2011 e un record: tre finali consecutive al Premio Bancarella Sport

Parmadecotto

di Franco Esposito

Declino di una città. Il tramonto di un impero. Parma disperata, messa supina dalla sparizione della grandeur. Una eclissi non improvvisa: l’imbroglio Parmalat con le sue derivazioni come a provocare un disastroso effetto domino, simile a quello prodotto dallo scandalo Montepaschi nella città di Siena? Forse sì, forse no.

11016679_10205142337751339_372566789_nParma frana, sparisce Parma come l’abbiamo conosciuta, apprezzata, invidiata. Sembra si possa dire: no, questa non è lei, non è la città che respirava benessere, emanava benessere. Un modello invidiabile, quello; un dramma sociale questo.

Laddove anche la rappresentazione del melodramma, nella Parma del teatro Regio e di Giuseppe Verdi, ha acquisito livelli modesti. Mediocri. Il calendario della stagione lirica al Regio, il teatro famoso nel mondo per i suoi implacabili, esigenti loggionisti, è in tono decisamente minore. Un calendario figlio della crisi globale, comunque non in linea con la grande tradizione lirica del Regio. Parma ha perso tutto e rinunciato a tutto.

Parma_Teatro_Regio_Veduta

Il teatro Regio

Mancavo dalla città da alcuni anni, ci sono tornato di proposito il mese scorso, per vedere e capire.  Parma bella e sculettante come un gran dama io non l’ho ritrovata. Tantomeno l’ha riconosciuta, pregna del puzzo degli spinelli e piena di spacciatori. L’ho frequentata a lungo per motivi professionali, giornalistici. Le partite di campionato e di coppa della squadra di proprietà del cavaliere Calisto Tanzi, allo stadio Tardini e all’estero, Belgio, Inghilterra, Croazia, Germania.

Calisto Tanzi, Parmalat

Calisto Tanzi, Parmalat

Quello era uno squadrone: le capriole di Tino Asprilla, le finezze di Gianfranco Zola, l’eleganza di Lorenzo Minotti, il sempiterno portiere Taffarel, la classe sublime di Lilian Thuram. Il francese, sull’aereo al ritorno dalle trasferte di coppa, affettava con classe salame felino con la lacrima e lo offriva ai noi viaggiatori, calciatori, tifosi e giornalisti, in mezzo a due fettine di pane buono. Un bicchiere di Prosecco e via, a celebrare lo stile del club.

Lilian Thuram

Lilian Thuram

Adesso il Parma non ha soldi neppure per piangere. In bolletta come Parma, la città, con il Comune costretto a fare la conta dei debiti, 700 milioni, e guai e ancora guai. E il club calcistico che non può permettersi neppure di pagare gli steward che lavorano allo stadio. Quarantamila euro non trovati: la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha rinviato la partita con l’Udinese. Una decisione balzana. Mai accaduto prima in qualsiasi parte del mondo, a livello di serie A. Un figuraccia planetaria.

Il Parma Calcio fallito che ha cambiato tre proprietà e cinque presidenti in pochi mesi. Aspiranti proprietari ricchi solo di false promesse, senza il becco di un quattrino. Gente arrivata da fuori: dov’è finita la città opulenta, grassa, benestante, ricca, innamorata orgogliosa della sua squadra di calcio?

Non c’è, non esiste più. È sparita e con lei Parma. Lo stadio Tardini era un salotto, le belle e brave hostess in servizio in tribuna stampa le ha inventate in Italia il Parma. Andavo a Collecchio con il trenino e al centro d’allenamento della squadra scoprivo il paradiso in terra. Il bello, il funzionale e l’ultramoderno abitavano lì, nel regno del Cavaliere.

Enrico Fedele

Enrico Fedele

Figlia e figlio di Tanzi gentili anfitrioni, i dirigenti responsabili e pagati profumatamente, avevano l’ordine di mettere i visitatori a loro agio. Il napoletano Enrico Fedele tra questi: pediatra mancato, ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’area tecnica.  Ci si stava d’incanto a Collecchio, per lavoro. E la squadra andava, sfacciata avversaria delle grandi del pianeta.Poi sono venuti imbrogli, truffe, scatole cinesi, azionisti fregati. C’erano una volta Parma e il Parma. Arrivavi in città e aspiravi benessere, appena sceso dal treno. Parma ti sbatteva dolcemente in faccia la sua ricchezza. Orgogliosa, vanitosa pure, ma senza farla pesare. E ti strizzava serena l’occhio, visto come siamo bravi noi? Ti diceva e si raccomandava,  è qui il paradiso, non solo nel prosciutto, squisito e nel mitico parmigiano. Parma la frequentavi, ne percorrevi lentopede le stradine del centro storico, ne ammiravi i monumenti e le chiese, contento di apprezzarne i ristoranti, la buona cucina, le belle donne, l’eleganza dei suoi abitanti. Una grandeur evidente, ma lieve nell’esposizione mai sopra le righe. Il progetto era di farne nel tempo una Parigi in Italia. Bella e diversa, provocava moti d’invidia in me che venivo da Napoli.

Federico Pizzarrotti

Federico Pizzarrotti

Adesso no, il Comune è in rosso profondo. Federico Pizzarrotti, il sindaco grillino del Movimento 5 Stelle, è sommerso dai problemi. Precedenti amministrazioni comunali hanno lasciato in eredità gli strascichi di scandali sguazzanti e un oceano di debiti. Rischia di chiudere lo scalo della città, non ci sono 2,5 milioni l’anno per farlo funzionare. La Biblioteca Palatina si ritrova al centro di un poderoso declassamento. Chi ci torna, come me che la recente visita l’ho cercata di proposito, non può schivare la sensazione di un declino su quasi tutti i fronti. La chiusura dello stadio per mancanza di soldi è l’ultima immagine del tramonto in atto. Il tramonto di una meravigliosa idea di città.

Biblioteca Palatina

Biblioteca Palatina

L’eclissi del calcio. A Collecchio, giorni fa, Equitalia ha fatto sequestrare camioncini e furgoni che servivano al trasporto del materiale sportivo della squadra. Li hanno portati via. Vergogna e mortificazione: nessuno a Parma ha mai sospettato di dover assistere un giorno ad una cosa di questo genere. Il Parma calcio ha cento milioni di debiti, non paga da luglio gli stipendi di calciatori, allenatori, dipendenti. L’Uefa, ricorderete, a giugno l’ha esclusa dalle coppe perché non aveva versato l’Irpef. La Figc l’ha iscritta lo stesso al campionato. E il buco è diventato voragine. Il Parma è sprofondato nell’abisso. Un paradosso. A conferma che nell’Italia del calcio non esistono regole.L’albanese Rezart Taci ha provato a prenderlo, il Parma. Ma è scappato subito, non era per lui. Ma volete che la società con un fresco passato di successi, la verde tradizione puntellata da gemme, sia pane per i denti e il portafoglio del faccendiere Giampiero Manetti? Intanto lui, personaggio opaco, alle spalle tentativi falliti di rilevare Brescia, Pro Vercelli e le cartiere Pigna, il Parma ce l’ha in mano. Imprenditore probabilmente tarocco, possiede una società con sede in Slovenia, (poca roba, una cassetta delle lettere, un citofono, una segretaria, in una strada di campagna) con un capitale sociale di 7.500 euro e la prospettiva di realizzare un avventuroso business con le stufe a pellet.

Ammesso il Parma al campionato di serie A 2014-2015, non si sa come e neppure perché, e titolare di uno dei tanti misteri che popolano il calcio italiano ha di fatto già falsato il torneo che furbi imbonitori continuano a definire “il campionato più difficile del mondo”. Al tempo era anche il più bello. Poi sono entrate in campo la legalizzazione delle scommesse, gli avventurieri spericolati che vorrebbero acquistare le società di calcio e non possono, e una storia come questa.

Giampiero Manetti

Giampiero Manetti

Il Parma che un qualsiasi imprenditore squattrinato e tarocco può prendere per la cifra simbolica di un euro. Si aspetta solo che l’ineffabile Manetti (“Ho un piano industriale, datemi fiducia”), evidentemente squattrinato e titolare di capitali improbabili, porti i libri sociali in tribunale. Ma pare che non abbia nessuna voglia di fare il gesto che Parma e il calcio gli chiedono. I giocatori si autofinanziano per la prossima trasferta, andranno a Genova con mezzi propri, in macchina. Gente seria i calciatori del Parma, una tantum. Poveri di stipendi, ma ricchi di dignità. La Lega Calcio promette una questua, cinque milioni da raccogliere fra i club. Mani e voci pietose, comunque solidali, offrono ospitalità e copertura delle spese. Povero Parma.E povera Parma, come eri bella, gaudente, sazia, sorridente, fiera, orgogliosa. Una piccola Parigi, fino al 2003.

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore