di Carlotta D’Amato
L’ultima “campagna”, quella contro D&G che hanno dato dei “sintetici” ai figli delle coppie gay nati dalla fecondazione in vitro. L’ultimo “amore”, il calcio, il suo San Vito Positano. Alessandro Cecchio Paone, continua a sturpirsi ed a stupire.
“Ho buttato le mutande D&G, non le regalerò più ai miei fidanzati!”. E’ con questo terribile anatema, che Alessandro Cecchi Paone, che una volta di mestiere faceva il giornalista ed ora non lavora dal ’63, ha detto la sua sulla questione che sta, da giorni ormai, monopolizzando internet e hashtag di tutto il mondo. Tutto è incominciato quando gli stilisti Stefano Dolce e Domenico Gabbana, che della loro preferenza sessuale non hanno mai fatto mistero, anzi, ci hanno costruito intorno un business multimilionario, hanno dato dei “sintetici” ai figli delle coppie gay nati dalla fecondazione in vitro, definendoli “figli della chimica”, schierandosi a favore “della famiglia tradizionale”, della famiglia italiana, matriarcale, dei Natali con 32 coperti a tavola, per intenderci.
La bufera è nata quando, sentitosi chiamato in causa sul punto, il cantante Elton John si è scagliato contro D&G, non mandandogliele proprio a dire: “Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono sintetici?”, aveva scritto il cantante che ha due bambini ottenuti con la fecondazione in vitro con il marito David Furnish, aggiungendo che Dolce e Gabbana dovrebbero “vergognarsi”, e sottolineando senza mezzi toni: “Il vostro pensiero è arcaico e fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda”. Alla linea dura di Elton John si sono unite anche altre celebrità, come Ricky Martin e Courtney Love che ha promesso di fare un falò dei suoi vestiti firmati Dolce e Gabbana, (vestiti che però non ha mai indossato, perché a memoria d’uomo, non la ricordo mai vestita, o almeno vestita interamente, ndr). Nel giro di 24 ore, 24.000 tweet con hashtag #boycottDolceegabbana lanciato da Sir Elton, hanno fatto il giro del mondo, perché quel “figli sintetici” riferito ai bambini delle coppie omosessuali non è piaciuto a tanti. Anche in casa nostra, qualcuno ha detto la sua e tra questi il Cecchi Paone, che ancora non ho capito se sia “straight o gay”, e secondo me non l’ha capito nemmeno lui in pieno.
Fatto sta che quest’uomo è proprio un esempio di particolare eclettismo, passando da trasmissioni televisive come “La macchina del tempo” ad un canale satellitare dal titolo che la dice lunga, “Hot Gay Channel” su Sky, dall’attività politica (candidato alle ultime europee con Forza Italia) a quella calcistica, la presidenza della squadra di calcio di Positano, il San Vito Positano, società che milita nel campionato di Promozione campana. “Il mio è stato un puro atto d’amore nei confronti di Positano, dove ho una casa di famiglia e vado da quando avevo un anno. Quando quest’estate alcuni ragazzi della squadra sono venuti a chiedermi aiuto per evitare il fallimento della società, non ho potuto dire di no: e ora, è diventata una vera passione, dato che mi alleno con loro e abbiamo trasformato la squadra. Ora stiamo lottando per salire di categoria.”
Il calcio può svolgere più ruoli, bel al di la del puro momento sportivo agonistico. “Il San Vito ha uno striscione contro al razzismo, intendendo ogni tipo di discriminazione: razziale, religiosa e sessuale”. Cecchi Paone fa un parallelo della sua esperienza con quella di Barbara Berlusconi, ai vertici del Milan. “All’inizio non entravo in spogliatoio per non imbarazzare i ragazzi, ma poi la cosa si è risolta con naturalezza. Le nuove generazioni non hanno i problemi e i pregiudizi della nostra classe dirigente, ancora arretrata: il mio modello è Barbara Berlusconi, anche lei tiene a creare un bel rapporto con i giocatori. E anche lei ha un conflitto d’interessi con lo spogliatoio”.
Uno passato alla storia per affermazioni del genere “Un corpo femminile mi è più alieno di un corpo celeste”, che si fa fotografare circondato da ragazzotti palestrati e svestiti, che ha fatto incazzare più lui Sgarbi che la Mussolini, come si fa a non prenderlo sul serio? Impossibile, soprattutto quando sulla delicata questione della fecondazione in vitro, a chi gli chiede cosa ne pensi dell’affermazione di Dolce e Gabbana risponde che la soluzione è fare lo sciopero della mutanda D&G, diventata lo status symbol del mondo omosessuale e che non sarà più il regalo preferito per i suoi fidanzati, ebbene, bisogna dargli la credibilità che merita. Certo che in questo paese, non riusciamo proprio ad essere seri su nulla, a dire qualcosa che sia accettabile, non dico condivisibile, ma che non ti faccia venire in mente di menare due schiaffi ben assestati all’interlocutore, almeno, con la faccia gonfia, smetterà di spararle grosse. Viviamo in democrazia, penserete, e almeno apparentemente è così, ma basta che qualcuno dica una cosa fuori dal coro, una cosa che proprio non si aspettasse che potesse essere proferita da quella bocca, che le polemiche fioccano come i presunti amanti di Belen o i figli della ex coppia Ramazzotti–Hunziker che se la combattono a suon di pargoli. Una cosa buona però a Cecchi Paone bisogna riconoscergliela; se in questa opera di boicottaggio dell’intimo D&G, che hanno sdoganato mutanda e slippino bianco, si venderanno meno mutande e meno costumi ridottissimi, sarà un male per le loro tasche ma un bene per le nostre pupille.
Niente più mutandazze con l’elastico in vita e sopratutto niente più slip in spiaggia, quello slip che solo un uomo al mondo può indossare. Né David Beckam, né Brad Pitt, ma lui, David Gandy, l’uomo di Light Blu, il profumo Dolce e Gabbana che ha turbato i sogni di tutte al cospetto del quale, anche la sua partner nello spot, la modella Bianca Balti, passa in secondo piano, perché tra il fisico, quegli occhi e quei faraglioni, davvero non si sa dove guardare.












