Franco Esposito

Franco Esposito

Giornalista e scrittore, inviato speciale de Il Mattino e del Corriere dello Sport. Presente a cinque edizioni dei campionati del mondo, 106 volte inviato al seguito della nazionale italiana di calcio e 34 viaggi negli Stati Uniti per i grandi appuntamenti di pugilato, Vincitore del Premio Coni 2011 e un record: tre finali consecutive al Premio Bancarella Sport

Lacrime d’olio

di Franco Esposito

Lacrime italiane, untuoso. Il pianto della Toscana e delle regioni grandi tradizionali produttrici dell’oro biondo. Le mani cinesi sull’olio italiano. Bright Food, colosso cinese dell’alimentazione, ha comprato Salov. Il gruppo lucchese ha cambiato proprietà a dicembre.

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Dopo Carapelli e Bertolli, la Toscana continua a perdere marchi e un business mondiale da 300 milioni di consumatori. Come darsi una martellata sui cosiddetti. Bertolli è il marchio d’olio più famoso negli Stati Uniti. Una fama acquisita da un secolo e mezzo di produzione dell’azienda nata a Lucca  nel 1865. Un brand esteso nel tempo, oltre all’olio, anche ai condimenti, in fondo ad alterne vicende commerciali. Finita la Sme, la finanziaria alimentare dello Stato, Bertolli ha smarrito del tutto la sua dimensione toscana. Lo stabilimento di Lucca è diventato un centro fiera e l’olio viene prodotto in Lombardia. Il primo degli equivoci che irritano gli americani.

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Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra alla Toscana a gennaio 2014, giusto un anno fa. “Il suicidio dell’olio italiano”, intitolava il New York Times, l’articolo corredato da una striscia a fumetti. E una class action ora è in atto: l’hanno intentata i consumatori della California contro due simboli del made in Italy, Filippo Berio e Bertolli. I sommi emblemi del distretto agro-alimentare della Lucchesia, finiti sotto indagine davanti ai giudici di San Francisco. Una vicenda molto delicata, due filoni d’inchiesta: etichetta non vera sulla reale provenienza del prodotto e possibile presenza di olio raffinato, anche se si vende come extravergine. Quindi, secondo i californiani, l’olio è toscano fino ad un certo punto, a dispetto delle etichette. Le tesi nordamericane sono riportate in un articolo del sito OliveOilTimes.com, l’unica vera autentica bussola mondiale per gli operatori del settore.

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La vicenda è nata da due piccoli consumatori, privati cittadini, che si sono rivolti al tribunale. Uno ha citato le aziende Med Foods e Deoleo Usa, che commerciano bottiglie di Bertolli, che di lucchese e di toscano ormai non ha più niente. L’altro ha citato Italfoods e Salov North America, distributori della Filippo Berio. Salov North America è la filiale di Salov, realtà industriale nel territorio di Massarosa, Toscana. Una disputa che vale milioni d dollari. Ma eventuale danno, se accertato, riguarda soprattutto l’immagine. Una filiera che dà da vivere sottoposta al giudizio di un tribunale a diecimila chilometri di distanza dagli uliveti italiani.

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Le due cause hanno un contenuto palesemente identico. I ricorrenti sostengono che le bottiglie dei marchi toscani vendute in California conterrebbero un prodotto “chimicamente trattato per nascondere gli eventuali difetti e l’elevata acidità, e quindi generalmente miscelato con olio a maggiore gradazione per mascherare i sapori non gradevoli”. Non si dovrebbe parlare quindi di olio extravergine, come invece si legge sulle rispettive etichette. Ma il tema più delicato è contenuto sulla parte anteriore delle etichette. Dove è scritto “importato dall’Italia”. La dicitura, secondo gli americani, induce a pensare che l’intero processo di lavorazione sia avvenuto in Italia. Non solo l’imbottigliamento, ma pure la raccolta e la pressatura delle olive. Laddove la parte anteriore delle stesse etichette rivela se e quando l’offerta commerciale deriva da coltivazioni non italiane. Un’indicazione peraltro pienamente in linea con l’attuale normativa Ue. Bisogna quindi solo capire se anche le leggi della California sono così rispettate. La battaglia dell’olio è in atto, difficile capire fino a dove la macchia si spargerà.Olive_trees_on_Thassos-300x168

La produzione italiana di olio verde è stata di 300mila tonnellate nel 2014, a fronte di 464mila tonnellate dell’anno precedente. In Italia ci sono 250 milioni di olivi coltivati su un milione centomila ettari. La produzione complessiva olearia vale oltre 2 miliardi di euro; 1 miliardo va all’esportazione. Il settanta per cento della produzione toscana Igt viene inviato all’estero. L’olio d’oliva sta diventando un business mondiale: piace sempre di più. Attenta lettura dei numeri fa capire che il mondo vuole vivere all’italiana. Si spiega così l’operazione portata a compimento dai cinesi di Bright Food: 100 milioni per comprare la Salov, Società anonima lucchese oli e vini, di proprietà dei Fontana. Ultimo gruppo indipendente italiano, la società dei Fontana viaggiava sui 330 milioni di fatturato. I marchi italiani piacciono perché il nostro extravergine è il migliore del mondo.

Ge Junjie, vicepresidente Bright Food

Ge Junjie, Bright Food

La Carapelli, fondata nel 1893, punta sulla propria spiccata fiorentinità. Prima di arrivare agli spagnoli, l’olio Carapelli è finito in mano al gruppo Ferruzzi, passando anche dal Monte Paschi Siena. Bertolli, Carapelli, Salov: la fine dei marchi italiani presenta i connotati dell’incredibilità. Ancora negli anni Sessanta, per dirne solo una, la famiglia Bertolli possedeva una banca con agenzie a Lucca e Viareggio. Adesso anche Salov se ne va, consegnandosi nelle mani dei cinesi.

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Un’altra botta tremenda per la Toscana, offesa dalla campagna mediatica degli statunitensi, legata al suo territorio da un cordone ombelicale antico e solidissimo. L’olio è quasi tutto, per la Toscana. I dati ufficiali oggi dicono che il settanta per cento dell’evo Igt Toscano viene esportato negli Stati Uniti. Ma questo non può e non deve bastare: Ancel Keys, quarant’anni fa, proclamò la dieta mediterranea come la più salubre al mondo. Questo regime anticolesterolo si basa sull’olio d’oliva.

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Gino Veronelli

 

Proprio l’olio è una rare profezie non azzeccate da Gino Veronelli, che ebbe a dire: “L’olio renderà i contadini ricchi come è stato per il vino”. Il business dell’olio è diventato mondiale. Ma il pessimo raccolto italiano del 2014, i marchi in fuga e la campagna mediatica contro in atto fanno intuire che il business sta sfuggendo di mano all’Italia. Tutto questo nell’anno di Expo 2015.

 

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